uno strano 25 aprile

Ricordare il 75° della Liberazione per ricostruire il Paese

Una toccante intervista alla presidente dell'Anpi Vercelli Elisabetta Dellavalle.

Ricordare il 75° della Liberazione per ricostruire il Paese
Vercelli e dintorni, 23 Aprile 2020 ore 11:13

Nella foto Elisabetta Dellavalle nel suo intervento in occasione del 25 aprile 2019.

Nell’aprile 1945 Vercelli, come il resto del Nord Italia, festeggiava la Liberazione e la fine di una guerra sanguinosa. Il 25 aprile 2020, 75 anni dopo, ricorderemo coloro che si sono sacrificati per la Libertà, come ogni anno. Una cerimonia sempre molto partecipata, fra pochi giorni non potrà esserlo, ed è la prima volta dalla fine della guerra.

Incertezza sulle modalità di celebrazione

Da notare che ad oggi, giovedì 23 aprile 2020 ore 11, né la Prefettura né il Comune di Vercelli hanno reso note le modalità con cui sarà celebrata la ricorrenza, ovviamente potrà esserlo solo in modo simbolico, con la deposizione delle tradizionali corone floreali ai monumenti, senza pubblico.

Un’occasione per riscoprire i valori

In ogni caso proprio proprio questa ricorrenza, “a distanza” può essere l’occasione per riscoprire i valori conquistati con la lotta di liberazione, oggi che tutti noi (in modo certo meno impegnativo) stiamo resistendo ad un nuovo nemico che sta “conquistando” tutto il pianeta. E il pensiero non può non andare ai medici e personale sanitario che in questa nuova Resistenza hanno perso la vita, sono loro i “martirii” di questo 2020 e poi ci sono oltre 25.000 morti in due mesi di “guerra”, proporzionalmente il prezzo pagato oggi è molto più alto di allora.

La parola ad Elisabetta Dellavalle, presidente Anpi Vercelli.

Per non dimenticare i “ragazzi andati in montagna” per opporsi al regime nazi-fascista abbiamo intervistato Elisabetta Dellavalle, presidente dell’Anpi di Vercelli. Ecco la sua bella testimonianza che è anche un segno di speranza e di liberazione da questa nuova oppressione.

Come fu 75 anni fa?

Settantacinque anni fa l’Italia viveva in una ebbrezza di cambiamento, tornava a respirare dopo la fallimentare Grande Guerra, il Ventennio fascista, la Seconda Guerra mondiale.
Non possiamo immaginare la forza e la gioia di quanti, scampati alla morte, abbiano avuto la fortuna di vivere quella data: qualcosa capiamo quando i “nostri” partigiani ci prendono sottobraccio e ci guardano negli occhi. L’energia che sprigionano, la luce, la forza delle loro strette di mano non sono raccontabili o, almeno, lo sono solo in parte. Cerchiamo di assorbire la loro forza, la loro saggezza. Non ci riusciamo e ci viene solo da sorridere e da pensare: che peccato essere nati dopo, non aver potuto dare una mano. Ma ne avremmo avuto il coraggio? Davvero non lo si può dire.
Sappiamo che dobbiamo tenerceli cari e stretti e che davvero il tempo è tiranno: orfani di Olga e Mimma, indimenticabili, ora la comunità dell’ANPI Vercelli si stringe ai suoi Luigi, Luigino Malinverni e Renato, Renato Giara, testimoni anche nella quotidianità del concetto di “resistenza attiva”.»

Come stanno vivendo questi giorni?

«Presenti, attenti, giustamente critici se serve, sono ancora loro il nostro pilastro. Anche in questi giorni di isolamento, li ho sentiti al telefono, hanno parole di conforto, sono persino capaci di battute ironiche e non sono mai, dico mai, preoccupati per loro stessi. Pensano agli altri, al bene degli altri. Come da tutta la vita. Forse sta qui il segreto della Resistenza: farlo per gli altri».

