Aggressione a poliziotto carcerario picchiato con plafoniera divelta
Successo martedì 1 aprile nel carcere di Billiemme

Nella giornata di ieri, martedì 1 aprile, alla Casa Circondariale di Vercelli si è consumata l’ennesima aggressione ai danni di un poliziotto penitenziario.
Detenuto fuori di testa
Lo denuncia il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria. “Durante il turno”, spiega il segretario del Piemonte Vicente Santilli, “l’Agente ha dato l’allarme in quanto un detenuto di origine tunisine aveva divelto una plafoniera delle luci della sezione e l’aveva utilizzata per colpirlo più volte alla testa. Mentre nella sezione sono intervenuti i soccorsi a supporto del collega, è iniziato un alterco tra detenuti degenerato in una colluttazione tra loro, immediatamente sedata dal personale di sicurezza”.
Altre minacce
Il sindacalista precisa che “nel trambusto, un altro detenuto staccava una ulteriore plafoniera con cui iniziava a minacciare il personale se non avesse ottenuto il trasferimento in altro carcere. Solo la professionale e paziente opera di mediazione ha consentito che la situazione non volgesse al peggio e non ci fossero ulteriori feriti” e chiede una visita a Vercelli da parte del Sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, che tra le sue deleghe ministeriali ha quella riservata alla trattazione degli affari di competenza deiDipartimento dell'amministrazione penitenziaria, “per ristabilire ordine e sicurezza, attuando davvero quella tolleranza zero verso quei detenuti violenti che, anche in carcere, sono convinti di poter continuare a delinquere nella impunità assoluta!”.
Chiamati ogni giorno a fronteggiare crisi
Per Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, “la Polizia penitenziaria svolge un lavoro prevalentemente al chiuso. La sua eccezionalità sfugge allo sguardo dei cittadini ma, come ha anche autorevolmente ricordato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è chiamata quotidianamente a fronteggiare difficili situazioni di tensione e sofferenza, sempre più frequenti a causa del grave fenomeno di sovraffollamento in atto. Determinante è il contributo delle donne e degli uomini del Corpo all’attuazione del principio costituzionale della funzione rieducativa della pena per il possibile reinserimento nella vita sociale dei detenuti, nonostante le assai critiche condizioni del sistema carcerario. Ed è solamente grazie ai poliziotti penitenziari, gli eroi silenziosi del quotidiano a cui va il ringraziamento del SAPPE per quello che fanno ogni giorno, se la scorsa giornata di follia a Vercelli è comunque stata fortunatamente contenuta”. Ma per il leader del SAPPE, servono “interventi urgenti e strutturali che restituiscano la giusta legalità al circuito penitenziario intervenendo in primis sul regime custodiale aperto. Servono poliziotti e regole d’ingaggio chiare, tecnologia e formazione per chi sta in prima linea nelle Sezioni, strumenti di difesa e contrasto delle violenze. Bisogna applicare ai violenti l’arresto in flagranza di reato per i detenuti che aggrediscono poliziotti penitenziari o mettono in grave pericolo la sicurezza del carcere, il carcere duro con isolamento fino a 6 mesi (articolo 14 bis dell’Ordinamento penitenziario) ed il trasferimento immediato in particolari sezioni detentive a centinaia di chilometri dalla propria residenza, come prevede il successivo articolo 32 del Regolamento. Sicuramente a molti detenuti violenti la voglia di creare disordini mettendo a rischio la sicurezza delle carceri oppure aggredire il personale passerà. Capece torna infine a sollecitare, per la Polizia Penitenziaria, “la dotazione del taser, che potrebbe essere lo strumento utile per eccellenza in chiave anti aggressione (anche perché di ogni detenuto è possibile sapere le condizioni fisiche e mediche prima di poter usare la pistola ad impulsi elettrici)”.