Cronaca
Salute

Aids: a Vercelli 275 pazienti in cura

Un importante convegno a Novara, fra i relatori anche Silvio Borrè, primario di Malattie Infettive all'ospedale Sant'Andrea.

Aids: a Vercelli 275 pazienti in cura
Cronaca Vercelli e dintorni, 01 Dicembre 2021 ore 19:23

Nella fo il dottor Silvio Borrè intervenuto al convegno di Novara sill'Hiv.

Oggi, mercoledì 1° dicembre, si è celebrata la Giornata Mondiale per la lotta all'AIDS. Nel contesto delle tante iniziative anche un Convegno organizzato dall'UPO a Novara dedicato agli universitari e ai ragazzi delle scuole superiori. Fra i relatori il dottor Silvio Borrè, primario di Malattie Infettive dell'Asl di Vercelli, il quale ha richiamato alcuni dati relativi alla cura di questa malattia a Vercelli.

L'Aids quando esplose faceva davvero paura, forse anche più del covid di oggi. Nel tempo, con l'applicazione delle varie profilassi e il progresso delle cure questa piaga, quantomeno alle nostre latitudini, si è molto attenuata, ma rimangono ancora tante persone, anche nel Vercellese, che continuano a fare i conti con quest'infezione.

Dall'Asl Vc ricordano che vi è la possibilità di accedere a test sempre gratuiti sia per HIV sia per le altre infezioni sessualmente trasmissibili, disponibili presso gli ambulatori Malattie infettive ad accesso diretto.

La relazione di Borrè

"Nel 2020, secondo i dati WHO, 37 milioni di persone viventi sono sieropositive per HIV con 680.000 decessi e 1.5 milioni di nuove infezioni. In Italia i nuovi casi diagnosticati nel 2020 sono stati 2500 .

Nonostante l’infezione da Hiv sia prevenibile, l’elevata percentuale (53%) di identificazione tardiva, ovvero quando il sistema immunitario è ormai compromesso, dimostra che la diagnosi precoce resta ancora il punto cruciale

I nostri ambulatori in Piemonte sono attivi e gestiscono, nelle realtà periferiche ove esistono le malattie infettive, almeno 250 pazienti per Centro.

I dati di Vercelli

Nell’Ambulatorio di Malattie Infettive di Vercelli sono regolarmente seguiti 275 pazienti (87 F ; 188 M) pazienti, età media di 50 anni dei quali il 99% in trattamento antiretrovirale attivo con buona risposta viro immunologica. Nel 2021 sono state fatte 8 nuove diagnosi di HIV (3F tutte straniere) e 5 M (dei quali 3 stranieri) età media 50 anni, 4 con patologie AIDS e purtroppo un decesso

E’ necessario formare i giovani, cercando di mantenere vivo il ricordo e invitandoli a sottoporsi ai tests, sempre gratuiti per HIV e le malattie sessualmente trasmissibili, disponibili presso gli ambulatori delle malattie infettive con accesso diretto

Timori dei pazienti per la privacy

L’HIV ha sempre rappresentato una patologia di cui vergognarsi non solo per noi ma anche per il mondo extra europeo. Lo stato di sieropositività significa sentirsi giudicato ed emarginato. I nostri pazienti hanno avuto bisogno di sentirsi protetti durante la pandemia e ricevere certezze circa la loro privacy all’avvio della campagna vaccinale per il COVID , hanno avuto il timore di essere i più vulnerabili e si sono affidati a noi per le informazioni.

Due pandemie a confronto

E’ inevitabile paragonare le due pandemie HIV e COVID che, nonostante le numerose differenze, hanno un denominatore comune rappresentato dalle difficoltà nei Paesi in via di Sviluppo; non è ancora possibile debellare il virus dell’HIV perché in alcune situazioni l’ignoranza e la discriminazione non permettono di accedere e seguire le cure.

Azzerare le infezioni nel 2022

L’obiettivo del WHO è quello di poter espandere le terapie ed azzerare le infezioni nel 2022. Tutto ciò potrà essere raggiunto solo se accompagnato dalla precocità diagnostica e da una costante e puntuale informazione scientifica nonché da un superamento culturale e questo spetta soprattutto a noi sanitari".

