In questa drammatica estate funestata da incendi, siccità e ondate di calore che non conoscono pause dalla seconda metà di maggio a oggi, i vercellesi hanno assistito loro malgrado al corto circuito di una certa area politica, che si autodefinisce “progressista”, salvo combattere biecamente contro il progresso vero, che dopo essersi opposta per anni alla costruzione di nuove dighe, perseguendo la sciocca regola del “No a tutto”, ora urla indignata contro il Governo Meloni reo “di non far nulla per il cambiamento climatico”.
Una capriola politica ai limiti del ridicolo che sbugiarda i veti ideologici che hanno lasciato il segno anche sul nostro territorio: si pensi all’ostracismo ventennale contro il progetto del Consorzio Baraggia della diga sul Sessera, che oggi sarebbe stato l’ideale bacino per prelevare l’acqua contro il tremendo incendio del Monte Barone.
Atteggiamento che è stato duramente stigmatizzato dal Partito Liberaldemocratico di Vercelli che in un comunicato stampa delle scorse ore ha duramente criticato questo atteggiamento di certe frange politiche partendo dall’allarme del dissesto idrogeologico, più volte affrontato dal nostro editorialista Giovanni Drogo su Notizia Oggi Vercelli.
Il dissesto idrogeologico
Osserva Riccardo Dinucci, segretario provinciale Partito Liberaldemocratico Vercelli: “Quando piove in modo intenso, l’acqua spesso defluisce rapidamente provocando allagamenti, erosione e dissesto. Quando invece le precipitazioni vengono a mancare, i territori si trovano senza riserve adeguate. È una contraddizione che non possiamo più limitarci a subire.
Per questo la realizzazione di invasi e bacini di accumulo deve diventare una priorità nazionale e regionale, attraverso una rete articolata di: grandi invasi, laddove siano tecnicamente, economicamente e ambientalmente sostenibili; micro-invasi e piccoli bacini diffusi; sistemi di raccolta delle acque piovane; opere di laminazione per ridurre il rischio di esondazioni; interventi di manutenzione e ammodernamento delle reti irrigue e acquedottistiche; infrastrutture per il riuso delle acque depurate; piani di gestione dell’acqua destinati non soltanto all’agricoltura, ma anche agli usi civili, industriali e di emergenza. La stessa Regione Piemonte ha recentemente previsto risorse per i micro-invasi aziendali, ma si tratta di interventi ancora insufficienti rispetto alla dimensione della crisi”.
Basta con i veti ideologici di certi ambientalisti
Il Partito Liberaldemocratico ritiene che “la tutela dell’ambiente non possa essere trasformata in un alibi per impedire qualsiasi opera pubblica. La sostenibilità non significa immobilismo: significa progettare, valutare e realizzare infrastrutture utili, sicure e compatibili con il territorio. Diciamo quindi basta ai no pregiudiziali e ai veti ideologici che, in nome di una concezione astratta dell’ambiente, finiscono per impedire la costruzione di opere necessarie alla sicurezza dei cittadini. Ogni progetto deve essere sottoposto a rigorose valutazioni ambientali, con trasparenza, compensazioni adeguate e coinvolgimento delle comunità locali. Ma, una volta verificata la sostenibilità dell’intervento, le opere devono essere realizzate. Non è ambientalismo lasciare che l’acqua scorra via durante le piogge intense e poi affrontare la siccità con le autobotti. Non è tutela del territorio rinunciare alla manutenzione dei versanti, degli alvei e delle infrastrutture idriche. Non è lungimiranza aspettare il prossimo incendio o la prossima alluvione per intervenire”.
Serve una nuova “Italia Sicura”
Prosegue Dinucci: “Chiediamo al Governo e, in particolare, al ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, di agire con risolutezza e di promuovere un piano nazionale organico per l’acqua, gli incendi e il dissesto idrogeologico.
Tra gli strumenti da ripristinare o aggiornare vi è anche una struttura nazionale di coordinamento sul modello di “Italia Sicura”, istituita nel 2014 durante il Governo Renzi con il compito di coordinare pianificazione, risorse e interventi contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche. La struttura fu soppressa nel 2018 e le relative competenze furono trasferite al Ministero dell’Ambiente.
Al di là delle formule organizzative, ciò che serve è una responsabilità chiara, tempi certi e una cabina di regia capace di: censire le opere necessarie e stabilire priorità territoriali; sbloccare progettazioni e cantieri; coordinare Governo, Regioni, Comuni, autorità di bacino e consorzi irrigui; utilizzare rapidamente le risorse disponibili; verificare lo stato di manutenzione delle infrastrutture esistenti; predisporre piani permanenti per incendi, siccità e alluvioni”.
La posizione del Partito Liberaldemocratico
“La siccità, la crisi idrica, gli incendi boschivi e il dissesto idrogeologico non possono più essere considerati emergenze occasionali. In Piemonte siamo di fronte a una condizione strutturale, che richiede una strategia permanente di prevenzione, programmazione e investimento. Servono invasi, reti efficienti, bacini di accumulo, manutenzione dei corsi d’acqua e una struttura di coordinamento nazionale. La difesa dell’ambiente deve accompagnarsi alla difesa delle comunità e delle attività produttive. La coltura del riso nelle nostre pianure costituisce morfologicamente una funzione di vasca di laminazione che preserva i nostri centri abitati dalle alluvioni. Tuttavia non dovrebbero essere i risicoltori a subire l’effetto ultimo di una precipitazione eccezionale con la perdita del raccolto. Il comparto agricolo è, per competenza nella conoscenza del territorio e della gestione delle acque, un presidio di protezione civile che andrebbe “arruolato” in una seria progettazione del territorio, una corretta manutenzione e una moderna politica di gestione dell’acqua.” dichiara Francesca Tini Brunozzi.
“Chiediamo al ministro Pichetto Fratin e al Governo di assumere una decisione rapida: basta rinvii, basta opere ferme e basta veti ideologici. Le infrastrutture idriche devono essere progettate con rigore, realizzate con trasparenza e messe al servizio dell’intero territorio piemontese.” conclude Dinucci.