Troupe delle TV e giornalisti non solo del nostro territorio hanno potuto ammirare in anteprima il percorso espositivo in Arca che comprende 60 opere originali di Marc Chagall, 7 dipinti di artisti italiani degli anni ’30 e 40 e, nella “Cappella Pettenati”, la personale “Sotto quale albero” di Iva Lulashi, pittrice contemporanea di origini albanesi.
I PROTAGONISTI DELL’ANTEPRIMA
In effetti sono tre mostre distinte, ma intimamente collegate. Un dato da tenere sempre presente.
Prima della visita guidata con i due curatori Francesca Villanti e Daniele Fenaroli, che hanno offerto dettagli chiarificatori, c’era stata la conferenza stampa di presentazione al Salone Dugentesco in cui accanto ai due curatori hanno preso la parola il sindaco Roberto Scheda e, la presidente di Arthemisia Iole Siena mentre la Fondazione Giuseppe Iannaccone era rappresentata dallo stesso Fenaroli.
A sottolineare l’importanza dell’evento era presente il presidente della Commissione Cultura della Camera onorevole Federico Mollicone, segno che le istituzioni nazionali seguono con attenzione i grandi eventi vercellesi.
In esordio Matteo Gardelli, portavoce del sindaco e uno dei maggiori attori del progetto Chagall, ha letto il saluto inviato dal presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio che ha sottolineato l’importanza di avere questa grande mostra nella nostra regione.
Scheda ha subito ringraziato coloro che hanno reso possibile l’evento: Fondazione Iannaccone e Arhemisia, Pier Giorgio Fossale, che si è messo a disposizione con la sua preziosa esperienza, insieme agli sponsor pubblici e privati e alle persone coinvolte, dal settore Cultura del Comune a chi ha materialmente allestito «Con una cura ammirevole e tanta professionalità».
«In due anni – ha sottolineato il sindaco – abbiamo realizzato degli appuntamenti formidabili. Abbiamo riportato Vercelli con Risò a essere la capitale europea del riso e investito fortemente nella Cultura. Questi sono fatti concreti».
Nello specifico della mostra, dopo aver sottolineato come quella di Vercelli è una mostra di livello mondiale, con opere mai esposte prima in Europa, ha poi osservato: «Queste 60 opere sono 6o occasioni per cercare di avvicinarci a quest’uomo,.. La mostra è pensata anche per chi non conosce l’artista: scolaresche, giovani famiglie».
Scheda ha accennato alle caratteristiche uniche della mostra, ha confessato l’emozione provata nel vedere le opere per la prima volta e ha concluso: «C’è uno Chagall che il pubblico delle mostre europee non ha ancora incontrato, nessuno in Europa aveva mai incontrato prima. Dal 13 ottobre quell’incontro avverrà a Vercelli».
Iole Siena, presidente di Arthemisia ha voluto osservare che a Vercelli «C’è entusiasmo e la volontà di fare le cose per bene», confermando di essersi innamorata di una città unica come Vercelli. «Quest’anno portiamo uno dei più grandi artisti mondiali… 60 opere, alcune esposte per la prima volta, grazie ai prestatori privati e alla famiglia Chagall, E’ una ricchissima mostra, degna di una grande città del mondo». Ha poi ricordato la grande attualità dell’arte di Chagall, perché mai come oggi ci sono guerre e violenze ricordando che «Chagall al dolore ha risposto con la bellezza, il sogno, la poesia… I grandi artisti hanno la capacità di dare un valore universale alle loro opere».
I due interventi critici dei curatori li riportiamo nella seconda parte dedicata alle impressioni della prima visita all’esposizione.
Il presidente della Commissione Cultura della Camera Federico Mollicone nel suo intervento ha sottolineato che progetto come quello vercellese servono a «uscire dai consueti contesti dell’eccellenza e Vercelli lo fa portando la mostra di Chagall», ponendo poi l’accento proprio sul modello di collaborazione fra pubblico e privato che l’evento vercellese ben rappresenta, ricordando che è questa la direzione in cui sta andando la politica culturale italiana e che nel 2027 ci saranno fondi proprio per iniziative di valorizzazione di spazi come Arca.
IMPRESSIONI DELLA PRIMA VISITA
Chi visterà la mostra avrà tutte le informazioni necessarie per approfondire grazie a didascalie e un supporto critico e storico che si consiglia di consultare sempre. I due curatori: Francesca Villanti e Daniele Fenaroli nella conferenza stampa e nella prima visita hanno brillantemente percorso tutti i temi della mostra. Ecco prima un’impressione personale e poi un compendio di alcune note dei curatori.
