Rapina Biverbanca: inammissibile il ricorso per la scarcerazione

La Procura di Vercelli ha quindi disposto l'ingresso in carcere

Rapina Biverbanca: inammissibile il ricorso per la scarcerazione
Vercelli e dintorni, 15 Ottobre 2018 ore 11:32

Rapina Biverbanca tornano in carcere tre dei cinque uomini considerati gli autori del “colpo”.

Rapina Biverbanca l’operazione

E’ stato disposto il ritorno in carcere per tre dei cinque uomini accusati di avere rapinato l’agenzia Biverbanca di Caresanablot il 21 giugno 2016. Il 25 agosto di quell’anno, infatti, la cittadinanza venne informata della conclusione dell’operazione “Au revoir”. Eseguita dalla Polizia di Stato di Vercelli, portò a quattro custodie cautelari in carcere e una misura cautelare degli arresti domiciliari per cinque persone.

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I fatti

Nel pomeriggio del 21 giugno 2016 un individuo con il volto travisato da un casco integrale da motociclista, armato di “taser”, commise una rapina ai danni dell’istituto bancario “Biverbanca” di Caresanablot. Entrò in banca approfittando degli istanti in cui i due dipendenti, un uomo poi identificato come complice e una donna, terminato l’orario di lavoro, uscivano dalla struttura. Il malvivente, all’apertura della porta girevole, spinse con violenza i due soggetti all’interno dell’edificio e sotto la minaccia del taser li obbligò a disinserire l’allarme e, successivamente, ad aprire la cassaforte dalla quale prelevò 150mila euro in contante.

I ruoli

La Squadra Mobile di Vercelli indagò sul caso, anche con l’ausilio di supporti tecnologici. Gli inquirenti identificarono Pietro Zocco, classe ‘68, nato a Pachino (SR), residente a Vercelli, considerato “staffetta” e intermediario; Salvatore Bettini, classe ‘81, nato a Messina, residente a Vercelli, considerato “staffetta”, organizzatore del colpo e intermediario con il basista; Roberto Martinotti, classe ‘59, nato a Casale Monferrato, residente a Caresanablot, dipendente facente funzioni di direttore della banca in questione, considerato il “basista”; Franco Coppola, classe ‘70, nato a Potenza, residente a Masserano, considerato a sua volta “staffetta” e intermediario; Silvio Iadanza, classe ‘89, nato a Benevento, residente a Montesarchio (BN), considerato l’esecutore materiale della rapina.

Gli arresti

Iadanza venne arrestato il 27 luglio 2016: secondo gli inquirenti, avrebbe cercato di rapinare nuovamente la medesima banca, ma ad attenderlo c’erano i poliziotti della Squadra Mobile di Vercelli. «Dopo essere stato tratto in arresto l’uomo decise di rendere dichiarazioni che confermarono il quadro indiziario – spiegano dalla Questura – inoltre, grazie alle sue confessioni si riuscì a rinvenire e sequestrare, all’interno di uno scooter lasciato in custodia dal direttore pro tempore a una ditta della provincia, la somma di 17mila euro, denaro provento della rapina».
Nei pressi di un giardino pubblico venne poi trovata una pistola a tamburo cosiddetta “a salve”, calibro 380 e 9 mm. K, marca “OLIMPIC 38”, modificata e in grado di sparare quasi come una normale pistola. L’ipotesi è che fosse stata preparata per usarla in una rapina in villa andata a vuoto. Qualche giorno dopo gli inquirenti procedettero al fermo di Coppola. Il 9 agosto la Procura di Vercelli dispose nei suoi confronti un fermo di indiziato di delitto, temendo un pericolo di fuga: le intercettazioni lasciavano infatti intendere che potesse essere in procinto di partire per il Marocco, paese di origine della moglie. Catturato nella sua abitazione, il fermo venne convalidato e disposta
la misura cautelare in carcere. Gli altri tre vennero arrestati il 20 agosto 2016. Le perquisizioni eseguite permisero tra le altre cose di recuperare la somma di 25mila euro, provento della rapina.

Ricorso inammissibile

Nella mattinata del 9 ottobre scorso Martinotti, Bettini e Zocco, che si trovavano agli arresti domiciliari nelle loro abitazioni, sono stati nuovamente condotti in carcere. «La Procura della Repubblica di Vercelli, infatti, con un provvedimento ad hoc ha disposto la loro carcerazione considerato che la Corte Suprema di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dai legali dei tre individui al fine di ottenere la loro scarcerazione – comunicano dalla Questura – Per dovere di cronaca si comunica che Coppola è tuttora detenuto mentre Iadanza si trova ristretto
presso la sua abitazione in regime di arresti domiciliari».