Piemonte

“Gestione emergenza confusa in Piemonte”

Il commento del Democratico Mauro Salizzoni, vicepresidente del consiglio regionale.

“Gestione emergenza confusa in Piemonte”
13 Aprile 2020 ore 16:10

L’emergenza in Piemonte non sarebbe stata gestita in modo ottimale: a sostenerlo è Mauro Salizzoni, vicepresidente del consiglio regionale ed esponente del Partito Democratico, in un’intervista ad Ansa.

Il “caso Piemonte”

«Si vuole negare l’esistenza di un caso Piemonte. Eppure se dopo la Lombardia, la nostra Regione sta pagando il prezzo più alto in termini di decessi, non credo sia causa del destino cinico e baro». Sono parole di Mauro Salizzoni, membro Pd, vicepresidente del consiglio regionale ed ex direttore del Centro Trapianti delle Molinette fino al pensionamento.

I primi tempi

«La risposta affannata e non priva di errori delle prime settimane è comprensibile, ma non è più accettabile la gestione confusa della Regione, che pare non avere sotto controllo la situazione – sostiene – L’Unità di crisi sta facendo il suo, le Asl pure. Gli ospedali stanno reggendo grazie a sanitari che fanno miracoli in strutture in molti casi decrepite. Quello che manca è l’assessorato alla Sanità».

I problemi

«Il Covid-19 ha messo a nudo impietosamente le carenze organizzative della struttura regionale – continua – ormai sguarnita delle migliori professionalità che, vuoi per spoil system vuoi per scelta personale, hanno scelto di emigrare altrove». Fra i problemi riscontrati, Salizzoni ricorda «Rsa, medici di famiglia, tamponi, mascherine e dispositivi di protezione, sanità territoriale: la nave dei capitani Cirio e Icardi non ha saputo tenere la rotta, si è infranta contro questi scogli e ora rischia la deriva».

I dati

«Nell’analisi comparativa elaborata dall’Università Cattolica emerge con chiarezza, dati alla mano, come il Piemonte non abbia tenuto il passo non solo del Veneto ma neppure di altre Regioni di Nord e Centro Nord – conclude – Indietro sul numero di tamponi, indietro su mascherine e dispositivi di protezione individuale, indietro sull’attivazione delle Unità speciali di continuità assistenziale».

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