Ricordo di Gian Piero Prassi
Angelo Fragonara, un uomo colto, affabile, memoria storica della sua Vercelli, amato docente un uomo d’altri tempi. Ogni volta che ci incrociavamo per le varie conferenze stampa di “VercelliViva” mi sorrideva e mi chiedeva? “Come sta tuo fratello Ernesto?”, erano stati compagni di scuola, credo anche coscritti. Per dire che aveva una memoria eccezionale e un tratto umano squisito.
Al servizio della Cultura e della memoria
Quando era diventato presidente di VercelliViva, succedendo ad Antonino Ruffino, aveva eletto a “base” per gli incontri con la stampa la saletta di “Taverna & Tarnuzzer”, un luogo davvero perfetto e dal grande significato. Angelo amava profondamente la città, la sua storia e cercava di tenere alto il vessillo della Cultura, proprio quella con la C maiuscola, partendo dal primato della Cultura Classica (che è sempre alla base di tutto in Occidente), ma non disdegnando ogni altra espressione. Nel presentare una delle più apprezzate conferenze degli ultimi anni della serie “Vercellesi illustri”, quella dedicata alle mitiche emittenti radio e tv, nel 2024 a 50 anni dalla nascita di “Tele Vercelli” via cavo, Fragonara fu proprio uno dei giovani che Mimmo Catricalà aveva mobilitato nell’impresa titanica… e in quell’occasione ricordò «Fui io il primo a condurre un telegiornale vercellese… La Tv si poteva vedere principalmente sotto i portici di piazza Zumaglini, essendo via cavo bisognava fare l’allaccio diretto… e non era proponibile su vasta scala. Era un impegno enorme… Facevamo spesso le 2-3 di notte e quando tornavo a casa mia madre me ne diceva di tutti i colori…».
Lunedì 27 luglio sul settimanale Notizia Oggi Vercelli ci sarà modo di elencare nel dettaglio le sue tante benemerenze, qui ci limitiamo a un ricordo personale.
Il ruolo in VercelliViva
In VercelliViva, anche prima di diventare presidente, ha sempre avuto un ruolo di primo piano, specialmente tenendo i rapporti don mons. Denis Silano per i concerti e le iniziative legate alla promozione del coro della Cappella Musicale della Cattedrale di Vercelli.
Fragonara era un grande sostenitore della valorizzazione dei manoscritti musicali eusebiani e, da assessore alla Cultura del Comune di Vercelli, nel 1986 aveva contribuito fortemente a mettere insieme una buona parte degli ingegni cittadini, e ve n’erano tantissimi, per riproporre in prima assoluta per l’epoca moderna la rappresentazione della “Fontione dell’Entierro” di Giovanni Maria Brusasco, poi ripresa anche in anni recenti da altri allestimenti, ma mai al livello dell’edizione voluta da Fragonara.
Il quarantennale dell’Entierro
Pochi mesi fa su Notizia Oggi Vercelli abbiamo ricordato il quarantennale di quell’impresa e riproponiamo l’articolo come omaggio al “prof.” che ha formato migliaia di vercellesi e all’uomo di cultura lungimirante e poliedrico.
Quarant’anni fa, il 24 e 26 marzo 1986, la Basilica di Sant’Andrea, fu teatro della “Fontione dell’Entierro”. Fu la prima esecuzione assoluta in forma integrale di un’opera sacra datata 1714 e appositamente scritta per la celebrazione del Venerdì Santo nella chiesa di San Marco, dal compositore vercellese Giovanni Maria Brusasco (1680 ca. – 1772).
Fu una produzione d’alto livello, tutta vercellese.
Negli anni successivi non furono molte le successive rappresentazioni, la più recente risale al 2023, in un allestimento curato da “Polimnia Arts” sempre in basilica.
Il racconto musicale della Passione
La “Fontione dell’Entierro” è il racconto in musica e parole della passione e morte di Gesù in grado di cogliere sia il dramma umano, specialmente quello di Maria, che la prospettiva spirituale in attesa alla resurrezione di Pasqua.
«Ci sono iniziative culturali che si mettono in cantiere quasi per una scommessa: sono quel le cui la ragione, per la complessità dei problemi tecnici e per le difficoltà finanziarie da superare, suggerirebbe di rinunciare, ma che la passione, il desiderio di creare pressoché dal nulla, la convinzione ostinata della validità della scelta, inducono ad intraprendere, gettando il cuore oltre l’ostacolo».