STRATIFICAZIONI DI VITA E DI SOGNO
Prendersi tempo su ogni opera è fondamentale per apprezzare questa mostra. ogni opera esposta si legge per stratificazioni di segno e colore, sempre con una finezza e una precisione del tratto che dà maggiore nitidezza all’impianto “sognante” di ogni composizione. nulla è scollegato da una narrazione che è sempre presente, si evolse si ripete e prende nuove direzioni.
Chagall parla con i suoi quadri… Guardate con attenzione i ritratti fotografici del maestro nel percorso espositivo: ha uno sguardo che trascina nella profondità della sua anima, non fissa la macchina fotografica, ma la trapassa, trapassa anche i nostri schermi mentali, ci invita a condividere quell’altrove che lui ha sempre davanti ai suoi occhi, ed è così.
Le tele, i disegni, le incisioni esposte a Vercelli non sono quasi mai di grande formato, anche i due pezzi più pregiati, posti accanto “Il clown dal volto verde” (del 1975 mai esposto in Europa) e “Doppio autoritratto con cespuglio bianco” (1978). Ma la dimensione del quadro perde significato osservando da vicino. Troviamo sempre una ricchezza di dettagli, una stratificazione di senso, un esistere allo stesso tempo di stupore, nostalgia, sacralità, struggimento. L’esaltazione dell’amore vissuto intensamente, l’eco del divino, che non manca mai, ma anche sensualità, allegria improvvisa, contrasti. Non mancano i riflessi di fuoco delle guerre e dei “pogrom”. Il senso di perdita. E’ tutto quasi sempre presente, ma in diverse percentuali. Visitare questa mostra è come sedersi a parlare con un vecchio e saggio amico, e Chagall ha vissuto 98 anni, una lezione di vita, sul senso della vita, su come il sogno, lo stupore fanciullesco, l’affetto più puro, siano gli unici antidoti a un mondo che divampa spietato e travolge le anime sensibili. Marc, però, non è stato travolto e visitare oggi le sue opere è prima di tutto una lezione di vita, di fede e di resilienza.
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IL PERCORSO ESPOSITIVO
Chagall era anche poeta, ma solo nel 1968 condivise tale produzione originariamente in Yddish e Russo, con i suoi “Poemes”, arricchiti da 24 incisioni a colori, tutte esposte in Arca, (per realizzare le quali con infinita cura usò ben 400 matrici).
Partendo da quest’opera eccezionale la curatrice Francesca Villanti ha delineato le quattro sezioni della mostra, con versi di Chagall a fare da guida lungo il percorso. Con l’effetto di produrre un unicum: «Per la prima volta è Chagall a parlare al pubblico» ha ricordato la curatrice.
La prima tappa, dominata dall’opera “Villaggio Russo”, evidenziata grazie a una straordinaria illuminazione che in realtà è un video-mapping, si intitola Il villaggio interiore, quello che Chagall definisce “il mio paese”, Lëzna, presso Vicebsk, in Bielorussia, abbandonato nel 1922, ma che l’artista si porta dietro nell’anima e lo rappresenta in vari modi nel corso del tempo. Diventa il suo mondo interiore così ricco senza cui non può vivere.
La seconda sezione è: La voce che resta. E’ dedicata al valore della “Parola”, e si torna al connubio con la poesia, la parola suscita emozioni, attiva ricordi, intesse la sua trama lungo tutta l’arte di Chagall, anche perché ricordiamo che una fetta cruciale della sua arte è legata alla Bibbia, che è la Parola di vita per eccellenza. A Vercelli quest’aspetto è rappresentato, ma non sovrasta gli altri temi, semmai si integra.
La terza sezione è La scena dell’umano, in cui Chagall vede il mondo «attraverso il circo. E’ uin mondo che gli appartiene ci va tutte le sere… Riesce a leggere nel Circo ciò che sta dietro alle prestazioni, dietro la maschera del clown riesce a scovare le sue fragilità» ha osservato Francesca Villanti.
La quarta sezione “Rifiorire” è dedicata essenzialmente ai fiori «E’ una sezione che consente di seguire anche la tecnica pittorica… i fiori sono legati all’amore, sono gioia, luce, per Chagall ricordano sempre il suo legame con l’adorata moglie Bella. C’è il tema della rinascita proprio quando si rischia di appassire… Ogni volta che è toccato da una tragedia Chagall trova sempre la forza di ripartire».
