Vercelli

Natale d’arte con Studio 10 e Liceo Alciati

Sabato scorso allestita una mostra sulle vetrine del centro culturale.

Natale d’arte con Studio 10 e Liceo Alciati
Cultura Vercelli e dintorni, 06 Dicembre 2020 ore 11:38

Le vetrine di Studio Dieci si sono rivestite delle opere di 24 giovani artisti, tutti studenti de Liceo Artistico «Ambrogio Alciati». L’esposzione fa parte della rassegna di «Liberi come l’Arte» che sostituisce la stagione ordinaria “chiusa per Covid”.
«Natale2020» è stato anche il progetto che StudioDieci ha scelto per celebrare la 16 giornata del Contemporaneo, tenutasi proprio sabato 5 dicembre giorno dell’allestimento.
Il lavoro è stato progettato e realizzato dagli studenti: Giulia Aschei Hannah, Melek Bacha, Giulia Bettini, Chiara Carlino, Sahmira Carusotto, Aurora Cirillo, Beatrice Corbo, Alessia D’Azzelio, Matilde Da Roit, Federica Fassone, Gaia Federico, Rachele Franzoni, Sara Gallè, Elisa Garbarini, Luca Giannotta, Catherine Eghosa Ifa Uwadie, Nikolina Kotromanovic, Indiana Rebecca Leonzio, Alessandro Morano, Pavel Nicosia, Benedetta Pedrola, Giorgia Portaro, Jacopo Remus, Samuel Somma. Con il supporto e il coordinamento dei professori: Daniela Fontanesi, Laura Gianotti e Diego Pasqualin, direttore artistico di Studio 10

Il testo critico di Diego Pasqualin

NATALE 2020
2020. Ci sarebbero molte cose da dire, ma poche da raccontare. In quest’anno che ha aperto un tempo inaspettato e, sopratutto, che si credeva impensabile, mi trovo a riflettere sul concetto di “distanziamento”, quando fino ad un secondo fa, il mondo intorno a me si è sempre impegnato a “connettere” e a “collegare” con lo scopo di annullare, almeno a livello teorico, limiti e barriere. Due movimenti, due forze: centrifuga e centripeta; non mi resta che fermarmi perché mi sento disorientato, trascinato verso direzioni contrastanti che non si annullano a vicenda, ma continuano ad infierire sul mio cuore che, invece, ha ancora bisogno di ossigeno, di Arte e di bellezza.
Ancora una volta Studiodieci ha scelto la trincea e non ha arretrato, rispettando l’impegno di quasi cinquant’anni di militanza artistica contemporanea, proponendo UNA STAGIONE IN VETRINA. Costretto a chiudere i suoi locali, non ha perso l’occasione di essere, comunque, a servizio di chi lo ama e della città di Vercelli. Dopo una prima e raffinata esposizione delle ceramiche di Isabella Vitti, il secondo evento in programma è offerto agli studenti della classe 3A del Liceo Artistico Ambrogio Alciati di Vercelli.

