Cronaca
I dati

Tamponi nelle RSA: nell'Asl Vercelli è positivo il 51% dei test

Per la Regione si è sulla strada giusta. Ma dall'opposizione arrivano pesanti accuse.

Tamponi nelle RSA: nell'Asl Vercelli è positivo il 51% dei test
Cronaca Vercellese, 15 Aprile 2020 ore 21:46

Sono stati finalmente resi noti i primi bilanci della campagna di tamponi in atto a livello regionale nelle RSA. Il dato più chiaro è che nel territorio dell'Asl di Vercelli, fra i 316 tamponi (personale + ospiti) effettuati alla data del 14 aprile 2020 (13.940 a livello regionale), ben 162 sono risultati positivi, il 51%, in attesa di esito 22 tamponi.

Una tabella poco chiara

La tabella riepilogativa che pubblichiamo sotto, invece, non è di chiara lettura, con apparenti incongruenze.

Limitandoci ai dati di pertinenza dell'Asl Vc si evince che alla data dell'8 aprile la percentuale di positivi fra il personale (18 su 96 esaminati) sarebbe il 10%, peccato che il totale non corrisponda alla somma positivi e negativi, che è pari a 60 e non a 96, se il totale giusto fosse 60 la percentuale salirebbe al 30%, in linea con quanto asserito nel comunicato ufficiale (30% di positivi fra il personale e 40% fra gli ospiti a livello piemontese).

Per gli ospiti positivi (sempre all'8 aprile) 54 su 145, cioè 37%, ma anche qui il totale positivi - negativi (54 + 47) fa 101 e non 145, se 101 fosse il totale giusto la percentuale salirebbe al 53,4%. Comunque qualcosa non funziona, almeno per come sono presentati i dati. Lasciamo il beneficio del dubbio di non aver capito, ma tutto sembra indicare che c'è qualcosa che non funziona.

Nel Vercellese effettuato solo il 16,8% dei test

In ogni caso al 14 aprile (dati aggiornati) sono stati effettuati  316 tamponi fra personale e ospiti su un totale, fra posti letto (1.417) più personale (545 oss e altro + 95 infermieri) fanno in totale 2057 persone di cui solo 316 hanno fatto il test al (pari al 15,8 % del totale) veramente pochi.

I decessi nelle nostre RSA

Per quanto concerne i decessi. riferendoci al territorio Vercellese nel primo trimestre 2019 ci furono 155 decessi, nel 2020 sono stati 211, ovvero 56 decessi in più, di cui solo 20 sono contabilizzati come Covid-19.

Da quel che si sa sui decessi nelle case di riposo sarebbero stati (nel solo mese di marzo) 30 circa alla Rsa di piazza Mazzini, 17 tra Olcenengo, Desana e Costanzana, parliamo di quelli con tampone positivo più i decessi per "sospetto Covid-19", in tutto 47 forse 50. Un  numero vicino ai 56 morti in più di cui solo 20 hanno avuto una diagnosi certa.

Le posizioni politiche

Per quanto riguarda le posizioni "politiche" proponiamo paro paro quello che è stato detto nella conferenza stampa in Regione alle 17 dei mercoledì 15 aprile e poi i primi commenti delle opposizioni, che ritengono del tutto insufficiente quanto fatto sinora dalla Regione Piemonte sul fronte case di riposo.

La conferenza stampa della Regione.

Lo scorso 8 aprile il Coordinamento dell’Area Funzionale dell’Unità di crisi, ha richiesto formalmente a tutte le strutture del Piemonte - 750 dedicate agli anziani, di cui 366 Rsa - il numero dei posti letto, le unità di personale e i tamponi effettuati.

In particolare, viene evidenziato un notevole incremento dei tamponi effettuati nelle Rsa, che sono più che triplicati nell’ultima settimana, passando dai 4.085 del 7 aprile ai 13.940 del 14 aprile (sul totale di 74.060 tamponi realizzati a quella data sulla popolazione piemontese).

