#saveahmad

Ahmad Reza Djalali: appello della Lega Piemontese per salvarlo dalla pena di morte

Presa di posizione dei novaresi Riccardo Lanzo, Federico Perugini e Letizia Nicotra e di Alessandro Stecco.

Ahmad Reza Djalali: appello della Lega Piemontese per salvarlo dalla pena di morte
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Il caso di Ahmad Reza Djalali continua a indignare il mondo. Condannato a morte dal regime islamico dell'Iran con vaghe accuse di spionaggio. Da anni il ricercatore, che ha lavorato anche per l'Università del Piemonte Orientale, è in carcere in condizioni inumane, la sua esecuzione mediante impiccagione era stata fissata entro il 21 maggio. Non è stata ancora eseguita, ma il regime iraniano ha annunciato che è senza appello.

Il tragico ricatto di un regime sanguinario

E' un feroce "tira e molla" che va avanti da tempo, come ha segnalato Amnesty International, probabilmente tutta questa tragica pantomima sarebbe finalizzata a costringere Belgio e Svezia a consegnare due ex funzionari iraniani nei guai con la giustizie dei due Paesi e a spingere questi due stati, tra gli altri, a non avviare ulteriori procedimenti giudiziari nei confronti di funzionari di Teheran.

Dunque una vera e propria rappresaglia, un reato internazionale gravissimo.

Appello della Lega piemontese

La mobilitazione per salvargli la vita continua. A sollecitare l'intervento della diplomazia italiana sul governo di Teheran sono importanti esponenti della Lega piemontese fra i quali il vercellese Alessandro Stecco.

Dall’Iran arriva la drammatica notizia che il ricercatore Ahmad Reza Djalali, già cittadino onorario di Novara, verrà certamente giustiziato dalle autorità della Repubblica Islamica. Del suo caso si è occupato anche il Consiglio regionale del Piemonte che, nelle scorse settimane, ha partecipato a un sit-in silenzioso nel cortile di Palazzo Lascaris per chiedere la sospensione dell’esecuzione in un primo momento fissata per il 21 maggio. Un’analoga iniziativa era stata organizzata dal Comune di Novara.

“Non possiamo arrenderci a questa sentenza inumana e senza appello - commentano i leghisti di Novara Riccardo Lanzo, Federico Perugini e Letizia Nicotra - arrivata al termine di una vicenda processuale che ha sollevato l’indignazione della comunità internazionale. Durante il sit-in del 10 maggio abbiamo esposto in silenzio i cartelli “#saveahmad” nella speranza che le autorità iraniane potessero ancora rivedere il loro verdetto. Idealmente avevamo voluto far sentire la sorda indignazione di tutto il Piemonte: non dimentichiamo che Ahmad Reza Djalali è cittadino onorario di Novara dal 2019, città dove ha operato come ricercatore universitario, e quindi è piemontese d’adozione. Di fronte alla definitiva decisione del tribunale di Teheran la nostra unica speranza è che la diplomazia italiana possa ancora intervenire presso il governo dell’Iran per scongiurare la sua impiccagione”.

“Ahmad è stato un collega dell’Università del Piemonte Orientale - aggiunge il neuro radiologo e leghista di Vercelli Alessandro Stecco - dove era uno stimato ricercatore presso il Crimedim, il centro interdipartimentale di Medicina dei disastri. E’ un uomo di scienza, un uomo di cultura, un uomo di sapere: capisaldi indissolubili di civiltà contro i quali oggi si scontra la barbarie della pena capitale. Un atto inumano che, come medico e come politico, non posso che ripudiare nel modo più assoluto. Nella speranza che ci sia ancora spazio perché la diplomazia possa salvare la vita di Ahmad”.

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