Una mostra assolutamente da vedere è allestita a “Studio Dieci”. Il centro culturale di piazzetta Pugliese Levi ospita infatti fino al 15 novembre “Natura a perdere” un progetto di Matteo Lombardi, che affianca la presidente Carla Crosio e il direttore artistico Diego Pasqualin nella gestione del centro stesso, mostra curata da Nada Pivetta, docente della scuola di scultura dell’Accademia di Brera. Inaugurata sabato 17 ottobre. Il centro culturale vercellese era affollato da allievi di Brera, diversi sono stranieri, in particolare cinesi, e la loro sensibilità è molto più vicina alla natura.
Gli artisti
Ecco i 34 protagonisti: Bingyu Bai, Michele Bolzoni, Sanshan Cheng, Ernesto Cunietti, Luca D’Amato, Irene De Lise, Serena De Pascali, Elena Dinoia. Ludovica Di Stefano, Goorgio Dogadi Bratti, Ilenia Geremia, Aurora Giancarli, Sofia Grecchi, Qianqian Hu, Xiaoman Guo, Ekin Köksal, Xiaoyang Li, Chengye Liu, Matteo Lombardi, Jacopo Mantovani, Alice Mattarozzi, Marco Merati, Beiyue Pu, Nicole Rebecchi, Sveva Salvetti, Davide Scalvenzi. Martina Benedetta Scarpati, Arianna Scozzari, Chiara Sibilla, Qiaochu Wang, Zengyu Xie, Yulin Zhou, Martina Zito.
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Il collegamento con l’uomo preistorico
Nella presentazione il direttore artistico Diego Pasqualin, dopo avere ricordato che «Anch’io sono figlio di Brera» ha osservato: «Questo luogo nasce per dare spazio a menti giovani, a mani giovani, quindi l’idea che oggi si inauguri una mostra di giovani studenti, di giovani scultori, che con il tempo, chissà, torneranno in qualche modo in questo luogo, è veramente motivo di grande orgoglio».
Nel merito dell’esposizione: «Il pensiero che la storia del metallo, l’idea del ferro, la fusione, quella che in qualche modo collega l’uomo preistorico ad oggi. L’idea che l’uomo, una volta che ha avuto la possibilità di mantenersi in vita, diventava creativo. Questa mostra è proprio questo. L’idea di sottolineare che il metallo, in qualche modo, è stato scambiato come materia economica ed in qualche modo è stato rifuso per diventare materia culturale». Ricordando poi il ruolo di Studio Dieci come luogo indipendente e libero che può offrire, gratis, ai giovani artisti la possibilità di esporre.
Due anni di lavoro in Accademia
La curatrice Nada Pivetta ha spiegato il progetto «Questo è stato un lavoro che ho condiviso con gli studenti in due anni accademici… Ogni opera che vedete qua è stata realizzata con materiali poveri, lavori realizzati con il cartone cerato che è poi stato fuso ed è diventato un paesaggio molto prezioso. Altre opere realizzare con pezzi di pietra, oggetti trovati… ci sono le ossa… L’argomento che abbiamo sviluppato è stato il rapporto che i ragazzi hanno con la natura. Questo grande tema, molto complesso e molto attuale… la natura, gli animali e loro stessi. Quindi ognuno ha portato una sua sensibilità». La curatrice ha quindi invitato alcuni dei ragazzi a illustrare la propria opera, si va dal biografico, l’omaggio al proprio cane, al concettuale, dalla rappresentazione della cerimonia del “mate” sudamericano alla riproduzione di dettagli naturali e anatomici. Particolarmente curioso il lavoro proposto da Chiara Sibilla. L’artista aveva realizzato in precedenza delle ocarine in argilla, una di queste è stata trasformata in una nuova forma che non consente più di suonarla con la bocca, però è ancora in grado di emettere una flebile nota, che si può ricavare utilizzando una pompa da bicicletta che comprime l’aria e trae così il suono. Chiara ha dato una dimostrazione del suo “strumento”. Ma ogni opera ha dietro una storia di “trasformazione” che è poi il senso dell’arte in genere.
Un ritorno alla materia
La curatrice ci ha anche gentilmente accompagnato in una visita dell’esposizione, nell’occasione le abbiamo chiesto un parere informato sulle nuove leve di scultori: «Nei miei allievi osservo tanta voglia di tornare alla materia, di creare con le mani. Quindi hanno la consapevolezza di acquisire le basi delle tecniche per poterlo fare. Allo stesso tempo oggi si deve esser in grado di costruire dei progetti artistici complessi, la scultura diventa spesso installazione, e può completarsi con suoni e altri media».
La mostra è visitabile a ingresso libero dal venerdì alla domenica (ore 17-19).
Gian Piero Prassi