Lettere aperte

Istituto Comprensivo di Trino: i docenti raccontano i giorni della “Dad”

Un primo bilancio anche emozionale della strana fine di quest'anno scolastico.

Istituto Comprensivo di Trino: i docenti raccontano i giorni della “Dad”
Vercellese, 01 Luglio 2020 ore 19:23

Gli insegnanti dell’Istituto Comprensivo di Trino hanno scritto due lettere aperte, una da parte dei docenti di elementari e medie e l’altra da parte delle maestre della Scuola dell’Infanzia di Trino e Palazzolo. Sono dei resoconti ricchi di pathos ma anche di spunti tecnici e didattici.

Cosa emerge da questi due racconti della Didattica a Distanza?

Emerge prima di tutto che si è compiuta una rivoluzione a tappe forzate, tutti i docenti hanno dovuto “masticare” di “computerese”, tra app, piattaforme, sistemi di messaggistica e video conferenza. Già c’era una base importante ma è evidente che l’emergenza ha fatto il resto.

Si era di fronte a un qualcosa mai visto prima, quasi una situazione bellica. Si comprende bene che in questo frangente i docenti hanno fatto del loro meglio.

Ora riesaminano quei giorni per trarne insegnamenti.

Uno di questi è che della scuola “in presenza” non si può fare a meno, il secondo è che il “digitale” è una grande opportunità e potrà essere importante anche in futuro per ampliare la completezza dell’esperienza didattica, ora che si è imparato ad usare gli strumenti potranno essere integrati. E’ stata una crescita anche per gli insegnanti.

L’esperienza della Primaria  e della Media

In questi mesi di emergenza sanitaria alcune categorie di lavoratori si sono distinte, giustamente, per
dedizione al proprio lavoro, spirito di sacrificio, arrivando spesso a rischiare la propria incolumità per salvare la vita di tutti noi: sono i medici e gli infermieri, che non ringrazieremo mai abbastanza. C’è poi un altro gruppo di lavoratori che, al contrario, è spesso oggetto di critiche: gli insegnanti. Facciamo parte di questi ultimi, ca va sans dire…

Non siamo qui per difendere la categoria, semplicemente perché nessuno di noi si sente in colpa. Siamo qui per spiegare cosa abbia significato per noi questo lungo periodo non di SOSPENSIONE DELL’ATTIVITA’ DIDATTICA, chè il nostro lavoro non si è mai fermato, ma di chiusura delle scuole.
Dopo un primo momento di smarrimento, di incertezza, quando ci siamo resi conto che il ritorno a scuola sarebbe stato improbabile, abbiamo iniziato a comunicare con i nostri allievi tramite le piattaforme digitali che qualcuno di noi già utilizzava in tempi non sospetti. Abbiamo timidamente inviato i primi compiti elargendo con generosità le nostre mail private, i numeri di cellulare, dimostrando un notevole sprezzo del pericolo (chi non vorrebbe il numero di telefono del proprio prof per mandarlo anonimamente a quel paese?).

