La recensione

“Uomini e topi”: un capolavoro che finisce troppo presto

Il romanzo, firmato dal premio Nobel Steinbeck, rappresenta un intenso spaccato della vita americana degli anni Trenta.

“Uomini e topi”: un capolavoro che finisce troppo presto
Cultura 15 Febbraio 2021 ore 11:54

Il romanzo breve del premio Nobel John Steinbeck è destinato a rimanere nel cuore e nella mente dei lettori.

“Uomini e topi”

Un libro fisicamente piccolo, esile, da meno di 150 pagine, capace però, nella maggior parte dei casi, di ritagliarsi senza alcuna fatica un posto in quello spazio speciale che ogni lettore riserva agli scritti che l’hanno toccato nel profondo. “Uomini e topi” è una meravigliosa finestra sull’imponente opera del premio Nobel John Steinbeck. Pubblicato nel 1937 e portato in Italia l’anno successivo con una famosa traduzione firmata da Cesare Pavese, il romanzo rappresenta un intenso spaccato della vita americana degli anni Trenta.

George e Lennie

I protagonisti sono infatti due “tramp”, ossia lavoratori agricoli che si spostano da una fattoria all’altra offrendo la loro manodopera. La loro è una relazione insolita già di per sé: non sono molti, infatti, i “girovaghi” che si muovono in coppia. Ma non solo: George e Lennie sono l’uno la compensazione dell’altro sotto diversi aspetti, a partire da quello fisico. Il minuto George quasi scompare di fronte al gigante che è Lennie. Lennie, però, che porta il buffo cognome di “Small”, ossia “piccolo”, non potrebbe stare senza il suo compagno. La sua mente è infatti semplice come quella di un bambino. Talvolta, quando perde la pazienza, George gli dice che se la caverebbe meglio se non dovesse pensare all’amico. In realtà, la loro dipendenza è reciproca, basata su un grande affetto.

Nel ranch

La vicenda si svolge per la maggior parte all’interno di una fattoria: un sistema chiuso con ruoli precisi e determinati, in cui Steinbeck disegna personaggi indimenticabili. Mentre lottano con la realtà quotidiana di duro lavoro, i protagonisti sognano un’esistenza diversa: sogni modesti, concreti, che tuttavia danno loro la forza di andare avanti. Ma non tutti i desideri sono destinati a diventare realtà.

L’autore affronta diversi temi di natura sociale, legati soprattutto al lavoro e alle sue condizioni: argomenti che riprenderà e amplierà pochi anni dopo in quella che è probabilmente la sua opera più nota, l’imponente romanzo “Furore”.

Il titolo

“Uomini e topi” è una di quelle opere da conoscere nel corso della vita di un lettore, quantomeno per incontrare Steinbeck, se non per amarlo. Un libro capace di smuovere corde profonde, tracciando scene di rara intensità destinate a imprimersi nella memoria.

Una curiosità: il titolo originale è “Of mice and men”, quindi letteralmente “Di topi e uomini”. È ispirato a una poesia dello scozzese Robert Burns, intitolata “A un topo, buttandogli all’aria il nido con l’aratro”, in cui un verso fa riferimento a “I migliori progetti di topi e uomini”. Nelle edizioni italiane è stato invertito l’ordine dei sostantivi ed eliminato il “di” iniziale, che nella poesia introduceva un complemento di specificazione.

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