Tradizioni Vercellesi

Erba d’ca: da 40 anni aiuta i vercellesi a stare meglio

La storia di una famiglia vocata a seminare benessere.

Erba d’ca: da 40 anni aiuta i vercellesi a stare meglio
Vercelli e dintorni, 15 Ottobre 2020 ore 17:12

Nella foto Chiara Coghi con la figlia Greta Gregori nella storica erboristeria cittadina.

hiara e Greta, mamma e figlia, due generazioni di passione per la scienza erboristica e di vicinanza alla clientela. Da quarant’anni «Erba d’ca» è il principale punto di riferimento in città per le persone che cercano rimedi naturali per piccoli acciacchi, tisane, integratori e molto altro.
Chiara Coghi è originaria di Mantova, stava a Verona e si occupava di vino.
«Quando ho conosciuto il mio futuro marito Luigi Gregori – racconta – mi sono trasferita a Vercelli e, nel 1980, ho cominciato a lavorare insieme a mia suocera Stefanina Cavanna nel negozio che si chiamava ancora Erboristeria Gregori».

La passione di Stefanina

Ed è proprio da Stefanina che parte il racconto della storia di quest’attività che ha radici ben oltre i 40 anni.
«Mi piace soffermarmi su di lei – dice Chiara – perché tutto è cominciato grazie alla sua passione. Di origini piacentine, Groppallo, la sua famiglia viveva in Francia, ma poco prima dell’inizio della guerra tornarono in Italia. Lei aveva studiato fino a vent’anni a Parigi, era una donna di notevole cultura. Con il marito Vittorio Gregori, negli anni Cinquanta, gestì un negozio di sementi e fiori finti, avevano un banchetto davanti alla sede. Andava pure in giro per la città e dintorni in bicicletta a vendere le sementi».

L’incontro con don Giuseppe

Ad un certo punto Stefanina fa un incontro che sarà destinato a cambiare non solo la sua vita, ma anche quella della famiglia. Del resto ogni avventura imprenditoriale nasce da un contatto umano, da una “folgorazione”.

«Aveva conosciuto don Giuseppe, un parroco di Caresanablot, che era rabdomante, indicava con la classica forcella i punti in cui scavare i pozzi, ed anche erborista. In tanti andavano da lui per le sue tisane e miscele di erbe. Da quel sacerdote (don Giuseppe Carizzano, parroco a Caresanablot dal 1940 al 1975, morto nel 1987 ndr) mia suocera apprese le basi dell’attività, finché nel 1957 e 1958, si specializzò con un corso a Pavia. Nel 1959 ricevette il diploma di erborista. L’attività smise di trattare le sementi, concentrandosi su fiori finti ed erbe aromatiche Mediterranee. Allora non esisteva la cultura del benessere che c’è oggi, ma appena avviò l’erboristeria, la prima in città, cominciarono ad arrivare i clienti, glieli mandava don Giuseppe. Per cui ci fu subito da lavorare: tenevano aperto anche la domenica per soddisfare le richieste. Stefanina non sfoggiava troppo la sua competenza… ma conosceva a memoria l’enciclopedia delle erbe».

La Potentilla Tormentilla

«Al proposito di erbe mi piace citare la “Centinodia” che ha proprietà anti-infiammatorie e la “Potentilla Tormentilla”… Si usa per curare stati di diarrea o infiammazioni alla gola. E’ “Potentilla” perché efficace, ma anche “Tormentilla” perché provoca dolori al ventre».
Nasce «Erba d’ca»
Per quanto riguarda Chiara, dopo aver iniziato l’attività nel 1980, si appassiona al lavoro e consegue anche lei il diploma di Erborista, per la precisione nel 1981 a Urbino. Nel 1983 rileva la titolarita e nasce formalmente il nome “Erba d’ca”. Il primo negozio era sempre in piazza Cavour sotto i portici.

Come è arrivato il nome?

«Volevo indicare la genuinità dell’erba di casa e in dialetto mantovano e vercellese si dice più o meno allo stesso modo. Nel primo logo c’era anche proprio disegnata la casetta».

“Seminare il bene”

La vecchia sede dell’eroboristeria.

Chiara prosegue: «Io sono molto estroversa, cerco il contatto con la gente e del lavoro in erboristeria mi è subito rimasto il concetto di seminare il bene tra la gente, essere positivi. Attraverso infusi e tisane, infatti, diamo una mano alle persone. L’importante è la correttezza: spiegare sempre bene perché si propone qualcosa. Correttezza anche dal punto di vista etico. Non bisogna cercare il profitto, a discapito dell’efficacia. Abbiamo anche tenuto solo marche di assoluto valore, specialmente quando abbiamo cominciato a vendere integratori e prodotti per il benessere e la cosmetica. Ricordo di essere stata la prima ad avere la linea di “Karinzia”, e poi anche “Midani” e infine “Erbolario”. Potrei riassumere quanto ho ricordato dicendo che non bisogna mai vendere fumo, ed ora, quarant’anni dopo, penso che il nostro approccio abbia pagato, molti clienti sono diventati per noi degli amici».

