Cultura

Interessante relazione sulla battaglia dei Campi Raudii dell’archeologo Fabio Pistan alla conviviale Rotary

Tanti applausi e consensi all'appuntamento dello scorso martedì 5 maggio all'interno del Circolo Ricreativo di Vercelli

Interessante relazione sulla battaglia dei Campi Raudii dell’archeologo Fabio Pistan alla conviviale Rotary

Martedì 5 maggio, al Circolo Ricreativo, si è tenuta la conviviale organizzata dal Rotary Club Vercelli. La serata, partecipata da vari ospiti e numerosi soci del Club, ha visto come gradito relatore Fabio Pistan, conservatore archeologo del Museo Archeologico della Città di Vercelli “Luigi Bruzza”. Laureato in Letteree presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino con una tesi in Archeologia medievale dal titolo: “Ceramica comune romana e tardo-romana in Piemonte. Aspetti tipologici e funzionali del materiale di San Michele di Trino”, ha quindi conseguito il dottorato di ricerca in Storia medievale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano con una tesi dal titolo: “Le istituzioni pievane nella dinamica delle trasformazioni del territorio rurale nel Medioevo. Aree dell’antica diocesi di Vercelli a confronto”. Pistan svolge da trent’anni la professione di archeologo libero professionista ed è responsabile di una serie di indagini archeologiche svolte in accordo con le Soprintendenze a favore di Enti Pubblici e soggetti privati.

Pistan ha presentato ai soci una relazione dal titolo: “La battaglia dei Campi Raudii”. La relazione dell’archeologo, basata su una rigorosa serie di brani tratti da fonti storiche, ha raccontato ai soci Rotary la storia dell’invasione dei Cimbri e dei Teutoni, un’orda di circa 300 mila uomini, oltre alle donne e ai bambini, che in un primo momento si diressero alla volta della Gallia, poi passarono in Spagna e quindi si misero in cammino verso l’Italia. I Cimbri erano una popolazione germanica proveniente dalla penisola dello Jutland, l’attuale Danimarca e la loro migrazione era dovuta alla ricerca di terre fertili e di risorse per la sopravvivenza. L’invasione fu arrestata dall’esercito di Roma guidato da Mario al suo quinto consolato nella battaglia dei Campi Raudii nel 101 a.C., che Plutarco nelle sue “Vite parallele” situa nei pressi di “Vercellae”, dove i Cimbri furono letteralmente distrutti, con più di 140 mila morti e 60 mila prigionieri. Gran parte del merito di questa vittoria fu attribuito a Lucio Cornelio Silla, legato del proconsole Quinto Lutazio Catulo, che comandava la cavalleria romana. La questione dell’individuazione del campo di battaglia è, ancor oggi, controversa. Il sito è stato collocato nelle più svariate aree del nord Italia e la principale ipotesi alternativa a Vercelli situa il luogo della battaglia nella piana tra Ferrara e Rovigo. Secondo questa ipotesi i Cimbri si stavano dirigendo verso Roma dopo aver percorso la Val d’Adige e oltrepassato Verona e lo scontro coi Romani sarebbe avvenuto presso la riva sinistra del Po. Altri storici ritengono che la calata dei Cimbri avvenne attraverso il Brennero, mentre altri sostengono che l’orda attraversò le Alpi servendosi del valico del Sempione. Pistan ha letto e commentato ai soci del Rotary una serie brani storici che testimoniano come, con buona probabilità, lo scontro sia avvenuto presso Vercelli. Della battaglia parlarono nei loro scritti Velleio Patercolo, Anneo Floro, Aurelio Vittore, Plutarco e, in tempo a noi più vicini, studiosi e storici come Theodor Mommsen, Ettore Pais, Vincenzo De Vit, Padre Luigi Bruzza. Oltre alle fonti storiche Pistan ha illustrato anche alcune teorie legate alla toponomastica. Non mancano le interpretazioni del vocabolo “Vercellae”, citato da Plutarco nelle sue “Vite parallele”, che nella terminologia celtica indicava un terreno di origine alluvionale ricco di metalli, mentre nella lingua latina si ritiene di far derivare “Vercellae” da “furcillae”, cioè biforcazione di fiumi confluenti. Quanto al termine “Raudus” emergono due interpretazioni: quella di metallo di colore rosso e quella indicante un terreno arido coperto di detriti ferrosi, il che potrebbe far pensare alla Baraggia. Va ricordata anche la località detta “Rado”, l’attuale Gattinara, citata in un atto del Vescovo di Vercelli del 7 maggio 999 e ancora citata in un Sinodo presieduto dal Cardinal Guido Ferrero, Vescovo di Vercelli (1562-72) in cui si fa cenno alla Madonna di Rado di Gattinara. Anche il nome Gattinara si ritiene derivi da “Catuli Ara”, poiché il generale che con Mario vinse i Cimbri dopo la battaglia fece erigere, con le spoglie dei vinti, un sacello presso il quale fece solenni sacrifici agli dei. Inoltre è tradizione che Mario, prima di tornare a Roma, abbia posto il proprio campo tendato nel territorio di Cameriano, il cui nome potrebbe derivare da “Castra Mariana”, interpretazione avvallata sia nei documenti del Vescovo Bescapè (1550) che da Carlo Dionisotti, autore della pregevole opera “Memorie storiche della città di Vercelli”.