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La storia

Trinesi all’estero: la storia di Houssam Bertone a Londra

Ha iniziato da cameriere ora insegna in una scuola d'arte.

Trinesi all’estero: la storia di Houssam Bertone a Londra
Cronaca Vercellese, 04 Aprile 2021 ore 19:58

Houssam Bertone, è nato il 1° gennaio 1990, è stato per lunghi anni a Trino e poi si è trasferito a Palazzolo.
Dal 2018 è a Londra. «In Italia ho sempre lavorato nel settore della ristorazione. Ma l’esperienza lavorativa più appagante, l’ultima in Italia, è stata quella del Servizio Civile alla Pat di Trino come operatore 118».

La decisione di emigrare

Perché ti sei trasferito a Londra?
«Per tanti motivi. Fondamentale, per me, è stata la fortuna di avere un amico di Trino, già affermato manager nel Cuore della City da diversi anni, che mi ha supportato e aiutato a districarmi. Mi ha offerto un lavoro e l’aiuto necessario a trovare casa. Un altro motivo, non lo nego, è stato economico. Qui, c’è la garanzia di un minimo salariale, a livello nazionale, decisamente alto rispetto ad altri Paesi e una maggiore flessibilità del mercato in generale: ad esempio viene riconosciuto un salario a livello settimanale e addirittura giornaliero, in base all’attività e al contratto. Considerato il fatto che ero un disoccupato provetto il tutto suonava e sembrava molto sexy per non provarci. Nella mia esperienza ho vissuto due tipi di Londra. I primi due anni sono stati frenetici in una città viva. Io come molti altri ragazzi, penso possiamo far parte di quella che è stata l’ultima generazione dei cosiddetti ragazzi che “sono andati a fare il cameriere a Londra”. Dallo scorso marzo tutto è cambiato, si è fermato in maniera surreale».

E il lockdown?

Come hai vissuto questo periodo di emergenza?
«Quando chiamavo a casa, mi dispiaceva sentire come stessero vivendo la situazione. Qui, la chiusura generale è avvenuta in ritardo rispetto agli altri Paesi, mi impressionava vedere le staccionate di legno inchiodate alle vetrine delle attività. Fortunatamente il governo Inglese è intervenuto con un piano di supporto economico in tempi immediati. C’è uno schema paragonabile alla nostra cassa integrazione che copre l’80% dello stipendio. Chi non aveva un lavoro e relativo diritto, è stato ed è supportato da un differente schema conosciuto come “Universal Credit”, fondamentalmente un contributo, liquido e immediato, che varia in base a età e situazioni personali. Io, per assurdo, e per fortuna ho trovato impiego proprio grazie alla Pandemia.

Uno scatto di carriera grazie alla pandemia

Ora lavoro alla scuola d’Arte di Hampstead, la “Hampstead School Of Art” (HSoA). l’Istituto era alla ricerca di una figura versatile che potesse aiutare a coprire molteplici ruoli. Mi candidai per fare le pulizie, ma finii ad amministrare la caffetteria: ora ho la mia classe di bambini da seguire, insieme alla Direttrice come Assistente all’Insegnamento. Siamo un istituto con diversi laboratori e ognuno è destinato a corsi differenti. Dalla pittura alla scultura, dalla fotografia alla stampa in 3D. Ho avuto la fortuna di respirare creatività e di entrare in contatto con “forme mentis” proattive e con voglia di non lasciarsi andare durante questo periodo. Inoltre io sto sviluppando stampe per persone ipovedenti.

“L’Italia mi manca”

L’Italia mi manca, per me rimane il miglior Paese al mondo. La famiglia mi manca ancora di più. Ormai sono quasi 2 anni che non vedo amici e parenti, ma la cosa che fa più male è il non sapere quando potrò farlo. Onestamente non credo nella retorica del fatto che qui vi siano più possibilità rispetto all’Italia. Ci sarà una struttura più snella nella gestione della burocrazia, ma non hanno proprio nulla da invidiarci. Anzi, io come gli altri ragazzi che ho conosciuto, che abbiamo trovato un lavoro in questo periodo, lo abbiamo fatto proprio per il modo e il timbro con cui noi Italiani lavoriamo».

Consiglieresti di partire in questo periodo di emergenza?
«Si. Molti sono sfiduciati, ma per assurdo, proprio questo crea più opportunità, perchè sempre meno persone ci provano. Se qualcuno volesse mettersi in contatto con me, nel caso abbia intenzione di trasferirsi qui, lo aiuterò ben volentieri. La cosa che mi manca di più? La Pizza!»

Riccardo Coletto

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