Dopo essere stata, negli anni, sede di diverse e importanti società, dall’”Arciere” a “Versoprobo”, adesso la bellissima palazzina biancoceleste, ex casa Cantone, di corso Prestinari 162 è la sede della Cooperativa sociale “Igea”, che è nata nel 2019 e che, fino a pochi mesi fa, aveva la sede operativa a Prarolo, in regione Montoliveto sulla ex statale 31. Presieduta dall’eporediese Roberto Rosas, 58 anni, una laurea in Antropologia culturale e una in Scienza dell’Educazione, Igea opera principalmente nel campo dell’assistenza sociale, residenziale e non residenziale, per anziani e per disabili, e dell’accoglienza in diverse regioni italiane: ha 168 dipendenti che operano in diverse sedi nel Paese, dando assistenza e supporto a più di 400 persone: in Piemonte Igea ha strutture a Gavi, in provincia di Alessandria e a Ceva, nel Cuneese, èd è prossima una nuova apertura a Gravellona Toce.
Nel resto d’Italia ha Rsa e Raf (residenze assistenziali flessibili che si occupano di persone con disabilità psichica, intellettiva o psicofisica grave), ma anche strutture come i Cas (Centri di accoglienza straordinaria) per accogliere profughi e rifugiati (dall’Africa soprattutto, ma anche, dallo scoppio della guerra, dall’Ucraina) in Molise: a Torella del Sannio, in provincia di Campobasso, ad Agnone, Chiauci, Pescolanciano e Scapoli, in provincia di Isernia, e quindi a Sanguineto, Cerea, Legnago e Nogara, in provincia di Verona. In particolare, subito dopo l’invasione della Russia, Igea riconvertì un ex albergo, l’Ilva, a Sanguineto in un Cas per accogliere decine famiglie in fuga dall’Ucraina, offrendo loro cure mediche, mediazione linguistica e supporto all’inserimento scolastico: una vicenda che colpì e che commosse tutta l’opinione pubblica italiana.
Dicono a questo proposito i fondatori e i soci di Igea: “Crediamo di poter contribuire a far crescere la possibilità di trasformare la fragilità in nuova cittadinanza. La nostra missione è lavorare per l’integrazione sociale di persone a rischio di emarginazione ed esclusione, favorire la formazione e la riqualificazione professionale, svolgendo tutte le attività lavorative atte alla promozione umana, morale, culturale e professionale. E’ nostro obiettivo divenire punto di riferimento per i soggetti che vivono una disparità sociale a tutti i livelli, costruendo connessioni attraverso la rete di servizi alla persona, progetti e operatori, che conducono a prospettive di vita concrete e mettono alla portata di tutti strumenti per il soddisfacimento dei bisogni e l’esercizio fattivo dei diritti, dalla salute alla scuola, dal lavoro a tutti gli spazi di relazione che sia possibile immaginare”.
E aggiungono: “Da tempo siamo al fianco dell’Associazione di promozione sociale Sbarre di,Zucchero, di cui condividiamo i principi e la volontà di rendere migliore la vita delle persone recluse. La nostra Cooperativa attualmente è anche parte del Nodo Provinciale Antidiscriminazioni integrato nella Rete Regionale, ed è punto di ascolto per ogni segnalazione di episodi o atti discriminatori, secondo quanto sancito dall’art. 3 della nostra Costituzione”.
Anche per questi motivi, Igea ha nominato Direttore Scientifico il professor Maurizio Ambrosini, ordinario di Sociologia delle migrazioni presso l’Università degli studi di Milano, con la funzione di “supervisione delle attività di ricerca e formazione”.
A Vercelli, Igea, che aveva ancora la sede operativa a Prarolo, si occupò dei “profughi di piazza Mazzini”, sostenendoli anche praticamente in ogni modo e dedicando loro un grande (e riuscitissimo) convegno in Seminario affidato appunto a Maurizio Ambrosini. Poi è sempre stata in prima linea in diverse iniziative analoghe, e ora sono in cantiere altre operazioni a Vercelli per fronteggiare i drammi delle nuove povertà.
Roberto Rosas, che era partito da Versoprobo, ha entusiasmo, passione e idee, e organizza a meraviglia il suo staff. La passione di aiutare, ma concretamente, il prossimo è sbocciata durante il servizio civile che egli svolse nel carcere minorile “Ferrante Aporti” di Torino. “Lì incontrai – ricorda – quel cappellano straordinario che era il salesiano don Domenico Ricca, per tutti don Mecu, e capii che era quella la strada da seguire”. La sta seguendo al meglio.