Un duo carismatico, seppur inconsueto, quello che è salito ieri sera sul palco del Teatro Civico con la pièce “Lunga vita agli alberi”. Protagonisti il botanico Stefano Mancuso e il comico Giovanni Storti, che hanno saputo conquistare il pubblico vercellese.
Un viaggio nella natura
Il loro è un racconto – o per meglio dire un viaggio – alla scoperta delle piante che parte dal buio del sottosuolo, con le radici, per poi risalire lungo il fusto e arrivare alla chioma. Mancuso accompagna gli spettatori descrivendo un mondo in continuo equilibrio, dapprima nascosto nelle profondità della terra, fino a emergere in superficie per toccare il cielo. Le radici vengono descritte come origine e rete invisibile; il fusto come struttura di sostegno e canale di trasporto; la chioma come lo spazio vitale di scambio con l’ambiente esterno.
La strana coppia
I ruoli sul palco sono ben distinti e complementari: da una parte il “prof” che spiega con rigore come le piante percepiscano la luce e l’acqua, o come le radici esplorino il terreno alla ricerca della posizione migliore per crescere senza ostacoli. Dall’altra, Giovanni rilegge ogni concetto con ironia e uno stupore quasi infantile; le sue domande “sgonfiano” il tecnicismo, creando un mix perfetto. Per rendersi conto della passione ambientalista di Giovanni, per la natura, ma in particolare per le piante, basta cercare su You-Tube i brevi video che da tempo realizza dalle sue terre, sono delle vere perle che ricordano da vicino quanto propone in questo spettacolo.
Non è una lezione di botanica
In un’ora e mezza di spettacolo, il flusso procede in maniera armoniosa, alternando l’ironia alle nozioni scientifiche. I due protagonisti svelano curiosità sulla natura che ci circonda, spesso ignorata, veicolando al contempo un forte messaggio ecologico. La scenografia, volutamente essenziale, è dominata da un grande albero stilizzato al centro della scena, che muta aspetto seguendo l’evoluzione del racconto.
“Lunga vita agli alberi” non è una lezione di botanica prestata al teatro, né un semplice sketch comico. È un esperimento riuscito, una divulgazione scientifica “gentile”, capace di trasformare la complessità della fotosintesi o della comunicazione vegetale in materia poetica e divertente. Si esce da teatro con una consapevolezza diversa: quella di non essere i padroni del pianeta, ma ospiti di un sistema vegetale straordinario che, pur nel silenzio, continua a sostenerci. Un invito al rispetto che passa per il sorriso, ricordandoci che, in fondo, abbiamo tutti bisogno di radici profonde per poter guardare al cielo.
Caterina Contato
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