Un libro al mese: Sally Rooney racconta una generazione

“Persone normali”, la recensione di Dogliotti a un romanzo che non giudica ma osserva le vite che crescono

Un libro al mese: Sally Rooney racconta una generazione

La rubrica “Un libro al mese” di Giulio Dogliotti di norma esce sempre il primo lunedì del mese su Notizia Oggi Vercelli, in edicola ed approda successivamente sul nostro portale, questa volta accade il contrario… L’uscita cartacea è programmata per lunedì 24 agosto, quando il nostro settimanale tornerà in edicola.

Ci sono romanzi che conquistano per il modo in cui riescono a raccontare qualcosa che parrebbe non poter essere espresso a parole e “Persone normali” di Sally Rooney appartiene a questa categoria.

Uno tsunami di emozioni

Il titolo è quasi un ossimoro, infatti, a mio avviso, di normale c’è ben poco. I giovani protagonisti vivono in un’abbondanza di emozioni che credo sfuggano a ogni normalità statistica. Intendo dire che forse ognuno di noi è passato attraverso vicende e sentimenti simili a quelli che coinvolgono i due personaggi del romanzo, ma non in quantità così numerosa e totalizzante, spinta fino ad un parossismo che può indurre ad azioni irreparabili. Il peso delle differenze sociali, il bisogno di essere riconosciuti, il sesso, la fragilità dell’autostima, il rapporto con i genitori e i coetanei, senza tralasciare veri e propri episodi di bullismo, sono il leitmotiv di quest’opera.

La scelta linguistica

Un elemento che colpisce fin dalle prime pagine del racconto è la scelta stilistica del discorso diretto: niente virgolette, niente trattini, quasi mai un verbo chiarificatore che guidi il lettore. Le battute si inseriscono nel flusso narrativo con assoluta naturalezza e talvolta, per un breve istante, è soltanto un articolo, un pronome o una minima sfumatura sintattica a far comprendere chi stia parlando. Parrebbe un artificio destinato a creare confusione, invece produce l’effetto opposto; le voci dei protagonisti finiscono per sovrapporsi, come accade nella vita reale, dove i confini tra ciò che diciamo, ciò che pensiamo e ciò che l’altro interpreta, sono assai meno netti di quanto la tradizionale letteratura abbia spesso lasciato intendere.

Feste, alcol e fragilità emotiva

Nel tratteggiare un ritratto della gioventù contemporanea, Rooney racconta che l’alcol accompagna con spiazzante naturalezza feste, incontri e momenti di socialità, come se fosse ormai un ingrediente dato per scontato della vita universitaria. Al tempo stesso affiora tra i protagonisti una diffusa fragilità emotiva; come altri loro coetanei, sembrano misurare il proprio valore attraverso lo sguardo dei compagni, vacillando di continuo tra il desiderio di appartenere al gruppo e la paura di esserne esclusi.

Dal sesso al sentimento

L’autrice non giudica e non offre spiegazioni sociologiche, lascia al lettore il compito di coglierne il significato. Anche il sesso è raccontato con naturalezza, priva di qualsiasi intenzione scandalistica: Rooney lo sottrae sia all’enfasi romantica, sia alla provocazione.

Nelle prime esperienze dei protagonisti, il desiderio fisico appare come qualcosa di spontaneo, quasi inevitabile, un’ordinaria componente dell’esistenza che non pretende ogni volta di essere legittimata da solenni dichiarazioni d’amore.

Ma con il procedere della storia emerge una verità più sottile: quando un rapporto umano acquista profondità, anche quello intimo cambia significato. Il corpo continua a parlare il linguaggio dell’attrazione, ma diventa anche il luogo della fiducia, della vulnerabilità e del bisogno reciproco. È uno dei passaggi più maturi del romanzo, raccontato con misura e semplicità, senza cedere alla retorica.

Una generazione in cerca di equilibrio

Forse il segreto del grande successo del libro “Persone normali”, e della serie televisiva ispirata al racconto, è che la Rooney non pretende di spiegare una generazione, né di assolverla o condannarla: la osserva mentre cerca un equilibrio fra il desiderio di libertà e quello di essere accettata, tra un’intimità vissuta con apparente disinvoltura e un’inquietudine che riaffiora appena il giudizio degli altri si fa sentire con più forza. E il lettore finisce per accorgersi che quella vulnerabilità, al di là dell’età dei protagonisti, appartiene un po’ a tutti noi. Per questo il romanzo continua a parlarci anche quando l’ultima pagina è ormai chiusa.

Giulio Dogliotti