Jipangu - I

Erika Rossi racconta le star virtuali del Giappone

Un interessante reportage su una tipica realtà giapponese.

Erika Rossi racconta le star virtuali del Giappone
01 Luglio 2020 ore 20:29

Erika Rossi è una trinese che da tanto tempo vive in Giappone (leggi: Una trinese alla conquista del Giappone!). Operando nel settore dell’informazione e promozione ha avuto modo di conoscere da vicino personaggi e “riti” della cultura giapponese di oggi e ha cominciato a raccontarli con la rubrica “Jipangu”, di cui è uscita la prima puntata su Notizia Oggi Vercelli e che riproponiamo.

Pr di una pop-star virtuale

Gli artisti non sarebbero tali se non fossero personaggi dai gusti e dalle abitudini un po’ particolari. Tant’è che a volte, negli anni in cui ho lavorato come manager e PR di artisti giapponesi, spesso finivo per fare la baby sitter di adulti più o meno indisciplinati: cantanti che non riescono a svegliarsi il mattino, mangaka (disegnatori di fumetti giapponesi o manga) che lavorano solo di notte, direttori d’orchestra che si rifiutano di dirigere se non hanno i cracker nel camerino, registi che prendono l’aereo o il treno solo se il viaggio avviene in un giorno propizio secondo il calendario sino-giapponese.
Nel 2015 decisi che non ne potevo più. Fu nell’autunno di quello stesso anno che mi presentarono la possibilità di gestire per il mercato internazionale una cantante un po’ diversa dal solito.
Alta 1.57, 16 anni d’età, capelli lunghi e rosa, carattere dolce e un po’ distratto, nata su un pianeta chiamato ARIA.
Questo pianeta, ovviamente, non esiste e, se proprio la vogliamo dire tutta, nemmeno questa artista esiste. Almeno, non nei termini in cui siamo soliti concepire la realtà.
Questa cantante, infatti, non ha un corpo, è una rock star virtuale. Ciò significa che è un disegno modellato in 3D, che prende vita solo se proiettata su schermi olografici, o se si utilizza la realtà aumentata o varie tecnologie audiovisuali che permettono di vedere l’immagine in azione.
E la voce? Anche quella è sua ed è originale, generata grazie a un software inventato dalla storica azienda di strumenti musicali Yamaha e che si chiama Vocaloid®.
Il Vocaloid® è sostanzialmente un sintetizzatore vocale. La sua invenzione negli anni 2000 fu rivoluzionaria, perché permise di dare una voce cantata originale a personaggi animati e di conseguenza contribuì alla nascita e al successo delle star virtuali.
A questo punto, sarete confusi. Lo ero anche io.
Per riassumere, mi stavano chiedendo di essere manager di una popstar virtuale, quindi un disegno animato in 3D, con una voce generata da un computer e che aveva una carriera su questo pianeta come qualsiasi star dello spettacolo in carne ed ossa: una vita tra concerti, interviste, album, comunicati stampa e collaborazioni con marchi e artisti (reali).

Un disegno animato che balla con persone vere

Ci pensai un po’ e mi dissi che, se anche le popstar in carne ed ossa in realtà sono dei fake, dato che devono modellare e inventarsi una carriera per piacere al pubblico, tanto valeva lavorare per un fake vero.
Tra l’altro, essendo un disegno, non mi avrebbe fatto richieste alimentari strane, non avrebbe avuto nemmeno bisogno di mangiare!
Fu così che accettai.
Ho lavorato per quattro anni con questa cantante, ed è stata un’esperienza tanto dura quanto istruttiva.
Lavorare con una cantante virtuale ti obbliga ad usare il cervello in modo diverso, dato che devi credere che questo disegno tridimensionale esiste davvero.
Diversamente, come convincere un promotore a darti la sala concerti per quella data (scusi, la mia artista è un disegno…) o convincere uno stilista a disegnarle un abito che rispecchi i suoi gusti? Per non parlare dei ballerini e dei musicisti, umani, che accompagnano la popstar virtuale sul palco: essendo un ologramma, viene proiettato su uno schermo che permette al pubblico di vedere il personaggio, come se fosse reale, ma chi sta dietro questo schermo trasparente, musicisti e ballerini, appunto, non vede nulla.
Quindi i ballerini devono sincronizzare i movimenti “immaginandosi” la star, disegnando dei numeri e delle forme geometriche sul palco per non invadere lo spazio in cui verrà proiettata l’immagine.

La tradizione degli “idol” virtuali

Dal 2007 in Giappone, grazie al successo di Hatsune Miku, la prima vera e propria popstar virtuale, che ha incoronato per sempre il genere musicale Vocaloid®, queste popstar svolgono un ruolo importante nel mercato musicale.
Realizzano concerti davanti a migliaia di persone, e anche su YouTube i loro video musicali hanno milioni di visualizzazioni.
Pur essendo virtuali questi artisti danno da lavorare a un esercito di professionisti del settore: disegnatori, studi di animazione, musicisti, compositori, promotori, manager, produttori di merchandising.
Dal Giappone è nata una moda che si è ora diffusa potentemente in tutta l’Asia, tanto che la popstar virtuale cinese, Luo Tianyi, è considerata ambasciatrice culturale dal Governo di Pechino. Con il tempo, sono nati anche altri tipi di artisti “virtuali”.
Dal 2017 agli Youtuber che conosciamo, si sono affiancati gli V-tuber o virtual youtuber. Commentano videogiochi, ricette, tendenze, proprio come i nostri youtuber umani.

La V-tuber più famosa

E’ inutile dire che anche in questo caso è il Giappone che ha fatto da pioniere, con il successo della V-tuber più famosa del mondo: Kizuna AI.
Se pensiamo che queste tendenze siano stranezze asiatiche, ci sbagliamo. Se non fosse stato cancellato a causa della crisi generata dal Covid-19, l’affermata popstar virtuale Hatsune Miku si sarebbe presentata al famosissimo festival musicale di Coachella. In realtà anche Miku, come ogni artista che si rispetti, ha fatto la sua gavetta prima di affermarsi negli Stati Uniti: nel 2014 infatti, era lei che apriva i concerti della tournée americana di Lady Gaga.
In Occidente, ma soprattutto nella Vecchia Europa, si guarda ancora con sospetto a queste tendenze, che sembrano confondere i confini tra la realtà fisica e quella virtuale. Eppure, se ci pensiamo, ogni volta che accediamo a internet, ogni volta che scriviamo o condividiamo un post su Facebook, che giochiamo a un videogioco, siamo proiettati e ci muoviamo in una dimensione che non è quella fisica: viviamo anche noi la nostra identità virtuale.

Erika Rossi

L’autrice

Erika Rossi vive a Tokyo da 19 anni, 8 dei quali passati tra il Giappone e il Sud America per i suoi studi. Oggi lavora come consulente, principalmente, ma non solo, per l’industria del culturale giapponese (musica, film, animazione, manga). Tra le attività che Erika ha intrapreso negli ultimi anni, la promozione di prodotti culturali e proprietà intellettuali giapponesi in tutto il mondo. Con suo marito, ha fondato un ufficio di consulenza che si occupa di aiutare imprese latinoamericane a entrare nel mercato giapponese e asiatico. Periodicamente racconterà ai lettori di Notizia Oggi Vercelli la complessa realtà culturale e sociale del Giappone.

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