Conosciamoli meglio…

Il pubblico alla celebrazione dell’anno scorso. In primo piano, accanto allo storico Alessandro Barbero, Renato Giara, nome di battaglia ‘Sorcio’ e Olga De Bianchi mancata nell’ottobre 2019.

«Luigino Maliverni aveva 18 anni quando ha partecipato alla Liberazione di Milano ed è poi sempre stato attivo nell’ANPI Vercelli, del quale è stato presidente prima di “Euclide” Teresio Pareglio, che ci ha lasciati nel 2015, e membro del Consiglio Direttivo dell’Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli; Renato Giara, nome di battaglia ‘Sorcio’, è la Memoria storica del Rione Cappuccini nel quale ancora vive e dal quale, insieme a tanti altri giovani, è partito per molte imprese. I Cappuccini hanno donato la loro “meglio gioventù” in azioni partigiane passate alla storia come l’eccidio di Mottalciata. Renato è sempre al nostro fianco, non manca un banchetto del tesseramento, una celebrazione importante. Entrambi sono ancora parte attiva del Direttivo cittadino e, ovviamente, nostre ‘tessere ad honorem!».

E sono anche parte di un valido progetto nazionale, ce ne parli?

«Luigi e Renato sono tra i protagonisti del progetto NOI, PARTIGIANI, l’Archivio multimediale promosso dall’ANPI nazionale col contributo dello SPI-CGIL: il 25 di novembre scorso sono stati video- intervistati da Laura Gnocchi, che con Gad Lerner cura il progetto di archivio dei partigiani italiani, ed alla quale hanno raccontato a lungo, lacrime agli occhi e memoria di ferro, la loro gioventù e il fervore della Resistenza ma anche la vita dopo, l’impegno nel lavoro e nella politica nell’Italia liberata, non sempre facile o soddisfacente.
Laura Gnocchi ha intervistato- ospiti della Casa di Riposo di piazza Mazzini – per lo stesso progetto di archivio della memoria anche Adele Ivaldi, fervente antifascista che ha appena compiuto 100 anni l’8 marzo scorso, e la partigiana Annita Bonardo, la nostra ‘Mimma’ che ci ha lasciati in pieno coronavirus il 9 marzo scorso e che ancora aspettiamo di poter onorare come il suo coraggio e la sua testimonianza di vita meritano. Nell’ottobre 2019 ci ha invece inaspettatamente lasciati anche la staffetta Olga De Bianchi, la ragazza con la valigia piena di volantini antifascisti, quella che non ha mai temuto per la sua vita.
Sarà un 25 aprile in cui siamo più soli, senza Olga e Mimma. Senza la loro presenza alle celebrazioni, senza i loro sorrisi, il loro sostegno.
Sarà uno strano 25 aprile questo.
Non solo non scenderemo in strada tutti insieme, nulla di cortei e di cerimonie ufficiali con piazze gremite e bandiere, canti e «Bella Ciao» solo da casa e dai balconi. Sarà un 25 aprile triste perché nel frattempo abbiamo perso amici importanti che desidero ricordare, antifascisti appassionati, partigiani dell’oggi che hanno sempre portato nella loro vita la spinta ed il sorriso per un mondo più giusto ed uguale: Carlo Truffa e Gigi Bulsei, che fu anche oratore ufficiale per il 25 aprile del 2010. Alle loro famiglie tutto il nostro cordoglio».

Resistiamo tutti insieme

«Quindi sarà comunque un 25 aprile che cercherà di tenere alta la Memoria in ogni modo: invitiamo a visitare il sito dell’ANPI nazionale e ad aderire alle iniziative proposte dalla presidente Carla Nespolo: alle 15 del 25 aprile si canta Bella ciao tutti insieme con #bellaciaoinognicasa, quindi con #iorestolibero, appello di solidarietà per il 25 aprile, si possono aiutare Croce rossa e Caritas. Anche ANPI città di Vercelli apre il tesseramento 2020 in formato on line – alleghiamo lettera di presentazione del progetto – e sottolinea il valore del dono con ‘RESISTIAMOTUTTINSIEME’, la raccolta fondi per l’ASL Vercelli.
Sempre seguendo le direttive nazionali abbiamo sollecitato sia il Comune che la Prefettura perché il 25 aprile possano essere ufficialmente deposte, con un breve rito consono al momento ed all’emergenza Covid, ed al cospetto delle autorità competenti, le corone commemorative dei martiri della Resistenza nei luoghi simbolo della nostra città. Un gesto semplice ma dovuto. Siamo ad oggi in attesa di risposta che speriamo sarà affermativa».

