Diritti palestinesi dalla Valsesia un grido di libertà

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Diritti palestinesi Iniziativa di Jerusalem Varallo, Pax Christi e l’o.n.g. Kenda, Cooperazione tra i popoli.

Diritti palestinesi se n’è parlato a Borgosesia

Oggi, dopo l’annuncio di Donald Trump che gli Usa sposteranno la loro ambasciata a Gerusalemme la situazione in Medio Oriente ritorna a preoccupare tutto il mondo.
A Varallo Sesia da anni opera “Nova Jerusalem” che, pochi giorni prima dell’annuncio del presidente americano, aveva promosso una serata sul tema a Borgosesia. Ecco il resoconto inviatoci da Piera Mazzone.

La Giornata Onu di solidarietà al popolo palestinese

Il 29 novembre presso il salone del Centro Sociale di Borgosesia, messo a disposizione da Don Ezio Caretti che era presente alla serata.

Come ogni anno, è stata ricordata, la quarantesima Giornata Onu di solidarietà con il popolo palestinese, con un incontro organizzato da Jerusalem Varallo, Pax Christi e l’o.n.g. Kenda, Cooperazione tra i popoli.

“Le guerre nascono da bugie. E l’affermazione una terra senza popolo per un popolo senza terra, si rivelò essere proprio una menzogna. Quella terra era in realtà abitata dai palestinesi”.

Norberto Julini, Presidente di Jerusalem Varallo e consigliere di Pax Christi, e Claudio Carofiglio, volontario di Kenda hanno aperto la serata, sottolineando  la “sindrome dell’ossessione di sicurezza” che pervade lo stato di Israele.

Un’ossessione che li costringe a vivere in perenne stato di guerra, sviluppando sempre nuove strategie per mantenere la sicurezza.

Un po’ di storia

La risoluzione 181 dell’ONU del 29 novembre 1947 assegnava il 56% del territorio della Palestina allo stato ebraico e il 44% allo stato arabo, 417.000 persone contro 1.328.000: la disparità fu subito evidente e si scatenarono conflitti senza fine.

Oggi il paese è diviso da un muro, alto otto metri, lungo settecento chilometri, che circonda la Cisgiordania. Circa 570.000 coloni, l’8% della popolazione israeliana, risiedono con la forza in 125 colonie nei Territori palestinesi. Terrtori occupati illegalmente secondo le Risoluzioni internazionali.

Il documentario “Questa è la mia terra”

Per tentare di documentare e sensibilizzare le persone rispetto ad una situazione davvero insostenibile, è stato proiettato il documentario: “This is my land… Hebron”.

Un film girato da Giulia Amat e Steven Natanson, in cui si dà voce sia agli arabi che agli israeliani.  Con l’obiettivo di aiutare il pubblico a capire e a farsi un’opinione su un problema che non può più essere ignorato.

L’israeliano medio non sa cosa succede a Hebron e non lo vuole sapere. Come afferma Levi, giornalista di Aaretz, i palestinesi che vivono confinati a Hebron, in una situazione terribile, si oppongono a questa occupazione attivando la resilienza.

Viaggi in Terrasanta sicuri

Julini, che come Nuova Jerusalem, organizza spesso viaggi in Terrasanta, ha spiegato che questi sono assolutamente sicuri, e che anche la sola presenza a Gerusalemme sia un segno di solidarietà. Un gesto attivo di resistenza non violenta.

“Il problema oggi è quello di governare uno stato che è ormai unico, perché i due popoli sono intrecciati, evitando di creare delle riserve indiane. Bisogna prendere atto che quello è uno stato multietnico, in cui occorre garantire uguaglianza di diritti”.

Il problema dell’acqua

Il discorso si è poi spostato sulla Siria e Julini ha ricordato che Israele nella guerra del 1967 ha occupato il Golan e lo ha annesso, perché è il più grande serbatoio d’acqua dolce del mondo: quello fu il primo pezzo di Siria ad essere staccato.

Ora la Siria probabilmente verrà nuovamente smembrata. Assad ne terrà un pezzo, un pezzo passerà ai curdi. I russi manterranno le loro basi militari e l’Isis vagherà con i suoi militanti disturbando una possibile pace.

“L’Occidente è responsabile di ciò che accade laggiù e ci precipita addosso: l’unico modo per uscire da questa trappola è farsi carico seriamente di un problema che non è solo locale”.