Un libro al mese: Stesso giallo due titoli e un mistero vero…

Nuova puntata della rubrica di recensioni librarie a cura di Giulio Dogliotti

Un libro al mese: Stesso giallo due titoli e un mistero vero…

Ci sono romanzi gialli che si leggono per arrivare a scoprire chi è l’assassino, ormai da lungo tempo escludendo a priori il maggiordomo. Altri racconti, e sono pochi, che contengono un plusvalore letterario facendo sì che, una volta chiuso il libro, si continuino a generare immagini e riflessioni della vita quotidiana, costringendo il lettore a elaborare episodi del proprio vissuto o di quello di persone conosciute.

Lo scrittore scomparso

“La fine è nota”, di Geoffrey Holiday Hall, appartiene a quest’ultima categoria. Una cosa assai curiosa di questo libro è che pare esserci pure un mistero riguardo al suo autore. Hall infatti è uno scrittore di cui si sa sorprendentemente assai poco: è come se, dopo aver scritto il libro, fosse scomparso, senza preoccuparsi di costruire intorno a sé quella figura d’autore che accompagna sempre un’opera. E forse proprio questa mancanza di informazioni rende “La fine è nota” ancora più intrigante. Il titolo, innanzitutto, pare quasi una provocazione. Se la fine è già nota, che senso ha leggere un giallo?

La postfazione di Leonardo Siascia

Ben pochi lettori riconducono il titolo alla frase pronunciata da Bruto nel “Giulio Cesare” di Shakespeare, me compreso, se non l’avesse suggerito Leonardo Sciascia in una nota della postfazione. Ma è proprio qui che il romanzo gioca la sua carta migliore: non conta solo arrivare alla soluzione, bensì il modo in cui ci si arriva. Il mistero non è semplicemente chi è il colpevole, ma è tutta la storia che conduce al finale attraverso un percorso complesso, fatto di sospetti, dettagli e soprattutto di persone.
Leggendolo capita di trovare più volte analogie con i film di Hitchcock, non solo per la costruzione della suspense, quanto per quel particolare modo di porre attenzione quando le persone sono in una situazione singolare, dalla quale sembra difficile poterne uscire. E nasce l’idea che il pericolo può presentarsi nella normalità, nascosto appena dietro una porta, una finestra, un gesto o un oggetto in apparenza insignificanti. E proprio per questo il racconto diventa qualcosa di più di un semplice poliziesco. Leonardo Sciascia, nell’edizione Sellerio del 1990, pone rilevanza a un aspetto particolarmente interessante.

L’edizione del 1952

Il romanzo era già apparso nel 1952 nei “Gialli Mondadori” con un titolo, adatto alla collana, “La morte alla finestra”; eppure Sciascia rileva come fosse di una qualità diversa, “di un livello più alto”, tanto da evocare addirittura Steinbeck o Faulkner. È un giudizio importante perché significa riconoscere in Geoffrey H. Hall una vocazione che va oltre il genere nel quale è stato collocato, anche da Mondadori. In altre parole Hall è stato inserito tra i giallisti, ma forse aveva un talento migliore e un destino letterario diverso.
E invece? Invece è rimasto proprio lì, dentro quel settore, anche perché, a parte un altro romanzo poco conosciuto intitolato “Qualcuno alla porta”, Hall non ha scritto più nulla, o meglio, di lui si sono praticamente perse le tracce. Ma, tornando al nostro libro del mese, (il titolo originale è proprio “The end is known”) è certamente un giallo, ma è anche un romanzo sulla difficoltà di capire davvero le persone quando le si osserva soltanto nella loro esteriorità. E forse proprio questo il punto più interessante: alla fine non è detto che conoscere la soluzione significhi aver capito tutto. Si può sapere come finisce una storia e rimanere comunque con delle domande. E quando succede, significa che il libro ha funzionato davvero.

Qualcosa di diverso in un giallo

“La fine è nota” è dunque un romanzo che consiglio a chi cerca nel giallo qualcosa di diverso del semplice meccanismo investigativo. E resta anche una curiosa coincidenza: mentre il titolo ci assicura di conoscere la fine, dell’uomo che lo ha scritto rimane quasi soltanto un’ombra. Ed è proprio questa la cosa che mi prende di più: un autore che è stato inserito tra i giallisti, ma che sembra appartenere a un’altra storia. Una storia che avrebbe potuto avere un avvenire diverso, e invece, come spesso accade nella letteratura e non solo, la fine era già scritta.

Giulio Dogliotti