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Un albero di camelia e una targa nel giardino della Questura per Giovanni Palatucci

Medaglia d’Oro al Merito Civile e riconosciuto “Giusto tra le Nazioni” per aver salvato dal genocidio migliaia di ebrei stranieri e italiani.

Un albero di camelia e una targa nel giardino della Questura per Giovanni Palatucci
Cronaca Vercelli e dintorni, 09 Febbraio 2021 ore 19:07

Il 10 febbraio ricorre l’anniversario della morte di Giovanni Palatucci, ex Questore di Fiume, morto nel 1944 nel campo di concentramento nazista di Dachau, Medaglia d’Oro al Merito Civile e riconosciuto “Giusto tra le Nazioni” per aver salvato dal genocidio migliaia di ebrei stranieri e italiani.

Il Dipartimento della Polizia di Stato ha inteso commemorare la ricorrenza con iniziative in ambito provinciale, dedicate al ricordo dell’ex Questore di Fiume.

Per onorare il suo sacrificio, nella mattinata odierna il Questore della provincia di Vercelli, Maurizio Di Domenico ha voluto ricordarne la figura con una breve cerimonia, durante la quale è stato piantumato un albero di camelia e apposta una targa alla memoria del dr. Palatucci, nel giardino della Questura, inaugurata per la circostanza dal Signor Prefetto della provincia di Vercelli dr. Francesco Aldo Umberto Garsia unitamente ad un rappresentante della Comunità Ebraica di Vercelli.

Alla cerimonia hanno presenziato l’Arcivescovo Metropolita di Vercelli Mons. Marco Arnolfo e le massime Autorità istituzionali cittadine.

Un po’ di storia

Giovanni Palatucci, nato a Montella, in provincia di Avellino il 31 maggio 1909, cresciuto in una famiglia cattolica, si laurea in giurisprudenza presso l’Università di Torino il 16 dicembre 1932. Durante il periodo degli studi universitari, per assolvere agli obblighi di leva, si arruola come volontario nella Scuola Allievi Ufficiali di Moncalieri con ferma per tre anni, in qualità di allievo.
Al termine viene nominato sottotenente dell’Arma di Fanteria; ritornato a Torino tenta di intraprendere la professione forense incontrando alcune difficoltà che lo convincono a rientrare in Irpinia, dove, convintamente, matura la scelta di entrare in polizia, come Vice commissario Aggiunto in prova.
La sua prima assegnazione è la Questura di Genova che raggiunge il 3 agosto 1936, per poi essere destinato a Fiume il 15 novembre 1937 dove assume la direzione dell’Ufficio Immigrazione.
Il dr. Palatucci, Medaglia d’Oro al merito civile, riconosciuto tra i “Giusti tra le Nazioni” dalle autorità israeliane, e per il quale è in corso una procedura di beatificazione, animato da profonda fede cattolica, rinvigorita dalla presenza in famiglia di uno zio Monsignore, Giuseppe Maria Palatucci Vescovo di Campagna, non accettò l’ignominia delle leggi razziali del 1938 ed, eroicamente, si adoperò per salvare centinaia di ebrei avviandoli proprio verso le terre natie, affidandoli alla protezione dello zio Vescovo che aveva allestito un campo di accoglienza; in altri casi fornì loro documenti e lasciapassare per riparare nella confederazione svizzera o in palestina.
Per questa sua attività, nonostante fosse stato avvertito del pericolo che correva da alcuni diplomatici svizzeri, finì inesorabilmente nel mirino del regime e della gestapo; preferì rimanere al suo posto in Questura, divenendone il responsabile, pur di aiutare la popolazione italiana ed ebraica di Fiume.
La fuga gli sembrò essere in contrasto con i suoi doveri connnessi alla sua funzione di Funzionario della Polizia di Stato, il suo pensiero fisso era quello di aiutare le persone che a lui si rivolgevano; abbandonarli sarebbe stato in insanabile contrasto con i valori etici e religiosi sui quali aveva basato la sua vita, la fuga lo avrebbe reso moralmente complice di quanto stava accadendo.
Sono circa 5000 gli ebrei che riuscì a salvare, grazie alla sua febbrile attività ed alla rete di solidarietà che era riuscito a formare.
Tutto si fermerà quel 13 settembre 1944 quando gli agenti della gestapo lo arrestano all’interno dei locali della Questura con l’accusa di intelligenza con le forze alleate.
A soli 35 anni viene avviato verso il campo di sterminio di Dachau, da dove non farà più ritorno.

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