Regionale

Gli appelli: “Vaccinare lavoratori esposti e over 60”

Cresce il pressing da più parti per rimediare alle carenze del piano vaccinale.

Gli appelli: “Vaccinare lavoratori esposti e over 60”
Cronaca Vercellese, 04 Febbraio 2021 ore 15:47

In poche ore più appelli ad estendere rapidamente i vaccini a categorie non previste fra quelle prioritarie, ma che ne hanno necessità.

Dopo l’assessore regionale al welfare Caucino riguardo i disabili gravi, analoghi inviti sono prevenuti a  firma di Gian Carlo Locarni, Responsabile Ambiente Lega Salvini Piemonte, nello stesso tempo i sindacati Cisl, Uil e Cgil dei pensionati piemontesi ricordano che il ritardo nella vaccinazione degli over 60 sta causando morti forse evitabili.

Attenzione ai lavoratori ecologici

Questa la nota di Locarni

“Credo che rimanga condivisibile la richiesta delle associazioni che rappresentano le imprese che raccolgono, gestiscono, riciclano e smaltiscono i rifiuti urbani e industriali del nostro Paese.

Quest’ultime hanno scritto al Commissario Straordinario per l’emergenza COVID-19 Domenico Arcuri e al Ministro della Salute Roberto Speranza, una lettera aperta per sollecitare una tempestiva ed efficace copertura vaccinale degli addetti del settore dell’igiene urbana, dei servizi ambientali e della gestione dei rifiuti.

La richiesta riguarda tutti gli operatori del settore e in particolare gli addetti alla raccolta dei rifiuti e agli impianti di trattamento degli stessi, che dall’inizio della pandemia hanno garantito, senza alcuna interruzione, i servizi pubblici ed essenziali di raccolta e gestione dei rifiuti urbani e speciali.

La raccolta rifiuti e i rischi Covid

Tali associazioni ritengono infatti che, ferme restando le ineludibili priorità individuate dal Governo nella Campagna vaccinale, il settore dell’igiene urbana, dei servizi ambientali e della gestione dei rifiuti debba essere considerato tra i comparti di maggiore rilevanza strategica, vista la necessità di assicurare il costante e regolare funzionamento del servizio, nonché di garantire adeguata e tempestiva protezione a lavoratori in contatto costante con fonti di possibile contagio.

Come sottolineato dai diretti interessati tramite il mondo associazionistico di riferimento, la visione strategica del paese va ampliata per darne la migliore fruizione, in termini di efficienza, ad altri comparti nazionali. Solo una visione completa d’insieme potrà portare ad un’azione efficace nel più breve periodo possibile.

L’inizio della campagna vaccinale non vuol dire aver debellato il virus e rende necessaria una visione d’insieme a largo raggio proprio per rendere il percorso di immunità al virus celere e privo di tentennamenti”.

L’appello dei sindacati

“Ogni giorno, ora o minuto perso nella campagna vaccinale, ha una diretta e drammatica conseguenza in termini di vite umane, in particolare tra gli over 60 dove da inizio pandemia si concentra il 95,6% dei decessi.

Pur consapevoli che esistono problemi riguardo all’approvvigionamento dei vaccini, abbiamo rilevato che per garantire i richiami a coloro che avevano ricevuto la prima dose si è rallentata la somministrazione agli ospiti nelle RSA.

“C’è poca chiarezza”

Possiamo ipotizzare che tra queste persone il livello di immunizzazione sfiori appena il 50%. La seconda fase che riguarda i cittadini ultraottantenni partirà il 21 febbraio, dopo le altre grandi regioni italiane.

Allo stato attuale c’è poca chiarezza su un piano di somministrazione che garantisca i non autosufficienti impossibilitati a muoversi e sul ruolo del personale che se ne prende cura.
Le segreterie regionali di Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil chiedono alla Giunta regionale un impegno pubblico per la vita dei più anziani. Si metta a punto un piano vaccinale che definisca in modo chiaro priorità e modalità operative.

Rivedere il modello delle Rsa

Già nella prima ondata non sono stati protetti in modo adeguato, rassegnadosi alla loro fragilità. Ancora una volta si tarda a tutelarli.

La pandemia lascerà un trauma fortissimo: non è immaginabile voltare pagina e trovare le stesse condizioni. Il sistema assistenziale si è mostrato decisamente inadeguato. E’ necessario rivedere completamente il modello delle RSA”.

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