In tal modo chiunque, anche chi non in possesso di computer e tablet, avrebbe potuto inviare i propri lavori per la correzione. Lo step successivo ha visto le più ardite di noi lanciarsi nelle prime lezioni a distanza in modalità sincrona (vedendosi e parlandosi direttamente) o asincrona, (registrando le lezioni ed inviandole successivamente agli studenti). Il tutto con pochi allievi che via via sono stati sempre più numerosi grazie anche alla scuola e al Comune che si sono fatti carico di acquistare un considerevole numero di tablet da distribuire a coloro che avevano difficoltà ad acquistarli (non ci stanchiamo di pensare che sia bello e giusto che la scuola si occupi dei più deboli, di coloro che fanno fatica a tenere il passo).
La DAD (Didattica A Distanza) ha comportato per noi insegnanti un gran lavoro. Ci siamo dovuti formare, abbiamo dovuto imparare tanto ed in fretta, ci siamo messe in gioco con attività che per la maggior parte di noi erano completamente nuove. Siamo diventati maestri gli uni degli altri, ci siamo dati consigli, abbiamo collaborato, ci siamo aiutati, abbiamo riso dei nostri sbagli e della nostra goffaggine ed abbiamo gioito dei nostri successi … abbiamo preparato lezioni, abbiamo cercato ed inviato tutorial, abbiamo attivato account, eliminato account, cambiato account, abbiamo preparato e corretto verifiche online, abbiamo interrogato e dato voti, spesso senza distinguere i giorni feriali dai festivi. Abbiamo poi inseguito gli allievi più reticenti, quelli che non comparivano alle lezioni, abbiamo telefonato ai genitori, abbiamo inviato mail, whatsapp… abbiamo ricevuto compiti e messaggi a tutte le ore del giorno e della notte (qualcuno di noi ha ricevuto veramente messaggi a notte fonda!)
Abbiamo fatto semplicemente il nostro dovere, ma lo abbiamo fatto. E’ vero, i nostri ragazzi non hanno
potuto seguire lo stesso numero di ore che avrebbero seguito se avessero frequentato la scuola, ma ciò non sarebbe stato possibile. Innanzitutto sei ore consecutive di fronte ad un computer sarebbe inimmaginabile per ragazzi e bambini e, comunque, non sarebbe produttivo. Già è difficile concentrarsi in classe, pensate a cosa voglia dire fissare la propria attenzione sulle parole del professore mentre si sta seduti nella propria
camera, con la connessione che un po’ va e un po’ viene, con la voce che un po’ va e un po’ viene, con le case dei compagni da sbirciare, con la mamma, il papà, il gatto che transitano alle spalle… Inoltre, molti allievi hanno dovuto condividere il dispositivo con fratelli e genitori. Infine non tutti si possono permettere economicamente tempi di connessione troppo lunghi.
La DAD non è la scuola. La scuola è un’altra cosa. La DAD è servita in questo momento di crisi e noi ci siamo impegnati affinchè i ragazzi potessero innanzitutto sentirsi e sentirci vicini. Il momento più bello, per noi, è stato quello in cui, collegandoci per la prima volta con una delle nostre classi prime, abbiamo visto la gioia negli occhi di alcune allieve quando hanno visto comparire sullo schermo, a poco a poco, tutti i loro compagni, anche piccoli, anche a quadretti, dieci, quindici sullo stesso schermo…
Credo che i ragazzi abbiano apprezzato il nostro lavoro. A volte imperfetto, a volte poco efficace, ma
sempre, sempre, rivolto a loro.

I docenti della scuola Primaria
e della Scuola Secondaria di I grado
di Trino.

 

Il lavoro con i più piccoli

Con la data del 30 giugno termina un anno scolastico particolare durante il quale la pandemia ha imposto anche alla Scuola dell’Infanzia la revisione del proprio percorso educativo – didattico.

È difficile parlare di DAD nella Scuola dell’Infanzia, senza tener conto della necessità di una costante assistenza operativa e affettiva da parte dei genitori che vedono entrare la Scuola “nelle loro case”.

Inoltre è necessario spogliare la Scuola di quelle caratteristiche fondamentali che la contraddistinguono: il contatto, il calore umano, le rassicurazioni, che solo un gesto e una carezza possono dare.

Le insegnanti hanno pertanto cercato di dare a tutti i bambini un “vestito” che non fosse troppo stretto, da non sentirsi a proprio agio, e neanche troppo largo da non poterlo utilizzare. La chiave giusta per cercare di mantenere un adeguato coinvolgimento degli alunni è stata sicuramente quella ludica. Sono stati infatti ideati giochi trasmessi in video attraverso il canale YouTube attivato dalla scuola, in cui i bambini potessero rivedere il loro impegno e quello del compagno/amico ed avere un “riscontro” della scuola reale.

Oltre a questo, progetti iniziati in presenza sono stati continuati on-line grazie alla disponibilità degli esperti.

Le insegnanti di sezione, di sostegno e di religione hanno costantemente mantenuto i contatti attraverso messaggi scritti, messaggi vocali, e-mail.

Al termine dell’anno, infine, le insegnanti hanno voluto salutare in presenza i bambini che il prossimo anno frequenteranno la Scuola Primaria, condividendo con loro un momento di festa, sia pur mantenendo le distanze e con l’uso della mascherina.

Ogni bambino è diverso e ha reagito in maniera differente a questa situazione. Da parte nostra, pur cercando di stare vicine alle esigenze di ciascuno, non è stato sempre possibile coprire i vuoti che solo una routine scolastica fatta di gesti concreti può colmare.
Nonostante questo, siamo certi che “i legami più profondi non sono fatti né di corde né di nodi, eppure nessuno li scioglie” (Lao Tze).

Le docenti delle Scuole dell’Infanzia
di Trino e Palazzolo

Turismo 2020
Top news
Glocal News
Foto più viste
Video più visti
Il mondo che vorrei
Gite in treno
Curiosità