L'infografica globale

La cronaca del convegno

L'incontro si è svolto nell’Aula Magna del Campus Perrone dell’Università del Piemonte Orientale a Novara, vi hanno preso parte alcuni studenti degli ultimi tre anni delle scuole superiori novaresi (Liceo Artistico, Musicale e Coreutico "Felice Casorati", Istituto Tecnico Industriale Statale Omar, Istituto Tecnico Industriale Giacomo Fauser, Istituto Tecnico Agrario Statale Bonfantini e Liceo Scientifico Antonelli).

Il titolo del convegno era “Prevenzione e traguardi della medicina: le nuove forme di trattamento e cura contro l’Hiv. La storia non ancora finita”, organizzato dall’assessore regionale alla Ricerca applicata Covid, Matteo Marnati.

“L’unico mezzo che abbiamo per salvare vite umane è la ricerca - ha sottolineato Marnati - Abbiamo visto che l’approccio scientifico ha portato risultati ragguardevoli e gli scenari futuri parlano di cure e vaccini. La scienza alla lunga vince”.

E sul Covid “È stato difficile prendere alcune decisioni per arginare il dilagare del virus ed è stato difficile far passare alcuni messaggi; abbiamo sempre cercato di far comprendere anziché costringere e oggi il Piemonte è una delle pochissime regioni in verde”. Quindi, rivolto ai ragazzi “fidatevi della scienza”.

Monito ripreso anche dal professor Gian Carlo Avanzi, Magnifico Rettore dell’Università del Piemonte Orientale. “Ascoltare la voce di chi studia, di chi fa scienza e ricerca - ha affermato - Non fermatevi alle notizie che galleggiano, studiate sempre in profondità”.

Relatori la professoressa Gabriella Colla, Referente Educazione alla Salute dell’Ufficio Scolastico territoriale di Novara che ha parlato dell’importanza dell’educazione alla salute nelle scuole per la prevenzione dell’Aids, salute che non rappresenta un contenuto tematico ma è parte integrante dell’attività didattica quotidiana. Sottolineando l’importanza dello studio della Scienza e della conoscenza della scienza ha proposto agli studenti di diventare Influencer di Salute per i propri coetanei, amici, per le proprie famiglie nell’ottica dell’Obiettivo 3 dell’Agenda ONU 2030, ben conosciuta dagli studenti.

Un excursus storico e temporale della malattia, dalle origini passando per la storia delle prime cure e ai traguardi della medicina, è stato tracciato dal dottor Silvio Borré, Direttore del reparto di Malattie Infettive dell’Ospedale Sant’Andrea di Vercelli, che ha ricordato come nel 1982 ci furono in Italia casi sporadici di importazione, e, nel maggio del 1984 il primo caso italiano autoctono di Aids a Milano mentre il primo test per rilevare l’Hiv nel sangue, fu approvato dalla Fda nel 1985.

Del futuro dell’Hiv ne ha parlato il professor Andrea Calcagno del Dipartimento di Scienze mediche dell’Università degli Studi di Torino. L’accento sui tre principali obiettivi: l’estensione del test, il raggiungimento del tetto del 90% delle persone affette da Hiv in terapia - oggi il dato è fermo al 60% - e arrivare a portare alla percentuale del 90% delle persone ad avere una buona qualità di vita. Sul fronte delle cure, i grandi progressi per i farmaci che, oltre ad una consistente riduzione del numero di compresse da assumere, lasciano intravedere soluzioni adottabili nel prossimo futuro come iniezioni intramuscolari ogni due mesi fino ai cerotti applicati sulla cute che rilasciano il farmaco in modo graduale. Non da ultimo la possibilità di sperimentazione di un vaccino.

Sugli strumenti di prevenzione per le vecchie e nuove epidemie ha incentrato il suo intervento il dottor Edoardo Moia, Direttore del Servizio di Igiene e sanità pubblica della Asl Novara che ha analizzato gli scenari dalla Spagnola del 1918 all’Aids, passando anche per la Criptosporidiosi Milwaukee e che ha concluso ricordando come la vaccinazione sia il più potente strumento di profilassi.

A moderare i lavori il dottor Franco Tinelli, Direttore del Dipartimento Prevenzione dell’Asl Novara. Hanno presenziato, portando i loro saluti, l’assessore Luca Piantanida del Comune di Novara, il dottor Gianfranco Zulian, direttore dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Maggiore di Novara e il dottor Federico D’Andrea, presidente dell’Ordine dei Medici chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Novara.

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