Di questi 3.610 sono positivi, 5.753 sono negativi e 4.577 sono in attesa dell’esito del tampone.

Sui tamponi effettuati alla data dell’8 aprile, gli ospiti delle Rsa risultati positivi sono il 40%, il personale il 30%.

Al 31 marzo nelle Rsa vi sono stati 407 morti in più del primo trimestre 2019, di cui 248 risultati positivi al Covid-19.

La delibera della Giunta regionale n. 4 del 20 marzo sulla “Sostituzione del personale nelle strutture residenziali e semiresidenziali socio-sanitarie e socio-assistenziali per anziani, disabili e minori in emergenza Covid-19” ha inoltre permesso l’assunzione di 755 nuovi operatori, di cui 645 con mansioni assistenziali e 110 in qualità di personale infermieristico.

I dati saranno aggiornati con cadenza settimanale.

L’attuale emergenza ha poi evidenziato la necessità di potenziare l’assistenza infermieristica ai pazienti. L’Unità di crisi ha quindi predisposto, il 7 aprile, una circolare straordinaria per far fronte alle carenze riscontrate nelle strutture residenziali socio-sanitarie. Le Asl del Piemonte hanno così incrementato l’assistenza infermieristica domiciliare, per i prossimi quattro mesi, in misura minima di almeno un operatore ogni 20mila abitanti. Tale misura, che ha messo a disposizione delle Rsa piemontesi decine di infermieri, ha evitato la sospensione dei servizi infermieristici in alcune strutture.

L’assessore al Welfare, Chiara Caucino, ha sottolineato l’efficacia delle azioni condotte finora dall’Area funzionale Rsa rispetto alle criticità riscontrate presso le strutture, in particolare sull’approvvigionamento dei dispositivi di protezione individuale, sull’incremento dei tamponi effettuati e sulla sostituzione del personale assente.

Tutte le Asl piemontesi hanno poi recepito le indicazioni della circolare del 3 marzo scorso dell’Unità di crisi, in cui veniva richiesta l’attivazione di nuclei di vigilanza.

“L’attenzione alla situazione delle case di riposo – osserva l’assessore regionale alla Sanità del Piemonte, Luigi Genesio Icardi - è documentata fin dal primo atto dell’Unità di crisi del 23 febbraio nel quale già si raccomandava ai gestori delle strutture di limitare l’accesso dei visitatori e di attenersi alle misure di prevenzione previste dalle disposizioni ministeriali, che la maggior parte delle strutture ha applicato. In qualche caso, nonostante le misure, si sono verificati contagi. Oggi abbiamo più task force e Usca nelle aziende sanitarie locali dedicate all’emergenza delle case di riposo, oltre a quasi 800 infermieri e operatori socio sanitari assunti per soccorrere le case di riposo rimaste sguarnite di personale a causa del contagio. Sui test sierologici abbiamo avviato la sperimentazione ed ora aspettiamo le indicazioni del Ministero della Salute per procedere secondo le linee che verranno individuate dalle autorità sanitarie”.

Le critiche dei Consiglieri 5 Stelle

Sulle RSA si continua a perseverare negli errori. Il decreto legge “CuraItalia” del 17 marzo (Art. 4) prevede l'attivazione di aree sanitarie temporanee e le Linee Guida emanate dal Ministero del 25 marzo indicano chiaramente come "è necessario identificare prioritariamente strutture residenziali assistenziali dedicate ove trasferire i pazienti affetti da COVID-19 che non necessitano di ricovero ospedaliero, per evitare il diffondersi del contagio e potenziare il relativo setting assistenziale". Perché non sono state seguite?
Le “spiegazioni” di Icardi non hanno chiarito nulla in merito alla sciagurata delibera regionale che permette di ospitare in RSA pazienti Covid. Non si comprende inoltre quali siano le strutture da lui definite “vuote”.

