Notte di tensione e violenza nel carcere di Vercelli, dove un detenuto straniero ha dato in escandescenze, danneggiando la propria cella e la sezione detentiva e assumendo un atteggiamento aggressivo e minaccioso nei confronti del personale di Polizia Penitenziaria.
L’episodio, avvenuto nella notte tra sabato e domenica, per la precisione nelle prime ore del 16 agosto, e conferma ancora una volta le difficoltà quotidiane con cui devono fare i conti gli agenti negli istituti penitenziari piemontesi.
L’episodio, avvenuto nella notte tra sabato e domenica, per la precisione nelle prime ore del 16 agosto, e conferma ancora una volta le difficoltà quotidiane con cui devono fare i conti gli agenti negli istituti penitenziari piemontesi.
Il detenuto ha colpito violentemente porte e blindati delle celle, danneggiando anche alcune strutture e servizi igienici, anche impugnando un bastone ricavato da un manico di scopa. Di fronte agli Agenti intervenuti, l’uomo ha mantenuto un comportamento aggressivo, con frasi offensive e minacciose, rendendo necessario l’intervento degli operatori per riportare la situazione sotto controllo e mettere in sicurezza la sezione.
“Non possiamo continuare a considerare questi episodi come normale amministrazione – denuncia Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria -. Ogni giorno gli uomini e le donne della Polizia Penitenziaria affrontano detenuti violenti, aggressivi e imprevedibili, spesso in condizioni operative difficili. A Vercelli, come in molti altri istituti, la gestione dell’emergenza ricade quasi sempre sulle spalle degli agenti, che devono garantire sicurezza senza avere a disposizione tutti gli strumenti e le risorse necessarie”.
“Il problema – aggiunge Capece – non è soltanto il singolo episodio, ma un sistema che rischia di trasformare l’emergenza in normalità. La Polizia Penitenziaria non può essere lasciata sola. Servono organici adeguati, formazione, strumenti di difesa e protocolli operativi realmente efficaci per affrontare i detenuti violenti. Lo Stato deve decidere se vuole davvero garantire sicurezza dentro e fuori le carceri”.
Sulla stessa linea Vicente Santilli, segretario nazionale SAPPE per il Piemonte, che sottolinea come “gli agenti siano costantemente sottoposti a una pressione enorme. Episodi come quello di Vercelli dimostrano quanto sia delicato il lavoro svolto quotidianamente dalla Polizia Penitenziaria. Gli operatori sono chiamati a intervenire in situazioni di forte tensione, spesso mettendo a rischio la propria incolumità”. “Chiediamo al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e al Ministero della Giustizia – prosegue Santilli – di intervenire senza ulteriori rinvii. Il Piemonte ha bisogno di risposte concrete: più personale, maggiore sicurezza e strumenti adeguati per gli agenti. Non è accettabile che siano sempre i poliziotti penitenziari a pagare il prezzo delle inefficienze del sistema”.
“Al personale di Vercelli va il nostro ringraziamento per la professionalità dimostrata nel gestire una situazione complessa – concludono i sindacalisti -. Ma il ringraziamento non basta. Servono fatti, investimenti e decisioni immediate. La sicurezza degli istituti penitenziari e l’incolumità degli appartenenti alla Polizia Penitenziaria non possono più essere affidate alla sola capacità di sacrificio degli agenti”.