Regionale

I lavoratori del Banco BPM: “riaprire subito tutte le filiali”

Nel Vercellese ora tutte le filiali aperte, in Italia 700 lavoratori penalizzati.

I lavoratori del Banco BPM: “riaprire subito tutte le filiali”
30 Giugno 2020 ore 18:58

Le organizzazioni sindacali delle lavoratrici e dei lavoratori del Gruppo BancoBPM, sigle FABI FIRST – CISL, FISAC CGIL e UILCA UNISIN, hanno preso posizione sulla chiusura di circa 250 filiali del gruppo.

I sindacati dei bancari chiedono con forza l’immediata e totale riapertura di tutti gli sportelli di Banco Bpm, al fine di sostenere tutte le istanze di clienti e istituzioni e per mettersi totalmente al servizio del Paese, impegnando tutte le capacità produttive e commerciali, senza lasciare indietro nessuno, a partire dai territori più svantaggiati, soprattutto in questo momento di particolare bisogno di credito di imprese e privati.

Nel Vercellese al momento sono state riaperte tutte le filiali, alcune, come quella di Arborio, hanno riaperto solo lo scorso 25 giugno. Anche se dunque in provincia tutto è tornato “normale”, i lavoratori sono comprensibilmente lo stesso preoccupati per i segnali di difficoltà da parte di quello che è il terzo gruppo bancario nazionale.

I timori dei lavoratori

“A distanza di quasi 2 mesi dalla fine del lockdown, mentre tutte le produzioni sono ripartite e la gran parte della concorrenza ha ripreso a pieno l’ attività, BancoBPM non riapre circa 250 filiali sul territorio nazionale, chiuse apparentemente per l’emergenza covid.

Questa situazione sta determinando una forte concentrazione di personale e clientela nelle filiali aperte limitrofe a quelle chiuse, accresciuto rischio contagio, carichi di lavoro insostenibili, disservizi e conseguenti forti tensioni con la clientela, che sono già purtroppo sfociate in aggressioni verbali, fisiche e danneggiamenti al patrimonio”.

“I clienti chiedono di riaprire”

“Numerosissime le istanze pervenute da singoli clienti, associazioni, istituzioni locali che chiedono la riapertura delle filiali del proprio territorio. La forte concentrazione degli sportelli chiusi in territori poco colpiti dal virus, la presenza di numerose filiali con grandi spazi interni, la comune piccola dimensione commerciale degli sportelli, ci fanno però pensare che queste chiusure poco o nulla abbiano a che fare con la tutela della salute di personale e clientela.

Nessun impegno alla completa riapertura da parte dell’ Azienda se non per fine anno, una prospettiva commerciale davvero poco credibile.

Tutto questo mentre l’ AD Castagna dichiara che il Piano Industriale presentato a marzo è di fatto sospeso e che le filiali in chiusura saranno di più delle 200 precedentemente dichiarate”.

“Prospettiva occupazionale compromessa”

“Quello che possiamo leggere nelle scelte di BancoBPM e dalle dichiarazioni stampa dell’ AD Castagna è soltanto una pervicace ricerca della riduzione dei costi, un progressivo abbandono del modello di banca del territorio verso un modello più automatizzato di servizio a distanza, senza peraltro vedere traccia di adeguati investimenti tecnologici.

La prospettiva occupazionale e di sostegno alle economie locali del terzo gruppo bancario nazionale ne uscirebbe fortemente compromessa. Per questo le OO.SS. delle lavoratrici e dei lavoratori del Gruppo BancoBPM chiedono con forza l’immediata e totale riapertura di tutti gli sportelli, sostengono tutte le istanze di clienti e istituzioni per mettersi totalmente al servizio del paese, impegnando tutte le capacità produttive e commerciali, senza lasciare indietro nessuno, a partire dai territori più svantaggiati, soprattutto in questo momento di particolare bisogno di credito di imprese e privati”.

La tabella

Ecco una tabella riassuntiva, regione per per regione delle filiali BpM che rimangono chiuse. E’ una elaborazione della Fisac Cgil del gruppo BpM e si basa sui documenti societari, esiti di incontri fra sindacati ed azienda ed elaborazioni de “Il Sole 24 ore”. Le filiali chiuse sono 251, pari al 14% della rete del gruppo ed i lavoratori penalizzati sono circa 700 (6% della forza lavoro totale).

 

 

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