Giornata della Memoria: il dovere di non ripetere l’abominio

Giornata della Memoria: il dovere di non ripetere l’abominio

In un contesto internazionale sempre più violento e intollerante la celebrazione della Giornata della Memoria è più che mai necessaria, anche se pare che le lezioni della storia non evitino il ripetersi di inaudite violenze contro gli innocenti. Ma proprio per questo bisogna insistere soprattutto con i giovani e lo hanno ribadito con forza gli interventi delle autorità nella mattinata di martedì 27 gennaio 2026, sul sagrato della Sinagoga in via Foà.

Un’altra cerimonia legata alla giornata sarà alle ore 17 davanti alla ex chiesa di San Vittore per l’inaugurazione dell’installazione di Carla Crosio “Quello che resta” a cura di Elisabetta Dellavalle, in collaborazione con Comunità Ebraica, Ufficio Beni Culturali della Diocesi e Studio Dieci. Leggi la presentazione

Presenti tutte le Istituzioni

Ad accogliere i rappresentanti delle istituzioni è stato il rappresentante della Comunità Ebraica Paolo Zevi, per conto della presidente Rossella Bottini Treves, che era impegnata alla celebrazione di Biella. Zevi ha ringraziato tutti i presenti e le istituzioni per non far mai mancare il ricordo degli ebrei trucidati dai nazisti.

Presenti il Prefetto Lucio Parente, il sindaco Roberto Scheda e altri esponenti del Comune, il presidente della Provincia Davide Gilardino, il vicario generale della Diocesi mons. Stefano Bedello, tutte le associazioni d’Arma cittadine e le autorità militari.

I discorsi ufficiali

“La memoria del dramma dell’Olocausto – ha ricordato Parente, ci deve indurre a non abbassare mai la guardia, a riconoscere che i germi dell’intolleranza, dell’odio e dell’indifferenza possono riaffiorare in ogni tempo, se non vengono contrastati con la cultura, l’educazione e il senso di responsabilità, ed avere la piena consapevolezza che la Shoah non fu frutto del caso, non fu una tragica parentesi della storia, ma il prodotto di un pensiero”.
Il Prefetto ha anche ricordato il sacrificio dei tanti militari italiani, internati nei lager per il loro rifiuto di combattere con i nazisti”.

Particolarmente articolato e ricco di citazioni il discorso del sindaco Roberto Scheda: “La verità è che l’orrore non arriva da un altro pianeta: nasce qui, cresce piano, parla una lingua normale, indossa giacche stirate e usa parole rassicuranti. Poi, quando te ne accorgi, è già troppo tardi”. Ha esordito. Particolare il passaggio riservato ai giovani: “Parlo, ora, soprattutto, ai giovani Non perché il passato sia vostro, ma perché il futuro sì. Vivete in un tempo che corre veloce, dove una frase diventa un meme, un insulto un gioco, una menzogna una verità a colpi di “like”. Attenzione: il razzismo non inizia con i forni, inizia con le parole. Con le barzellette, con le etichette, con l’idea che ualcuno valga meno, che qualcuno possa esser considerato persino uno scarto. È così che l’odio si mette la cravatta e chiede cittadinanza”. Nella prolusione ha anche ricordato la figura di Janusz Korczak che non volle lasciare i bambini ebrei a lui affidati e percorse con loro la strada del sacrificio, figura molto legata a Vercelli, per via dell’omonima scuola e anche dell’associazione a lui dedicata, con il “Parco dei Bambini” che si trova nel lungo Sesia.

Breve ma molto netto il discorso del presidente della Provincia Davide Gilardino: “Nei giorni segnati da conflitti e violenza, la sfida per una società volta al dialogo e al confronto deve essere quotidiana… Fondamentale deve essere l’impegno delle istituzioni, non solo nel contrastare fenomeni di prevaricazione morale o fisica, ma nell’incontrare a ascoltare le nuove generazioni… I valori dell’Italia democratica devono essere riscoperti, per permettere davvero che il male accaduto nella storia non si ripeta e che la condanni di ogni forma di totalitarismo sia chiara”.

La medaglia al militare internato

Dopo la deposizione della corona d’alloro sotto la lapide che ricorda le vittime vercellesi della Shoah, e la lettura dei nomi c’è stata la consegna da parte del Prefetto al figlio di Vasinton Barsanofio della medaglia d’onore dedicata alla memoria del padre che fu uno dei militari italiani internati nei lager.

Il ruolo degli studenti

Alla cerimonia hanno preso parte studenti del Liceo Musicale Lagrangia, che hanno sotollineato con momenti musicali la cerimonia e da una rappresentanza della consulta studentesca vercellese. Una tradizione introdotta alcuni anni fa e che viene sempre rispettata con grande impegno da parte dei ragazzi, che sono anche incaricati di deporre la corona floreale, proprio per coinvolgerli nel compito di tramandare la memoria.