Fine settimana all’insegna della gola: a Vercelli e dintorni c’è “Panissa Days”

Iniziativa di FIPE Ascom che coinvolge ben 35 ristoranti

Fine settimana all’insegna della gola: a Vercelli e dintorni c’è “Panissa Days”

La tradizione torna protagonista a tavola con i Panissa Days 2026. Dal 9 all’11 ottobre la panissa sarà infatti al centro di un percorso enogastronomico che coinvolgerà 35 ristoranti e locali tra Vercelli e provincia, chiamati a proporre menu speciali al prezzo unico di 29 euro. Tre giorni per riscoprire uno dei piatti più identitari della cucina vercellese e, attraverso la tavola, raccontare anche il territorio che intorno al riso ha costruito la propria storia.

L’iniziativa nasce con l’obiettivo di valorizzare non soltanto la panissa, ma l’intera filiera agricola e produttiva legata alla risicoltura e alla cultura contadina della pianura vercellese. I Panissa Days si inseriscono infatti nel percorso promosso dalla Comunità per il Salam Vecc d’la Doja e per la salvaguardia dei metodi di conservazione e delle tradizioni della pianura risicola, con il coinvolgimento delle realtà associative del territorio.

A Vercelli hanno aderito numerosi ristoranti e attività del centro cittadino: Acquapazza, Trattoria Afra, Osteria Barabin, Bislakko, Bijoux Cafè, Locanda del Bue Rosso, Hosteria del Capel Rosso, Nuova Capri, Taverna Come una Volta, Dal Piemunteis, Pizza e Pasta, Bar Principe, Rosso27, La Salsamenteria e Vecchia Brenta. Ma la manifestazione non si ferma al capoluogo e coinvolge anche diverse località della provincia, da Borgo Vercelli a Trino, da Carisio a Cigliano, passando per Bianzè, Livorno Ferraris, Pezzana, Ronsecco, Stroppiana e Tronzano. Ogni ristoratore ha costruito una propria proposta, lasciando alla panissa il ruolo centrale, ma interpretandola secondo la propria esperienza e il proprio stile.

«La panissa ha sicuramente un forte valore identitario – spiega Andrea Barasolo, direttore di Ascom Vercelli – e questo rende l’evento particolarmente significativo. C’è poi un aspetto interessante: ogni ristoratore ha la propria ricetta e le proprie abitudini nel cucinarla. Provare versioni differenti dello stesso piatto diventa quindi parte dell’esperienza». I Panissa Days non saranno però soltanto un appuntamento a tavola. Accanto ai menu proposti dai ristoranti è stato infatti costruito un calendario di iniziative collaterali. «La macchina organizzativa non riguarda soltanto il coordinamento dei locali – prosegue Barasolo – ma anche la costruzione di un palinsesto parallelo».

Tra gli appuntamenti figurano le visite guidate nelle aziende agricole, ormai diventate una tradizione, le visite guidate in città organizzate in occasione delle giornate del Fai e i laboratori del gusto di Slow Food ospitati a Casa Verdi, nella sede di Ascom. Un programma che punta quindi a far conoscere il riso non soltanto nel piatto, ma anche nei luoghi dove nasce e nel contesto storico e culturale che lo circonda. Una formula che può diventare anche l’occasione per scoprire ristoranti che normalmente non si frequentano. «Ogni ristoratore sa proporre abbinamenti e menu sempre nuovi – sottolinea Barasolo – e questo spinge i clienti a provare anche locali dove solitamente non sono abituati ad andare. È un valore aggiunto dell’iniziativa». La manifestazione guarda intanto già oltre l’edizione 2026. L’obiettivo indicato da Ascom è quello di trasformare la panissa in un elemento sempre più presente nella promozione turistica del territorio, non limitandone la valorizzazione ai soli giorni dell’evento. «Vogliamo valorizzare maggiormente questo valore identitario durante tutto l’anno, inserendolo nella proposta turistica del territorio», conclude Barasolo. Un progetto sul quale Ascom sta lavorando insieme al nuovo consorzio turistico appena costituito, del quale l’associazione è promotrice. La sfida, dunque, è fare della panissa non soltanto il piatto simbolo di un fine settimana, ma uno degli strumenti attraverso cui Vercelli può raccontarsi tutto l’anno: partendo dal riso, passando per la cucina e arrivando alle aziende agricole, ai ristoranti, alla storia e alle persone che continuano a tenere vive queste tradizioni.

Luca Degrandi