«Mamma ci compri questo bel negozio?»

La sede attuale, un tempo cartoleria Zumaglini.

Curioso e tenero è anche l’aneddoto che riguarda la scelta dell’attuale sede. «I vercellesi si ricorderanno della cartoleria Zumaglini, nel 1996 vi ero capitata con le mie tre figlie: Gioia, Giulia e Greta, per acquistare del materiale scolastico. Le bimbe rimasero incantate da quei pennini, quaderni, scatole di colori e dissero: “mamma, ma lo compriamo questo negozio?”. Il titolare rispose in modo affermativo tipo: “Sì perché non lo regala alle sue figlie”. Una volta uscita ho poi realizzato e sono tornata dentro. Chiesi: “perché lei lo venderebbe?” e lui mi disse che lasciava l’attività. Ci trovammo subito d’accordo, era una persona splendida. In quel momento avevo proprio bisogno di cambiare sede e così abbiamo concluso. Io credo nella provvidenza».
L’atmosfera del vecchio negozio è rimasta, con gli stessi arredi caratteristici, solo che al posto dei pennini e quaderni ci sono colorate e profumate confezioni di tisane, tè, rimedi di vario tipo, pomate, integratori, cosmetici naturali.

La clientela oggi

La vostra clientela come entra in contatto con voi?
«La maggior parte per una scelta personale, non molti dai medici, un po’ dai naturopati o per il passa parola».

Le miscele

Una miscela di erbe rilassanti.

«Una cosa da sottolineare – dice Greta che lavora in negozio da sei anni e sta studiando per la laurea. per diventare a sua volta erborista – è che non vendiamo solo prodotti confezionati. Un aspetto importante del nostro lavoro è che prepariamo anche le miscelazioni. Lo facciamo con le erbe di base, ne temiamo circa 200, tra erbe e spezie, sempre a disposizione. E’ un costo, perché hanno anche una scadenza. Ogni pianta è specifica per un rimedio o effetto, per cui, in base alle necessità del cliente, prepariamo la giusta miscela, che vada a risolvere tutti i disturbi e le esigenze di ogni singolo caso. Le erbe sfuse hanno una fragranza unica, dentro ci sono pezzi di fiore, foglie… Una volta una signora è venuta chiedendo: “Sono stufa della camomilla nel filtro, mi dia quella sfusa”».

Cosa cerca la gente…

Che tipo di cultura erboristica c’è oggi?
«La gente è alla ricerca di prodotti biologici per i classici “rimedi della nonna”. Non tutti sono bene informati, ed uno dei nostri compiti è quello di spiegare sempre dosaggi, frequenza di assunzione ed effetti che si ottengono. Diciamo che la cultura erboristica si è diffusa molto sotto l’influenza di Mességué Il vero boom è stato nel campo della cosmesi e di vari integratori. Si tratta di un settore complesso, in cui bisogna sapersi orientare. Noi teniamo solo integratori di provata efficacia e qualità. Chi prova ad ordinare via web può mettere a rischio anche la salute se incappa in un venditore disonesto».

I clienti immigrati

Un’annotazione anche per quanto riguarda la nuova clientela formata dagli immigrati. «Vengono da noi a chiedere le erbe che si usano nei loro Paesi… cerchiamo di accontentarli ma non è facile. Ci siamo accorte che generalmente hanno una cultura erboristica superiore a quella degli italiani».

Durante il lockdown

E nel lockdown com’è andata? «Abbiamo tenuto chiuso a marzo, poi eravamo nelle tipologie di negozi che potevano restare aperti e abbiano anche noi puntato sulle consegna a domicilio, cercando di non far mancare nulla ai nostri clienti più affezionati».

Una tradizione che continua

Chiara Coghi nei primi anni di attività.

Ci sarebbe moltissimo da dire ancora, ma lo faremo in prossime puntate, ma Chiara aggiunge: «Mi sembra giusto chiudere questa parte “storica” ricordando che uno degli erboristi più famosi d’Italia è stato un vercellese: Luigi Pomini da Legnano, direttore del Centro Italiano di Fitofarmacoterapia di Vercelli, da lui fondato. Ha all’attivo tantissime pubblicazioni, io conservo religiosamente la sua opera “Erboristeria Italiana”. Questo per dire che in città c’è una tradizione che noi abbiamo continuato, adattandoci via via alle novità del mercato e alle necessità della clientela.
Grazie a tutte le persone che ci hanno dato fiducia sono ora qui a festeggiare i 40 anni di attività».

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