Proprio un anno e un mese fa, di questi tempi, in occasione dell’incidente mortale che aveva coinvolto il motociclista Loris Sanna, le colonne di Notizia Oggi Vercelli avevano dedicato – al di là delle responsabilità del sinistro, su cui non ci si è permessi di entrare nel merito e peraltro avvenuto in corrispondenza dell’incrocio con la tangenziale – un ampio reportage sulle “magagne” di via Carengo, ovvero uno dei tanti accessi cittadini, che porta “lateralmente” nel cuore del rione Cappuccini. Passano gli anni, ma quel tratto stradale resta un autentico disastro. Anzitutto dal punto di vista manutentivo. Quando si sistemano buche che distruggono gli ammortizzatori, ecco che ci si dimentica della vegetazione spontanea. Che, in una strada strettissima, a doppio senso di circolazione e, per giunta, dal traffico intenso, causa disagi e danni enormi. Se la visibilità, per via delle curve, è già precaria, col verde che invade la carreggiata, diventa praticamente impossibile. Addirittura, il fogliame inghiotte i cartelli stradali, come accade l’avviso di dare precedenza a 150 metri. Un problema, quello della vegetazione spontanea non curata, che sussiste principalmente nel tratto “in uscita” dai Cappuccini, tangenziale sud, la ex strada statale 31 del Monferrato. Via Carengo, si diceva, è – da sempre – un autentico rompicapo. In tutto. Così comoda per evitare il traffico cittadino, eppure così maltrattata…
Chi abita nel rione di Vercelli al di là della Rantiva e frequenta la zona, conosce la questione a menadito. Una volta superato il pericoloso incrocio con la tangenziale, ci si è sempre imbattuti in una serie di problematiche piuttosto evidenti: oltre alle strettoie a doppio senso di circolazione, gli allagamenti dalle falle di cavo Palestro (nel tempo parzialmente contenuti) e discariche. Come quelle che si trovano a bordo strada (in cui gli automobilisti gettano in continuazione bottiglie e incarti alimentari) oppure sotto il pioppo quasi secolare tra sacchi neri, laterizi, onduline di plastica e chi più ne ha più ne metta. Rifiuti, negli anni, penetrati sotto terra, sommersi dalla vegetazione. Insomma, da una parte la richiesta di intervento alle istituzioni in tema di sicurezza, dall’altra quell’inciviltà impunita della quale vergognarsi. Senza se e senza ma.