Giornata da allarme rosso, quella di mercoledì 17 giugno, all’interno della casa circondariale di Vercelli. A darne notizia il sindacato di Polizia Penitenziaria SINAPPE per il tramite del segretario provinciale Mirko Barbato
Quella vissuta mercoledì nella Casa Circondariale di Vercelli è stata giornata difficile. È stata una di quelle giornate che mostrano, senza filtri e senza possibilità di comode interpretazioni, quanto sottile sia diventata la linea che separa la gestione ordinaria dal cedimento del sistema. Sin dalla mattinata, intorno alle ore 9:30, un detenuto ha dato origine a un evento critico di particolare gravità, ponendo in essere una condotta violenta e distruttiva: incendio della cella, danneggiamento degli arredi, dei termosifoni, del lavabo e di quanto presente all’interno del locale detentivo. Una situazione ad altissimo rischio, fronteggiata dal personale di Polizia Penitenziaria con lucidità, sangue freddo e senso dello Stato. Gli operatori intervenuti sono riusciti a contenere il soggetto e a riportare temporaneamente la situazione sotto controllo, evitando conseguenze ancora più gravi. Ma l’evento non si è concluso lì. In una fase successiva, durante le operazioni necessarie alla riallocazione del detenuto in ambiente idoneo, lo stesso è riuscito a sottrarsi improvvisamente al controllo, scagliandosi con violenza contro il personale presente. Un collega è stato brutalmente colpito, mentre un Ispettore ha riportato una seria lesione al naso. Solo grazie alla prontezza, al coraggio e alla compattezza dei poliziotti intervenuti è stato possibile contenere
definitivamente la situazione, protrattasi per molte ore e gestita
in un clima di estrema tensione. A tutti i colleghi coinvolti va il plauso più sincero del Si.N.A.P.Pe. Oggi il personale della Polizia Penitenziaria di Vercelli non ha semplicemente “svolto il proprio servizio”. Ha fatto molto di più. Ha tenuto in piedi la sicurezza dell’Istituto con il corpo, con la competenza, con il sacrificio e con quella dignità silenziosa che troppo spesso viene pretesa, ma troppo raramente riconosciuta. E allora occorre dirlo con chiarezza: non si può più applaudire il personale dopo ogni aggressione e dimenticarlo il giorno dopo. Il Si.N.A.P.Pe aveva già rappresentato, con apposita nota dell’11 giugno 2026, la profonda sofferenza organizzativa della Casa Circondariale di Vercelli, evidenziando una realtà ormai non più sostenibile: organici insufficienti, personale costretto a lavorare costantemente sotto pressione, servizi garantiti grazie al sacrificio degli operatori e non grazie a un assetto realmente adeguato alle esigenze dell’Istituto. Quanto accaduto oggi non è quindi un fulmine a ciel sereno. È il rumore di una frattura già denunciata. È la prova concreta che quando un sistema viene lasciato troppo a lungo in equilibrio precario, prima o poi il peso ricade su chi indossa l’uniforme. La Polizia Penitenziaria non può essere ricordata solo quando deve contenere il caos. Non può essere celebrata solo quando qualcuno finisce in ospedale. Non può essere considerata una risorsa infinita, chiamata ogni giorno a compensare con il coraggio ciò che dovrebbe essere garantito dall’organizzazione. Servono interventi veri. Servono rinforzi. Servono scelte amministrative coraggiose. Serve una presa d’atto immediata: Vercelli non può continuare a reggersi sulla resistenza morale e fisica dei suoi operatori.
Il Si.N.A.P.Pe, nelle persone di Raffaele Tuttolomondo, Segretario Nazionale, e Matteo Ricucci, Segretario Regionale, chiede all’Amministrazione Penitenziaria, al Provveditorato e al Dipartimento un intervento urgente, concreto e non più rinviabile. Non chiediamo parole di circostanza. Chiediamo tutela. Chiediamo rispetto. Chiediamo che chi oggi ha difeso lo Stato dentro le mura del carcere non venga lasciato solo domani.