Il momento più intenso della cerimonia finale della 15ª edizione del Premio Nazionale di “Poesia e Pittura Cav. Mario Barale” è stato senza dubbio il conferimento del riconoscimento “Mecenate della Poesia” alla memoria di Antonio Catania, l’ex “Provveditore” agli studi. A lui è anche intitolato il premio della nuova sezione di “Poesia Civile” patrocinato dall’AIOR (Associazione Insigniti degli Ordini della Repubblica Italiana) e che si ripeterà nelle prossime edizioni. Catania avrebbe dovuto anche far parte della giuria del premio stesso.
Il ricordo di una grande persona
A ricordarlo a nome dell’AIOR è stato il vice presidente della sezione vercellese il Cavalier Ufficiale generale Vincenzo Russo: «L’AIOR per statuto deve prendere parte alla vita sociale del territorio, partecipando al processo di rinnovamento che la società richiede, deve favorire la promozione di iniziative culturali, benefiche e di solidarietà. In questi due paragrafi si compendia perfettamente del Cavalier Ufficiale Antonio Catania… Grazie Antonio per tutto quello che hai fatto e hai fatto tanto, ma soprattutto per come lo hai fatto. Un abbraccio ovunque tu sia».
E’ stato quindi consegnato il premio “Mecenate della Poesia alla moglie Maria Teresa Pelaia.
Un pomeriggio tra poeti ed emozioni
Il pomeriggio si era aperto con il saluto del Cavalier Fabrizio Bragante, anima del Concorso, e che è stato il regista della cerimonia, e dalla benedizione impartita dal parroco don Maurizio Galazzo.
Il sindaco di San Germano Gianni Mentigazzi, nel suo saluto ha ribadito l’appoggio dell’amministrazione al Concorso che ogni anno cresce sempre di più.
Introducendo la 15ª edizione del Premio Bragante ha sottolineato: «Per noi continua ad essere un piacere che ci sono persone che partono da tutte le parti d’Italia per venire in un paesino sperduto della Bassa Vercellese. Questo dimostra cosa c’è dietro al cuore di un poeta. Il fatto di poter esprimere i propri sentimenti leggendo l’opera premiata è sicuramente un valore aggiunto». Nel corso della premiazione è tornato più volte sui temi dei sentimenti, delle emozioni e anche della delicatezza che i poti hanno anche nel presentare storie tragiche.
La folta giuria
Anche la 15ª edizione si è confermata di livello, con oltre 180 poesie valutate dalla giuria, che non ha avuto un compito facile.
Ne facevano parte la poetessa Rosa Rampulla, la bibliofila Cristina Corradini, la poetessa Libera Sinni, il poeta e scrittore Luca Stecchi, lo scrittore e attore Giacomo Ramella, il rappresentante dell’AIOR Vercelli Gianni Marino e, per il nostro giornale Gian Piero Prassi.
Per la valutazione dei quadri (ne sono giunti 35): Serena Muscas, pittrice, scultrice, scenografa e Mauro Pedrani, architetto, già insegnante del Liceo Artistico di Vercelli.
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I verdetti finali
Sezione Vernacolo (erano ammesse tutte le lingue regionali italiane): vittoria alla lirica “Indurmentà int al mè cor” di Fabrizio Sguazzini di Novara, cui è andato il Trofeo Mario Barale, seconda piazza per “La fiöla dal Re” di Graziella Abiatico di Poncareale (BS), terzo Pietro Bugli di Roma, con “La ricetta der mi’ nonno”. Menzioni d’onore per Adriana Scagliola di Milano, Michele La Montagna di Acerra (NA), e la vercellese Liza Binelli, sempre presente nelle ultime edizioni. Sempre per la stessa sezione Gian Franco Pavesi di Novara, ha avuto il Premio “Davide Vaccino” e Mauro Caneparo di San Nazzaro Sesia (NO) il memorial Cesare Lavarino.
La sezione in lingua Italiana ha visto affermarsi Maurizio Racconi di Roma, con la poesia “La brina sui campi di pianura”, ricevendo il Premio Comune di San Germano Vercellese, una lirica struggente e delicata che ha commosso il pubblico.