Queste sono le parole che il professor Angelo Fragonara, all’epoca assessore alla Cultura, scriveva nel presentare l’iniziativa in un opuscolo, realizzato grazie al contributo del Rotary Club di Vercelli. Un “programma di sala” che riporta peraltro anche tutti i testi della sacra rappresentazione.
Un patrimonio vercellese
Sottolinea ancora Fragonara nella sua presentazione:
La Fontione dell’Entierro è forse l’opera più originale che il patrimonio dei manoscritti musicali inediti dei Maestri della Cappella Eusebiana del Duomo di Vercelli ci offre; quella che, certamente, più ci appare suggestiva e stimolante, perché radicata profondamente nella storia, nella tradizione culturale e religiosa della nostra città. E da essa e intorno ad essa, per il coagularsi della partecipazione delle Confraternite… che è germinata e si è sviluppata quella Processione delle “macchine” del Venerdì Santo che in Vercelli ha costituito – ed ancora rappresenta, per molti – il momento più autentico di incontro del mistero dottrinale della Passione di Cristo, sacrificio redentore dell’umanità, con la più genuina sensibilità popolare, con il folclore».
Questo riscoprire i tesori musicali della “Cappella Eusebiana” ha trovato negli ultimi anni, grazie all’impegno dell’attuale maestro di cappella, mons. Denis Silano, una nuova stagione, che ha portato il coro della Cattedrale a incidere diversi cd, con repertori rari, che hanno ricevuto riconoscimenti internazionali. Non a caso Fragonara, per “VercelliViva”, ha organizzato diversi concerti negli anni, proseguendo quanto aveva iniziato credendo nel primo “Entierro”.
L’attualità dell’opera
Il valore di questa prima rappresentazione e dell’opera in sé è notevole e ancora oggi di profonda attualità.
Vale la pena riportare uno stralcio di don Dante Destefanis, che, in quanto presidente dall’Accademia “Centoria” era stato uno dei principali artefici: «Un “genere” musicale non è come un minerale definito una volta per tutte in una determinata struttura cristallina; e neppure è una struttura astratta, elaborata con compasso e filo a piombo. Esso è un corpo vivente, nato da una cellula spesso microscopica, che, nel corso dei tempi, si è sviluppata e trasformata fino alla maturità. Come tutti i corpi viventi, esso ha bisogno per crescere di essere in armonia con l’ambiente in cui vive, cioè con lo spirito del suo tempo; mentre questo cambia, il “genere” si adatta e si trasforma: il giorno in cui esso non corrisponde più a tale spirito comune, si frantuma e scompare. Ciò che rende la nostra epoca inquietante sta nel fatto che essa “non crea più forme nuove”. Noi cerchiamo sempre e solo di rinnovare il linguaggio musicale; ciò porta a preoccuparci più della lettera che dello spirito. Passioni, funzioni dell’Entierro, e tutte le opere imperniate sulla morte di Cristo, legate per radici e necessità a un momento storico concretizzato per mezzo di una liturgia generatrice di opere d’arte, tutti questi lavori e capolavori, in quanto “generi viventi” nella dimensione del loro tempo, oggi sono morti». Sono riflessioni potenti, lo scopo del primo “Entierro” fu proprio quello di far tornare “vivo” il tempo di tre secoli prima.
La testimonianza di Sbaratto
Roberto Sabaratto, che firmò la regia, così ricorda quell’impresa di quaranta anni fa: «E’ stata un’esperienza bellissima per me, ma non solo per me. Ricordo la determinazione di Fragonara nel trovare i fondi, i lavori della ditta Fornaro per innalzare la struttura scenica che l’architetto Luca Villani fece realizzare con tubi “Innocenti” ed assi di cantiere. Una struttura moderna che eppure ricordava il Golgota. C’erano anche delle “nicchie” in cui venivano proiettate delle fotografie di arte sacra realizzate da Giampiero Marchori. Ricordo un grande coinvolgimento da parte di tutta la città e una folla pazzesca in Sant’Andrea ad assistere».
Il documentario di Vercelli Web Tv
Un valido documentario è stato realizzato da “Vercelli Web TV un paio d’anni fa, con testimonianze dei protagonisti e le riprese originali del 1986 (https://www.vercelliweb.tv/la-fontione-dellentierro-del-1986/). Anche se le immagini d’epoca sono un po’ sgranate il sonoro è eccezionale e si può apprezzare tutto il pathos dei testi, l’arditezza della scenografia.
Del resto basta scorrere il cast dei protagonisti per ritrovare grandi nomi della musica, dell’arte e della cultura vercellese. Era una stagione di creatività che oggi ci manca un pò.