I martiri vercellesi, un po’ di storia su queste tristi vicende

«Anche se spesso non ci pensiamo, o non ce ne accorgiamo, i “martiri” vercellesi della lotta al nazifascismo sono sempre in mezzo a noi. Sotto forma di lapidi, cippi, monumenti, nomi di piazze e di vie, i 39 caduti per la Liberazione ci guardano, sorridono, forse accarezzano. Sono elencati nella lapide al fianco della porta del nostro municipio, e sono tutti raccontati in un libro prezioso, «Pietre resistenti», redatto dall’ ANPI Comitato Provinciale di Vercelli nel 2015 e fortemente voluto dall’allora presidente Sandra Ranghino che, rimettendosi al lavoro attorno al progetto iniziale di Mario Suman e del partigiano Lucien, il fotografo Luciano Giachetti, e riprendendo il testo già scritto da Luigino Malinverni, ha creato un “dizionario” dei cippi e dei monumenti ai caduti della Resistenza a Vercelli nel Vercellese esaustivo e commovente. Da leggere. Ogni quartiere della città è segnato dalle lapidi che raccontano la violenza e la morte: i quattro martiri del rione Isola- tra i quali Primula’, Pietro Camana – quelli di Porta Torino, posta all’ingresso del Circolo Arci “Francesco Leone”, i fucilati al Poligono di Tiro, i caduti di Cascine di Strà, i morti del rione Belvedere e i tanti giovani martiri dei Cappuccini, ai quali dedichiamo ogni anno la cerimonia pomeridiana del 25 aprile. Non dimentichiamoci la morte ingiusta della giovanissima Rosanna Re, la staffetta ‘Fulvia’, che non si lascia curare la peritonite perché ricercata e muore a 16 anni – a lei dedicata la via che da piazza Amedeo IX porta a c.so Italia, e la tragedia di Lorenzina Unio, uccisa in via Walter Manzone proprio il 25 aprile del 1945. 75 anni fa. Nel giorno della liberazione, freddata da una mitragliata. Il consiglio è di camminare per strada con la testa alta, leggendo nomi e date di quelle lapidi per quello che sono: donne e uomini che hanno dato le loro vite per noi».

Perché la libertà va conquistata giorno per giorno?

«Libertà è un concetto astratto, che riusciamo ad immaginare solo come assenza di vincoli, costrizioni, doveri. Come la felicità. La domenica è libertà si, ma se poi di lunedì si lavora. La libertà è il lusso di chi può assolvere doveri e ha il privilegio di poter contare su diritti acquisiti. Nella disparità sociale ed economica che stiamo vivendo è parola quasi fastidiosa. Ricorderei quanto dice Tina Anselmi: ”La democrazia non è un gioco e neanche una conquista valida per sempre, ma qualcosa da rinnovare e ricostruire ogni giorno, con determinazione e partecipazione”. Questa è il consiglio concreto che posso dare più vicino al concetto astratto di libertà: fare la propria parte, e non c’è parte che sia “piccola o inutile”, per mantenere in vita la Democrazia.
Dobbiamo farlo nelle azioni normali di ogni giorno, magari con una saggia “leggerezza” quasi infantile, ricordando quanto afferma la più giovane tra le 21 “madri” della Costituzione, Teresa Mattei, la partigiana Chicchi, nella sua ultima intervista prima di morire (a 92 anni il 12 marzo 2013): “Questa è la cosa bella dell’animo democratico: pensare da bambino per ridisegnare le cose”.
Ridisegnare le cose: mi sembra l’augurio migliore per questo 25 aprile 2020.

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