Prosegue serrato il “programmone” del Carnevale Storico di Santhià 2026. Questa sera, martedì 10 febbraio, appuntamento col Gran Galà delle Maschere, vale a dire quando vengono presentati i giovani che interpreteranno Majutin dal Pampardù e Stevulin ’d la Plissera che rimandano alla storia di una coppia di contadini appena sposati, simboli dell’affrancamento del popolo dalle vessazioni dei signorotti locali. Per tre giorni comanderanno loro: un ribaltamento dei ruoli che da secoli rende il Carnevale una parentesi in cui tutto può accadere. Domani, mercoledì 11 si accende la nuova serata latino–reggaeton, un tocco di modernità per ricordare che la tradizione qui non è mai statica. Giovedì 12, con il tradizionale “Giòbia grass”, il corso principale della città si trasforma in un percorso enogastronomico, seguito da un concerto al PalaCarvè. Venerdì febbraio è dedicato ai giovani, protagonisti di una serata musicale ad alto ritmo. Sabato 14 febbraio – San Valentino, ma soprattutto Santhià in festa – Majutin e Stevulin ricevono dal Sindaco le chiavi della città e leggono il Proclama al Popolo davanti a una folla entusiasta. La giornata prosegue con cortei, momenti popolari e un veglione mascherato che celebra l’ingresso dei padroni della città.
Domenica 15, quindi, prende il via il primo corso mascherato: maschere, bande, costumi artigianali, gruppi storici e carri monumentali di cartapesta sfilano per le vie cittadine. È una festa che coinvolge oltre duemila figuranti e un gigantesco Gianduja issato sul trono della piazza. La sera, spettacolo pirotecnico e nuovo veglione. Lunedì 16 arriva il momento più atteso, quello che definisce l’identità stessa del Carnevale: la Colossale Fagiuolata. Alle 5 del mattino, i Pifferi svegliano l’intera città: 150 caldaie di rame vengono accese, ventimila porzioni di fagioli vengono preparate e – in meno di mezz’ora – spariscono completamente. È un record gastronomico che nessun fast food potrà mai eguagliare. E mentre i fagioli nutrono il corpo, la tradizione nutre l’anima: qui la distribuzione gratuita del cibo è da secoli un simbolo contro la paura della fame, un gesto di abbondanza collettiva tipico dei grandi carnevali europei. Il pomeriggio è dedicato ai più piccoli con il Gran Ballo dei Bambini, mentre la sera la Sfilata Notturna illumina la città per il secondo corso mascherato. Martedì 17 febbraio si aprono quindi i “Giochi di Gianduja”: antiche sfide come corse nei sacchi, tiro alla fune, rottura delle pignatte e altri giochi popolari animano le vie del centro. Alle 14,30 parte poi il terzo corso mascherato con la proclamazione dei vincitori. Infine, quando il buio cala, arriva il momento più simbolico: il “Rogo del Babàciu”. Un pupazzo arde nel cuore della piazza, accompagnato da campane, musica e una monferrina finale che trasforma il congedo del Carnevale in un’ultima esplosione di festa.