2020. Ci sarebbero molte cose da dire, ma poche da raccontare. Guardo verso il Centro Culturale e non posso non commuovermi nel contemplare un’unica grande opera grafica suddivisa nelle cinque vetrine, per un totale di quasi dieci metri per due di superficie cartacea trattata con comuni penne a sfera. Carta e Penna. D’altronde è un lavoro scolastico quello che i giovani allievi hanno realizzato. Due strumenti: i più semplici, i più comuni; quelli che contraddistinguo, dapprima, il tempo dell’apprendimento e, successivamente, la necessità di esternare, di esprimere e di lasciare una memoria. Forse è vero che questi ragazzi hanno poche esperienze adolescenziali da raccontare, riferendosi a questo anno anomalo, il 2020; ma da quello che vedo, invece, sono stati capaci di realizzare un’opera in grado di esporre il loro punto di vista sulle imminenti festività natalizie in questo tempo che, purtroppo, ha poco da festeggiare, ma molto da testimoniare.
Ho sempre bisogno di nuovo ossigeno e di bellezza, ed è per questo che ho proposto a dei giovani studenti di invadere quello spazio di cortina culturale visibile soltanto attraverso un vetro, affinché potessero descrivere questo momento che, anche loro, stanno osservando a distanza, senza viverlo appieno. Per questo l’opera si apre con un’immagine sfocata, frammentata, “sgranata” in tutti quei pixel che la realtà virtuale mi ha abituato a conoscere: bassa risoluzione o bassa qualità? È ancora presto per dirlo, quindi chiedo un ulteriore sforzo ai miei occhi e cerco di decifrare quello che questi ragazzi stanno cercando di dirmi. Il nero di fondo sembra far da padrone e tonalità di rosso mi invitano a cercare più attentamente tra quelle forme. È quasi Natale, il solstizio d’inverno è alle porte e, tra quelle scomposizioni, emergono tre melagrane che vogliono ricordarmelo, grazie al loro significato simbolico che attraversa culture ed epoche differenti. Quale messaggio stanno cercando di trasmettermi questi studenti? Uno dei frutti è rappresentato aperto e ho modo di ammirarne l’interno, perché è evidente che è nella sua struttura che devo ricercare per andare avanti e riuscire a decifrare l’articolata composizione di quest’opera. Tutti i grani sono collegati fra di loro, uniti all’interno di un frutto dalla forma sferica, perciò è evidente il rimando all’insieme dei singoli individui sparsi su tutta la superficie della terra e che il concetto di “Io” è possibile grazie al “Noi” dal quale deriva. Una consequenzialità che, introdotta da un nastro rosso, mi invita a proseguire e mi fa da guida all’interno di questo nero fondale; da Piazzetta Pugliese Levi, giro l’angolo verso via Verdi. Voglio scoprire cosa, questa linea scarlatta, vuole farmi incontrare. Ed ecco scendere dall’alto delle caramelle, tipiche del periodo natalizio, bastoncini di zucchero che mi ricordano la gioia che provavo da bambino in questo periodo dell’anno. Sorrido e penso che, probabilmente, è proprio questa l’intenzionalità di questa rappresentazione, ma immediatamente scorgo un taglio diagonale che attraversa la composizione sfalsandola, riportandomi ad una più dura realtà. Raccolgo un po’ di dolcezza…il cuore, spesso, ne ha bisogno.
Incontro una stella, ma non brilla in cielo e non è una cometa. La osservo. La conosco. La riconosco e sempre scivolando su quel nastro rosso mi sposto nella vetrina successiva. Quell’astro è lo stesso collocato sopra l’obelisco in piazza Sant’Eusebio, di fronte al Duomo cittadino. Ritrovo anche alcuni frammenti dei rosoni principali dell’Abbazia di Sant’Andrea e della Sinagoga di Vercelli. Forse inizio a comprendere questo puzzle simbolico e il percorso svolto. Il nero della porta solstiziale che ha fatto da sfondo alle vetrine precedenti, ora, si sta schiarendo grazie ad una luce che tenta di disperdere quelle tenebre. Tutti quei grani della melagrana sono l’umanità intera e quel filo rosso il tempo che sta vivendo; tempo che ha subito un arresto, un di-stacco, ma soffermandomi sui particolari, capisco che questi ragazzi vogliono prendere una distanza dai pixel delle prime immagini, in favore di una maggiore adesione con la realtà, una traslazione che dal virtuale mi riporta alle radici culturali, alla storia e a quella bellezza che, solo l’arte, in ogni epoca, è stata in grado di portare ai massimi livelli. Il filo rosso, però, non ha ancora terminato il suo compito e mi invita a guardare oltre, verso l’ultima vetrina di studiodieci dove incontro altri nastri che, a loro volta, si incontrano, si intrecciano gli uni agli altri fino a comporre un grosso fiore scarlatto. Il fondo bianco mi dice che devo solo avere pazienza, che primavera è vicina e che arriverà il tempo per un nuovo Tempo.
Faccio qualche passo indietro per poter ammirare per intero tutto il lavoro che questi giovani hanno svolto. Ventiquattro studenti per un’unica grande opera. Tanti tasselli suddivisi e realizzati in solitaria, a distanza, nelle proprie abitazioni. Molte ore di lezione. Tante ore di lavoro e di confronti in “classi” virtuali che ora, finalmente, trovano la piena realizzazione in un luogo fisico, in quella scatola magica che è studiodieci e, ancora una volta, devo riconoscere che il Tutto è più della somma delle sue singole parti.

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