Dietro di lui Marco Pezzini di San Giuliano Milanese, con “Lotofagi”, secondo, e Giuseppe Gilardino di Pralungo (BI), con “Prima che l’inverno”, terzo posto. Menzioni d’onore a Osvaldo Crotti, Loredana Sileo e Antonello Pellegrino, rispettivamente di Almenno S. Bartolomeo (BG), Torino e Vercelli.
La nuova sezione “Poesia Civile” ha visto una buona partecipazione e anche una qualità più che rispettabile considerato che era la prima volta. Ad aggiudicarsi il Premio “Antonio Catania” è stata la lirica “Noi che vediamo” di Alessandro Corsi di Livorno, un poeta di rilevanza nazionale pluripremiato, mentre il “Premio della Critica”, assegnato da Notizia Oggi Vercelli, è andato alla poesia “Il coraggio” di Stefano Baldinu di Bologna. poeta che nel 2025 aveva vinto la sezione in vernacolo, menzione d’onore per Roberto Casati di Pavia.
La sezione artistica ha visto buoni risultati del nostro territorio, a classificarsi al primo posto è stata Lorena Festa Bianchet di Pertengo, seguita dal vercellese Benito Maglitto e dalla pittrice di casa, la sangermanese Daniela Zucchetti, con menzioni d’onore per Giuseppe Galati, Vincenzo Di Marco e Adriano Ruzzene provenienti da: Acquaro (Vibo Valentia), Cefalù e Bolzano.
Premi anche per due giovanissimi artisti, allievi del docente Massimo Paracchini che è anche un affermato pittore: la sangermanese Gaia Falcetto e Cristian Carol Cordoano.
Domenica 4 ottobre 2026 a San Germano è andata ancora una volta in scena una vera e propria festa della poesia. Un momento di cultura e di profonda umanità, viste le tematiche delle liriche che spaziano dai ricordi di persone care a temi scottanti come la guerra a Gaza e le stragi di Mafia.
Per il Premio “Barale” quest’edizione è stata senza dubbio in forte crescita, festeggiato dunque nel migliore dei modi il traguardo delle 15 edizioni, ora comincia la scalata alla ventesima.
La manifestazione è promossa dai “Cavajer ad le Tradissiun” con il Comune di San Germano e la collaborazione di Notizia Oggi Vercelli.
Enti patrocinatori: Regione Piemonte, Provincia di Vercelli e AIOR.
Le poesie vincenti
Indurmentà int al mè cör
di Fabrizio Sguazzini – 1° premio sezione Vernacolo
Vale, bèla e cumplicà. / Ti sè vursǜ scèrn la mè stra / e m’i són caminà insèma ti. / Dèss ti sè na stèla lüminusa, / mi it vedi, it pensi ancura / e ancura senti la to mǜsica / déntar int al mè cör. // Vale, grama e delicà. / Di volti crus di volti delissia, / m’i t’ho sémpar vursǜ ben cusì. / Un pò a tégnam man e un pò amisa, / l’è ’ssè un ricord e ti sè chì / e ancura i senti la to mǜsica / déntar int al mè cör. // Vale, plüchina e cunfüsiunaria. / It sogni e la not sa ’nlǜmina. / Vurarissi fermà ’l mument / ma al temp ma scapà via fra i did. / Trop prèstu ti sè ’ndai via / e ancura i senti la to mǜsica / déntar int al mè cör. // Pö fra piova mis-cià a làgrimi / i turni a viv la to mancansa. / Ma nüm la savuma ch’l’è mia finì. / Tit sè indurmentà int al mè cör, / par disvigiat quand is vedaruma / par stà sémpar insèma / e nissüna pudrà pü fermà la to mǜsica.