GLI ESPRESSIONISTI ITALIANI
Daniele Fenaroli ha ricordato che di fronte ai 100 artisti raccolti in mostra dalla Sarfatti a inizio Ventennio, che esprimevano un’arte che piaceva ed era funzionale al regime, ci furono per fortuna degli artisti italiani che rifiutarono quella figurazione, per esprimere invece un’arte più personale e molto aperta al mondo. Chagall era già negli anni Venti un punto di riferimento e nelle opere scelte ci sono rimandi chiari anche alla sua lezione: «Non c’è nessuna forzatura nell’accostarli a Chagall». Il curatore dei maestri italiani in mostra ha preso ad esempio uno dei sette lavori, “Fiori” di Italo Valenti, 1941. «Si capisce bene che quel vaso non è in grado di contenere tutti i fiori… Ci dice che dobbiamo star fuori da quel contenitore». Il terreno comune con Chagall, che è poi un terreno comune di tutti i grandi artisti, è che l’arte non può essere costretta in un contenitore (l’estetica fascista, ma anche quella sovietica che aveva respinto Chagall). In questa libertà si collocano quindi tutte le opere presenti in Arca. In mostra vi sono anche opere di Antonietta Raphaël (definita la sorella minore di Chagall per le assonanze della sua arte), Scipione, Fausto Pirandello, Renato Birolli.
LA MOSTRA DI IVA LULASHI
Fenaroli ha anche illustrato la mostra di Iva Lulashi, artista albanese che vive in Italia e che nel 2024 ha esposto alla Biennale di Venezia. La Fondazione Giuseppe Iannaccone, infatti, oltre alla collezione centrata sugli espressionisti italiani (anni Venti-Quaranta), promuove validi giovani artisti contemporanei. Anche quest’ulteriore mostra, allestita nella Cappella Pettenati, è però collegata a suo modo al progetto complessivo, intanto, come ha spiegato Fenaroli il titolo “Sotto quale albero” è preso dalla Bibbia, il Libro che Chagall ha compreso come pochi, da un famoso episodio del vecchio testamento “Susanna e i vecchioni”. Mentre il popolo ebraico era esule in Babilonia una giovane donna, concupita da due vecchi lussuriosi, venne sorpresa da questi in giardino mentre faceva il bagno, al suo rifiuto di concedersi i due vecchioni la accusarono. Il profeta Daniele, però, chiese separatamente a ognuno di loro di dirgli sotto quale albero l’avevano vista e le loro risposte si contraddissero. Sotto l’albero di Iva troviamo il desiderio, il corpo che si svela, il valore della libertà che l’Albania riconquistò prima della nascita dell’artista, eppure l’ombra della “cattività” (come quella Babilonese).
«La sfida di base – ha concluso Fenaroli – è che non dobbiamo celebrare u grandi artisti, metterli sotto una teca di vetro, abbiamo bisogno di mostre che parlino al pubblico» e questa è proprio una di quelle.
Fra poco, alle ore 18 di lunedì 12 ottobre 2026, nella basilica di Sant’Andrea ci sarà la conferenza a invito, con intervalli musicali della Vallotti e poi la visita, sempre su invito.
ORARI E BIGLIETTI
La mostra sarà aperta al pubblico dal 13 ottobre 2026 al 29 marzo 2027. E’ Visitabile da martedì a domenica 10-19.30. Sono previste aperture straordinarie (anche a Natale) con orari differenti consultabili nella pagina di prenotazione dei biglietti su ticket.it. Da ricordare che a biglietteria e l’ingresso chiudono un’ora prima. Il biglietto costa 15 euro intero ma si applicano riduzioni per diverse categorie da 5,50 a 13,50 euro.
PROMOTORI E SPONSOR
La mostra è organizzata da Comune di Vercelli, Arthemisia e Fondazione Iannaccone, con il supporto di Regione Piemonte, Provincia di Vercelli, Fondazione CRV, Fondazione CRT, ASM Vercelli, Camera di Commercio Monte Rosa Laghi Alto Piemonte, La Tavola, Marazzato, Alba Tetti, Nui Nui, Ovest Sesia, Terre dell’Alto Piemonte, Sifte Berti, Ires spa, Strada del Riso Piemontese di Qualità.