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Dal nostro inviato

Un vercellese a Sanremo: all'Ariston lite Morgan-Bugo

Una delle scene più trash della storia del Festival

Un vercellese a Sanremo: all'Ariston lite Morgan-Bugo
Spettacoli 08 Febbraio 2020 ore 16:44

Nella foto in evidenza Ottavio Pisani con il mitico Albano.

Musica (e Bugo scompare)!

Questa la battuta più abusata ieri notte dalle parti dell'Ariston, cambiando solo una parola al titolo del brano presentato a questo 70esimo Festival della Canzone Italiana da Elettra Lamborghini.

E' stato un momento trash di quelli indimenticabili quello andato in scena ieri intorno alle due di notte, con la premeditata modifica del brano in gara da parte di Morgan (passibile già questo di cartellino rosso come da regolamento), le offese all'(ex) amico che - a sua volta - abbandonava la scena dopo aver cercato di sottrarre e strappare il foglio con il nuovo testo, causando un finto e trasecolato stupore a questa sua reazione.
Una scena che ha fatto sobbalzare tutti coloro che erano incollati al televisore e gettato nel caos più totale la gestione dell'ultima parte di scaletta,.
La squalifica dei due e la successiva affannosa ricerca dello scomparso - ritrovato rinchiuso in un attrezzeria del teatro - rappresentava di fatto la naturale conclusione di questo piccolo ed impagabile teatrino dell'assurdo!

Sempre a proposito di trash

A proposito di trash, ieri, tra momenti iconici e cadute di stile, non c'è stato che l'imbarazzo della scelta.
Da Fiorello che bacia Tiziano Ferro, siglando la pax di facciata tra i due, al cascatore travestito da Ghali che finge una rovinosa quanto goffa caduta scendendo dalla scalinata.
Dopo questa spettacolare sceneggiata, chi poteva immaginare che i fuochi d'artificio dovessero in realtà ancora arrivare e che lo scettro di protagonista della serata sarebbe stato assegnato e riassegnato ancora per ben due volte?

Dapprima ad Achille Lauro per la solita provocatoria performance d'artista ed infine agli insospettabili Morgan & Bugo, che hanno regalato a tutta la platea cinque minuti di anarchia totale e di comicità involontaria che resterà scolpita in modo indimenticabile nel tempo.
Con Amadeus di sasso, la Clerici in campo a non saper che pesci pigliare e Fiorello ad entrare in scena domandando chi si fosse sentito male..
Una variazione in corsa alla sceneggiatura ecumenica della serata da applausi a scena aperta, una pietra miliare del bello (o del brutto) della diretta!

Dietro le quinte

Non che il dietro le quinte del carrozzone sia stato da meno. Oggi ad esempio è segnalata una selezione del concorso di più bello d'Italia, dopo che ieri almeno tre sfilate di miss di tutte le età, under ed over, avevano tenuto banco tra Casa Sanremo ed il red carpet.
Con un codazzo di parenti, amici, coroncine in testa, fasce tricolori... una concentrazione di premi e contropremi seconda solo a quelle in voga in certe fantozziane cene aziendali.
Ed in giro, tra stonati artisti di strada di serie C, esibizioni di look strampalati, strafalcioni di dubbi inviati radiotelevisivi di strada, ex artisti sul viale del tramonto, ammiccanti starlette dalle minigonne inguinali, il cattivo gusto ha sempre e comunque trovato puntuale agghiacciante riscontro... perchè Sanremo è pur sempre Sanremo!

Tributo a Mollica

In controtendenza, concludo questa mia esperienza sanremese con un personale tributo ad un gigante della comunicazione televisiva, che il 29 febbraio andrà in pensione concludendo la sua attività al TG1.

Questo è stato l'ultimo Festival di Vincenzo Mollica.
Dal balcone affacciato su Corso Matteotti allo studio da sempre allestito in sala stampa ove realizzava i collegamenti dalla kermesse e le rubriche di approfondimento, il contributo che il Presidente (questo il soprannome per cui era universalmente conosciuto in Rai) ha lasciato alla manifestazione e al racconto di oltre un ventennio di costume italico, è stato di quelli che non si lasciano alle spalle in un amen.
Ricordo di un piacevolissimo incontro avuto al bar dell'Ariston una decina di anni fa.
Davanti ad un caffè chiacchierammo amabilmente di Andrea Pazienza, un artista per cui il mio cuore ha sempre battuto forte, che aveva avuto in vita uno straordinario rapporto di amicizia con il conduttore.
Il fumettista bolognese dedicò alla nascita di Caterina Mollica la storia "Lupi: amore è tutto ciò che si può ancora tradire" all'interno di una raccolta del suo alter ego Zanardi, e lui ne era giustamente orgoglioso.
Gli feci un mare di domande e lui soddisfò ogni mia curiosità nella maniera gentile a cui ci aveva abituato.
Grazie Vincenzo per quei quarto d'ora speciale.
E anche per tutto il resto.

Con la filosofia che ti aveva trasmesso Federico Fellini e che amavi sempre ricordare ("Non sbagliare mai il tempo di un addio o di un vaffanculo, potrebbe ritorcersi contro di te"), mi hai insegnato che nella vita bisogna sempre trovare il coraggio di congedarsi. Anche alle cose belle.

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