La situazione è “drammatica”. Il Consorzio di Bonifica della Baraggia Biellese e Vercellese lancia un nuovo allarme e chiede a Regione e Governo un intervento immediato per evitare danni ambientali ed economici pesanti sul territorio.
Il presidente Leonardo Gili è tornato sull’argomento in una conferenza stampa a Vercelli. Quattro anni fa aveva già segnalato il rischio siccità e indicato opere prioritarie: l’invaso sul Sessera, una traversa a Sordevolo, il collegamento tra l’Elvo e l’Ingagna, una rete a nord del Biellese per unire gli invasi di Ostola e Ravasanella, e una traversa permanente sul Sesia. Nulla di tutto questo è stato fatto, denuncia Gili.
«Sono stati 4 anni di inerzia e progetti non finanziati. Basta parole inutili, vogliamo risposte certe», ha detto. Oggi i prelievi per irrigazione nel bacino del Sesia sono quasi azzerati. La semina del riso in asciutta ha cambiato i tempi d’uso dell’acqua, ma il crollo del prezzo del riso e l’aumento dei costi stanno mettendo in ginocchio le aziende.
Il direttore Alessandro Iacopino ha fornito i numeri. Rispetto al 2022 la situazione degli invasi biellesi è migliore, ma resta critica. L’Ingagna, con una capacità di 6,8 milioni di metri cubi, è al 58% e a metà agosto potrebbe scendere a 1,5 milioni. L’Ostola è al 34% e a fine agosto rischia di arrivare sotto i 900mila metri cubi. Il Ravasanella è al 49% e potrebbe scendere a poco più di un milione. Peggio va dove non arrivano gli invasi: su Elvo e Cervo i prelievi calano fino al 100%. Sul Sesia, a destra, la disponibilità è ridotta del 78% rispetto alla concessione.
Le conseguenze sono già visibili. Dalla diga dell’Ingagna non si produrrà energia elettrica il prossimo inverno. Il rischio più grande riguarda però le aziende agricole. «Senza raccolti adeguati rischiano di chiudere», avverte Gili. Per questo il Consorzio chiede alla Regione lo stato di calamità naturale, per garantire indennizzi e procedure più rapide per le infrastrutture.
Un aiuto potrebbe arrivare da BCV Acque, la nuova società pubblica di gestione idrica. Ha già avviato interventi per 95 milioni con fondi Pnrr per migliorare la rete.
«Il territorio si sta muovendo – conclude Gili – ora servono fatti concreti. Se le aziende crollano rischiamo la desertificazione, con costi sociali ed economici molto più alti degli interventi che chiediamo oggi».