Addormentata nel mio cuore
Vale, bellissima e complicata. / Hai scelto la mia strada / e io l’ho percorsa accanto a te. / Ora sei una luminosa stella, / ti vedo, ti penso ancora / e ancora sento la tua musica / dentro al mio cuore. // Vale, feroce e delicata. / A volte croce a volte delizia, / io ti ho sempre amata così. / Un po’ complice un po’ amica, / basta un ricordo e sei qui / e ancora sento la tua musica / dentro al mio cuore. // Vale metodica e confusionaria. / Ti sogno e la notte si illumina. / Vorrei fermare l’attimo ma / il tempo mi scappa via fra le dita. / Troppo presto te ne sei andata / e ancora sento la tua musica / dentro al mio cuore. // Poi fra pioggia mista a lacrime, / torno a vivere la tua mancanza. / Ma noi lo sappiamo che non è finita, / ti sei solo addormentata nel mio cuore, / per risvegliarti quando ci rivedremo / per stare sempre insieme / e nessuno potrà più fermare la tua musica.
La brina sui campi di pianura
di Maurizio Racconi – 1° premio Sezione in Lingua
A Mario, un amico morto suicida
Ricordo gli occhi tuoi spensierati / che cercavano solo bellezza / e non bastavano più a sé stessi, / ci siamo incontrati e voluti / animali sotto la pioggia battente / a cercare rifugio nella tana, / la voce si è fatta silenzio / perduta e mai ritrovata / in un labirinto di abissi, / la falce distratta / del male oscuro / ha tagliato infine / le messi innocenti. / Cosa hanno fatto i nostri anni / giocati sempre a carte scoperte / per finire nel mazzo degli scarti? / Cosa è stato di te, di noi / dei nostri sorrisi irripetibili / a colmare ogni distanza? / Ed oggi rimane la brina / sparsa sopra i campi di pianura, / lucente come lacrime di sale / che scavano i solchi sul volto…
Noi che vediamo
di Alessandro Corsi – 1° posto sezione “Poesia Civile”
Un prato di bambini / morti di guerra, / morti di stenti, /è una condanna / dura e spietata / per ognuno di noi: / di noi che vediamo / senza nulla fare, / presi come siamo / dalla vita di ciascuno. // Sul prato dei bambini, / morti di guerra, / morti di stenti / non cresceranno mai / dei fiori colorati / oppure delle erbe / dai tenui profumi: / ma soltanto lapidi / senza alcun nome. // Là. su quelle lapidi, / saremo appesi noi: / noi che vedemmo / senza nulla da fare. //
Il coraggio
di Stefano Baldinu – Premio della critica: Targa Notizia Oggi Vercelli
In memoria di Emanuela Loi, agente della scorta del giudice Paolo Borsellino, uccisa dalla mafia nella strage di Via D’Amelio il 19 luglio 1992.
Chissà, Emanuela, se te lo immagini il mare / raccolta in un ricamo di asfodeli / tessuti da un dio / paziente lungo gli orli della tua terra / e se ancora il tuo sorriso ha il blu acceso delle estati / quando fanno il contro canto / ai sibili lamentosi del Maestrale fra le sughere / e le rade nuvole rubano le ali ai corvi / graffiandosi fra le braccia dei fichi d’india. / Sai, qui, le ore sono nuche di girasoli / indolenti e compassionevoli affacciate / sulla litoranea irregolare delle case, / echi d’un vociare scalmanato fra la santità e le strade / a rimbombare negli androni di una Conca d’Oro. / Tutto per te è rimasto congelato ad un pomeriggio di luglio / quando si fece buio su tutta Palermo / e Via D’Amelio era fuoco di grida, macerie di corpi liquefatti sull’asfalto / e brandelli di finestre senza più voci né respiri. / Chissà, allora, quando la morte ti vinse/ se avesti il tempo / di coniugarti al futuro / prima che tutti i sogni si frantumassero in coriandoli di silenzi. / Così, quando i pensieri si fanno passi e i dubbi, nel cuore, afasie / ritorno a cercarti dentro quella carezza d’aria che solletica le ombre / e le cicatrici di questo angolo di città rinato dalle proprie ceneri / gonfiando i polmoni di questo olivo / di una manciata di frammenti di carta / per trovare nelle parole che non so pronunciare / la forza di imitare il tuo coraggio, / imparare, come i polpastrelli della pioggia / quando battono insistenti i davanzali, / a non avere paura di non rimanere in silenzio.