Cronaca
Vercelli

Telefonino in cella: scoperto nel carcere di Vercelli

I sindacati di polizia penitenziaria: "La tensione rimane alta nelle strutture".

Telefonino in cella: scoperto nel carcere di Vercelli
Cronaca Vercelli e dintorni, 02 Marzo 2020 ore 09:33

La polizia penitenziaria ha scoperto la presenza di un microcellulare irregolarmente in possesso di un detenuto.

Telefono in cella

Malgrado i divieti, un detenuto di origine straniera aveva nella sua cella un telefono cellulare. La scoperta nel carcere di Vercelli. Ad annunciarlo è Vicente Santilli, Segretario regionale per il Piemonte del Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria SAPPE. «Registriamo con soddisfazione l’operazione di intelligence svolta dal personale di Polizia Penitenziaria della Casa circondariale di Vercelli, coordinato dal Funzionario facente funzioni di Comandante di Reparto Nicandro Silvestri, da poche settimane in servizio nella struttura di Strada Vicinale del Rollone - dichiara - L'atteggiamento nervoso di alcuni detenuti ha insospettito i poliziotti penitenziari, che sono stati molto bravi ad intercettare i movimenti e comportamenti dei ristretti. La perquisizione disposta dal Commissario ha permesso di rinvenire in una cella farmaci accumulati e, in un’altra cella, un micro-telefonino. La piaga dei telefoni cellulari di dimensioni sempre più ridotte continua ad impegnare la Polizia penitenziaria portandola a tenere la massima attenzione durante le operazioni di servizio. Rivolgo un plauso al personale del carcere di Vercelli che ha sempre dimostrato grande professionalità».

Oggetti non consentiti

«Va dato atto e lustro al personale di Polizia Penitenziaria in servizio a Vercelli che quotidianamente, solo grazie all’esperienza e professionalità, riesce a reprimere e a prevenirne reati d'ogni genere, che si verificano all'intero degli istituti penitenziari - rincara Donato Capece, segretario generale per il Sappe - Questo ennesimo rinvenimento di telefoni destinati a detenuti, scoperti e sequestrati in tempo dall’alto livello di professionalità e attenzione dei Baschi Azzurri di Vercelli a cui vanno le nostre attestazioni di stima e apprezzamento, evidenzia una volta di più come sia reale e costante il serio pericolo che vi sia chi tenti di detenere illecitamente oggetti non consentiti in carcere. Nonostante nella maggior parte degli istituti penitenziari si stiano adottando misure di sicurezza basate sulla dinamicità e sulla videosorveglianza, che a nulla servono se non si prevede l’obbligo del lavoro per i detenuti, non ci sono telecamere e altri sistemi di sicurezza che possano intervenire e sostituire la professionalità della Polizia Penitenziaria».

Tensione costante

Sul tema interviene anche Mario Corvino, vice Segretario regionale SAPPE per il Piemonte. «Quel che è accaduto a Vercelli dimostra che la tensione che caratterizza le carceri, al di là di ogni buona intenzione, è costante. Le carceri sono più sicure assumendo gli Agenti di Polizia Penitenziaria che mancano, finanziando gli interventi per potenziare i livelli di sicurezza delle carceri, come ad esempio i body scanner che potrebbero comunque aiutare molto in termini di prevenzione e contrasto circa l’introduzione di materiale illecito e non consentito nelle carceri».

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