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Vercelli

Patrick Zaki: uno striscione alla Camera del Lavoro

Cgil si unisce alle richieste di liberazione per lo studente egiziano.

Patrick Zaki: uno striscione alla Camera del Lavoro
Attualità Vercelli e dintorni, 20 Settembre 2021 ore 15:47

La Camera del Lavoro espone uno striscione per chiedere la liberazione di Patrick Zaki.

Lo striscione

Venerdì mattina 17 settembre alle ore 9:00 è stato esposto su un balcone della Camera del Lavoro territoriale CGIL, in Via Stara a Vercelli, lo striscione giallo di Amnesty International che chiede la liberazione immediata di Patrick Zaki, lo studente universitario egiziano che stava frequentando un corso presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna e che è stato arrestato dagli agenti dell’Agenzia di sicurezza nazionale (NSA) al suo ritorno a casa per trascorrere una breve vacanza in compagnia dei suoi cari in una pausa accademica, l’8 febbraio 2020. Da quel momento Patrick è stato detenuto in custodia cautelare, con rinvii di 45 giorni in 45 giorni, fino ad oggi.

L'udienza

“E’ un momento importante e delicato, questo, per Zaki” dichiara Giuliana Massa, responsabile del Gruppo Amnesty di Vercelli. “Dopo una lunghissima detenzione preventiva, siamo finalmente arrivati al dibattimento. La prima udienza si è tenuta presso il Tribunale di Mansoura pochi giorni fa e la prossima udienza è stata calendarizzata per il 28 settembre. E’ quindi molto importante che in questi giorni l’attenzione mediatica resti concentrata sul caso. La sua è una detenzione ingiusta e deve finire al più presto”

Attivismo

“Da sempre il nostro sindacato si è schierato a favore dello studente egiziano: lo consideriamo uno di noi e sappiamo che è detenuto a causa del suo attivismo e delle sue attività in difesa dei diritti umani” continua Valter Bossoni, segretario generale CGIL per Vercelli e la Valsesia. “Per questo motivo ci stiamo battendo per la sua liberazione e abbiamo accolto volentieri la richiesta di Amnesty Vercelli di esporre lo striscione”.

Prigioniero di coscienza

Amnesty International ha approfondito, con il supporto dei propri ricercatori, il caso Zaki e ha dichiarato lo studente “prigioniero di coscienza”. Pertanto per lui viene richiesta la liberazione immediata ed incondizionata. “Ci auguriamo” conclude Giuliana Massa di Amnesty “che la vicenda termini al più presto con l’assoluzione piena: non basterà a riparare i lunghi mesi di maltrattamenti e detenzione ma comunque permetterà a Patrick di tornare ad una vita normale e agli studi che ha dovuto sospendere presso l’Università di Bologna. Ringraziamo la Camera del Lavoro che sta supportando concretamente questa nostra attività”.