Gabriele Molinari ha lasciato il Pd
In una lunga e a tratti amara lettera le motivazioni della scelta.

Gabriele Molinari ha lasciato il Pd. In una lunga e a tratti amara lettera le motivazioni della scelta.
Gabriele Molinari ha lasciato il Pd
"Lascio il Partito Democratico, lascio il gruppo consiliare regionale, lascio l’ufficio di presidenza nel quale sono stato indicato dal Pd, lascio le questioni del Pd locale".
Così il consigliere regionale Gabriele Molinari, dal suo profilo Facebook annuncia una decisione che era da tempo che stava maturando.
Le ragioni sono spiegate in una lunga lettera in cui sostanzialmente Molinari mette a nudo incomprensioni e una certa incapacità del partito di mantenere una linea chiara. Con l'emergere di posizioni da lui non più condivisibili su parecchi temi fra cui l'atteggiamento nei confronti della globalizzazione e sulle autonomie regionali.
"...Credo non abbia senso continuare a provare ad essere organico a qualcosa che in più occasioni mi ha dimostrato di non considerare necessario il contributo mio e di altri come me. - Osserva Molinari - So bene che alcune critiche espresse in questi anni alle varie leadership non mi hanno attirato particolari simpatie, ma preferisco aver detto - sempre, e sempre lealmente - quello che penso; anche perché i risultati non mi hanno dato torto, purtroppo".
Ribaltato un modo di intendere la società
Più avanti si legge:
"Rimango colpito da come all’interno di un partito possa evolvere una revisione di opinioni e posizioni tale da ribaltare, a volte - de facto - un intero modo di comprendere ed interpretare la società; e questo, mi permetto, dovrebbe forse far riflettere sul funzionamento dei moderni
movimenti politici: che ormai riescono, anche in un minimo lasso di tempo, a dire tutto e poi tutto il suo contrario".
Appoggio a Chiamparino ed all'Europa
E sul proprio futuro politico:
"Nel mio futuro ci sarà ancora politica, e sarà nel solco della mia collocazione di sempre. Sono iscritto da anni al Partito Democratico Europeo, un movimento transnazionale fondato nel 2004 da Francesco Rutelli e François Bayrou, il cui primo presidente onorario fu Romano Prodi. Sono rimasto Democratico Europeo in modo trasparente, malgrado il Pd in Europea fosse appunto affiliato al PSE. Questa casa, che non è venuta meno, nel tempo, ai suoi principi ispiratori, continuerà ad ospitarmi. Anche se è certamente una piccola dimora, trovo in essa quella coerenza agli obiettivi che per me oggi è essenziale, come lo è sentirmi fedele a me stesso".
Nella sua lettera Molinari annuncia anche che sosterrà la candidatura di Chiamparino alle Regionali e "...in favore di un progetto sinceramente e coraggiosamente europeista per quel che riguarda le elezioni continentali. Un progetto che non si esaurisca in una sigla o in uno slogan, ma rivendichi un’idea precisa e non ambigua di Europa e di Unione".
Il commento del segretario Pd Piemonte
Paolo Furia, segretario piemontese del Pd ha subito diffuso la propria posizione sull'abbandono di Molinari
Caro Gabriele,
grazie per il tuo coraggio, per la tua coerenza, per il percorso che ci attende dalla stessa parte.
Nella tua lettera dici che non sai cosa stai lasciando. In parte hai ragione: il Partito Democratico sta attraversando una fase di profondo ripensamento. Come potrebbe essere diversamente, dopo il contraccolpo della sconfitta elettorale del 4 marzo 2018? Un travaglio dal quale, speriamo, possa uscire più forte, anche se ci vuole tempo. D'altronde, la Lega è dovuta scendere al 4% per decidersi a cambiare, anche radicalmente, impiegandoci il tempo necessario (praticamente tutti gli anni del Governo Renzi). Quando appena ragazzino scelsi, tanti anni fa, il PD avevo in mente che potesse essere la casa di tutti i progressisti, come il Labour inglese e il Partito Democratico Americano. Grandi partiti dotati di una profonda democrazia interna, capaci di passare dalla linea Blair alla linea Corbyn, rimanendo uniti.
In ogni caso sono convinto che vada ricostruito un campo largo rivolto a chi non si riconosce nelle forze che oggi governano il Paese.
In questo senso, sono contento che tu riconosca il Partito Democratico come un interlocutore fondamentale, pur nel prendere congedo da questa esperienza.
Insomma, buon cammino a te e buon cammino a noi, perché ne abbiamo tutti bisogno e ne hanno bisogno il nostro Piemonte, il nostro Paese, la nostra Europa.
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