C’è un libro che, a sessant’anni dalla sua uscita, continua a parlarci con una voce sorprendentemente attuale. “Fiori per Algernon” di Daniel Keyes, pubblicato nel 1966, è un romanzo che si legge oggi con l’impressione di avere tra le mani una storia che è di una modernità sconcertante, grazie alle ultime scoperte scientifiche sulla possibilità di attuare un editing del genoma umano. Il racconto mette al centro un argomento di grande rilievo morale: il valore dell’essere umano, al di là delle sue capacità.
La forza del cambiamento
Il protagonista è Charlie Gordon, un giovane uomo che soffre di un grave ritardo mentale e che ne è consapevole. Il grande desiderio di Charlie è di essere accettato e rispettato ma anche di diventare una persona dall’intelligenza e dalla conoscenza normale e anche di più.
La sua storia è raccontata in prima persona attraverso resoconti quotidiani, brevi ma di grande impatto emotivo, una scelta narrativa che avvicina immediatamente il lettore al protagonista, alla sua voce, ai suoi pensieri, al suo modo di comprendere il mondo. Non serve spoilerare la storia per far intendere la forza del romanzo: tutto ruota intorno a un cambiamento, osservato dall’interno, e alle reazioni che questo suscita nell’individuo e nella società che lo circonda.
Keyes non costruisce un racconto fantascientifico in senso tradizionale, infatti il tema principale del romanzo è l’esperienza umana, il rapporto tra intelligenza e felicità, tra conoscenza e solitudine, tra progresso e responsabilità.
La vicenda narrata mostra come il giudizio degli altri, cosiddetti normali, possa essere crudele, tanto nella condiscendenza quanto nell’ammirazione, e come la linea che separa comprensione ed esclusione sia spesso più sottile di quanto immaginiamo. L’attualità di “Fiori per Algernon” si legge soprattutto riguardo la nostra epoca, segnata dall’ossessione della performance, dalla continua necessità di miglioramento, e dallo sfoggio delle competenze, vere o millantate.
Il progresso senza etica è disumano
Il libro ci costringe a fare il punto su cosa significhi davvero “valere”, sollecitando una riflessione che parla di inclusione, di dignità, di empatia e pure di amore, temi sempre di vitale importanza.
Letto oggi il romanzo colpisce per la sua chiarezza emotiva, per la capacità di coinvolgere; è una storia che, grazie al racconto di Charlie, espresso in modo semplice e umanamente fragile, lascia il segno e ci ricorda che il progresso, senza l’attenzione all’altro, rischia di essere solo una parola che non necessariamente significa l’andare avanti verso il meglio, se non è accompagnata da un supporto etico e umano.
Fiori per Algernon continua a commuoverci e a farci riflettere perché tratta più di fragilità che di intelligenza, più di rispetto che di successo e, in fondo, parla comunque proprio di noi. Auguro ai lettori di Notizia Oggi un buon mese di marzo.
Giulio Dogliotti