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Il caso

Pezzana e il duce: "Una delibera aberrante, denunceremo al Presidente Mattarella"

Pubblicata la delibera, Radicali e +Europa esprimono una dura condanna.

Pezzana e il duce: "Una delibera aberrante, denunceremo al Presidente Mattarella"
Attualità Vercellese, 13 Ottobre 2021 ore 14:20

Nella foto Igor Boni con Roswita Flaibani al consiglio comunale incriminato.

Non si spegne la campagna di condanna dei Radicali e +Europa sulla decisione del Comune di Pezzana di non revocare la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini. Nel mirino la delibera che è stata pubblicata sul sito web comunale.

Si tratta della deliberazione del Consiglio Comunale n. 23 del 30/09/2021, "con la quale - dicono Igor Boni e Roswita Flaibani -  il Comune di Pezzana ha confermato, facendola propria, la “concessione della cittadinanza onoraria a S. E. Benito Mussolini”, attribuita dal Consiglio Comunale il 15/05/1924".

Igor Boni (presidente Radicali Italiani) e Roswitha Flaibani (+Europa Vercelli) proseguono sdegnati:

"Avevamo assistito alla lettura della delibera nella seduta consiliare del 30 settembre, ma leggerla ci ha consentito di verificare appieno il suo contenuto aberrante. E’ come se dopo quella cittadinanza onoraria del 1924, a Pezzana e nel resto d’Italia non fosse successo nulla: repressione di ogni dissenso, tribunali speciali, guerre coloniali con utilizzo di gas tossici, leggi razziali, alleanza con Hitler, Resistenza, Liberazione, Costituzione.

Nulla di tutto questo è citato nella delibera, che, anzi, ribadisce, con linguaggio degno di Azzeccagarbugli, che l’“interesse pubblico originario” a dare la cittadinanza onoraria a Mussolini è rimasto tale e quale (“ATTESO che nella fattispecie oggetto del presente atto non sono rinvenibili i presupposti della revoca e, nello specifico, non vi sia un sopravvenuto motivo di pubblico interesse, ovvero una nuova valutazione dell’interesse pubblico originario;”).

Sulla base del presupposto che non è cambiato nulla in questi cento anni, il sindaco e il Consiglio Comunale fanno propria la delibera del 1924, e lo scrivono nero su bianco: “sebbene essa pervenga alle stesse conclusioni cui era giunto la precedente deliberazione del 15/05/1924, e ne reiteri le statuizioni, è un atto completamente nuovo che si sostituisce al precedente come fonte di disciplina del rapporto amministrativo; va ad assorbire la precedente deliberazione del 15.05.1924 con efficacia ex tunc, sostituendosi completamente alla stessa”.

Il clamoroso successo del Partito Fascista

Non mancano affermazioni incredibili: “il clamoroso successo del Partito Fascista rappresentava l’anima del paese di quel tempo ed in questo contesto va inserita l’onorificenza rivolta ad un capo di governo che si interessava delle sorti di una piccola comunità di provincia”.

L’affermazione del Partito Fascista alle elezioni politiche del 6 aprile 1924 fu dovuta principalmente al clima di intimidazione e violenza instaurato in Italia a partire dal 1921 dagli squadristi fascisti.

Il sindaco di Pezzana dimentica ma noi non possiamo dimenticare che proprio per avere denunciato in Parlamento le violenze e I brogli messi in atto dai fascisti in quelle elezioni, Giacomo Matteotti fu rapito ed ucciso da una squadra fascista il 10 giugno 1924".

"Un atto contro la Costituzione"

"Il sindaco di Pezzana, Stefano Bondesan, all’atto dell’insediamento, ha giurato di “osservare lealmente la Costituzione Italiana”. La delibera votata il 30 settembre è un atto contro la Costituzione Italiana, nata dalla Resistenza e dalla lotta al nazifascismo.

Chiediamo l'intervento del Presidente della Repubblica

Invieremo il testo della delibera, chiedendo loro di intervenire, nell’ambito delle proprie competenze, al Presidente della Repubblica, al Ministro dell’Interno, al Prefetto di Vercelli, ma anche alla senatrice a vita Liliana Segre e al Comitato “Resistenza e Costituzione” del Consiglio Regionale del Piemonte.

Facciamo appello ai partiti affinché prendano posizione contro un provvedimento che rappresenta un pericoloso “cavallo di Troia”; se si accetta quello che vi è scritto si cancellano quasi trent’anni della storia d’Italia, e con essi le responsabilità politiche, morali e giuridiche di un regime, il fascismo, che, come ammoniva Marco Pannella, è stato sconfitto militarmente nel 1945 ma non è stato affatto debellato a livello politico e culturale; quanto accaduto sabato scorso a Roma lo dimostra in modo inequivocabile".