Riguardo le dichiarazioni dell'Assessore Caucino, i provvedimenti presi dalla Giunta regionale per il reclutamento di personale nelle RSA non sono in alcun modo sufficienti. Appena 645 figure professionali assunte a fronte di 750 RSA sul territorio, meno di una a struttura. Le strutture piemontesi nelle quali sono stati effettuati i tamponi hanno circa il 30% degli operatori positivi al Covid, l'intervento della Regione Piemonte è quindi una goccia nel mare.

In questo quadro di incertezza si aggiunge il vuoto politico dell'Unità di crisi. Presidente e Vicepresidente della Giunta regionale sono assenti, Icardi non chiarisce nulla ed intanto la direzione della comunicazione sembra affidata al solo magistrato Rinaudo. Chi dirige l'Unità di Crisi? A questo punto, come chiediamo da ieri, appare sempre più auspicabile la nomina di un commissario di Governo.

Francesca Frediani, Capogruppo regionale M5S Piemonte
Giorgio Bertola, Consigliere regionale M5S Piemonte
Sean Sacco, Consigliere regionale M5S Piemonte

Le pesanti accuse alla Giunta di Grimaldi (Luv)

Le nostre denunce e l’appello degli enti locali, dei lavoratori e dei cittadini piemontesi hanno portato a una accelerata: in una settimana si sono fatti i tamponi che non si sono fatti nell’intero mese scorso” – dichiara il Capogruppo di Liberi Uguali Verdi, Marco Grimaldi, in merito alla situazione nelle Rsa piemontesi su cui oggi la Giunta ha riferito in conferenza stampa.

I dati tuttavia, sono drammatici: su quasi 14mila tamponi, tra ospiti e operatori, 3.610 positivi, 5.753 negativi, 4.577 in attesa. In media sono il 26 per cento gli operatori positivi, dato che aumenta in maniera sostanziale fra gli ospiti: i positivi sono il 44 per cento. Entro fine settimana la Regione ha annunciato che si arriverà a 20 mila tamponi, pari al 40 per cento del totale dei 42 mila tamponi necessari per ospiti e personale.

“L’Assessora Caucino” – commenta Grimaldi – “ha cominciato la conferenza stampa complimentandosi. Con chi? Con se stessa perché ha evitato il peggio! 'Ho salvato vite' dice. Siamo davanti alla cronaca di una morte annunciata e si ha il coraggio di consegnarsi delle medaglie al merito. Icardi” - prosegue Grimaldi - “dà la colpa al Ministero perché aveva pronti gli esami sierologici poi bloccati, e spiega che la famigerata delibera per trasferire i malati di Covid 19 nelle RSA è stata travisata e completamente modificata: però, per la prima volta, ammette che a Torino persone positive sono state ospitate in una casa di riposo. Tante bugie in una sola difesa d’ufficio che non risponde a nessuna delle domande poste dalle opposizioni, dalle famiglie e dagli operatori. Condite inoltre con l’arroganza di rispondere ai giornalisti che osavano chiedere i primi dati riferiti da febbraio: 'non sono mica qui a leggere necrologi'”.

“Le nostre domande” – conclude Grimaldi – non sono affatto finite: sappiamo che 248 anziani nelle Rsa sono morti per Covid, ma delle 2.874 persone mancate da inizio anno nelle strutture, quante avevano fatto un tampone? I privati hanno certamente commesso errori, ma la Regione non ha nulla da rimproverarsi? Ora come si preserverà l’altra metà degli ospiti non contagiati? E ancora: possono esserci altri focolai in grado di esplodere da un momento all’altro, che vengono monitorati? La Giunta pensa di limitarsi a dire: 'abbiamo fatto il possibile' oppure, adesso che risulta chiaro che non era abbastanza, pensa di spiegare come intende muoversi nell’immediato futuro?”

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