La cerimonia

Sant’Eusebio al tempo del Covid – il video

Alcuni spezzoni della solenne messa presieduta dall'arcivescovo Mons. Marco Arnolfo.

Vercelli e dintorni, 01 Agosto 2020 ore 14:35

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“Saluto gli ammalati i sofferenti particolarmente provati dal Coronavirus”, con queste parole mons. Marco Arnolfo, arcivescovo di Vercelli ha aperto la solenne celebrazione della festività di Sant’Eusebio. Nei suoi saluti alle autorità presenti, tra cui il sindaco di Vercelli Andrea Corsaro, il presidente della Provincia Eraldo Botta, il Prefetto Francesco Garsia, ha avuto  un particolare cenno ai medici e infermieri “che hanno dato una testimonianza eroica”.

Presenti Monsignor Gabriele Mana, vescovo emerito di Biella, e del vescovo titolare di Biella Roberto Farinella, il  vescovo emerito di Mondovì Mons. Luciano Pacomio. Arnolfo ha anche salutato i cardinali e vescovi eusebiani, Cardinal Tarcisio Bertone, Cardinal Giuseppe Versaldi, e il vescovo di Piacenza- Bobbio Mons. Gianni Ambrosio e il vescovo di Saluzzo Mons. Cristiano Bodo, che hanno mandato i loro messaggi di vicinanza. Ha salutato infine i nuovi sacerdoti e diaconi al “debutto” ufficiale.

L’omelia

Un’occasione storica e particolare come questa ha fatto sì che si dovessero ricordare non solo i tratti di evangelizzatore di Eusebio, primo vescovo del Piemonte, ma anche ciò che ci ha toccato tutti in questi mesi. La prova della Pandemia. La “prova” è il tempo in cui il Signore ci pone di fronte ai nostri limiti, non per crudeltà ma per farci cambiare, ognuno di noi ha avuto i suoi e noi tutti collettivamente viviamo la “prova” più impegnativa da decenni. L’esempio di Eusebio e il “che fare?” di oggi si sono uniti, con una parte importante in cui il pastore eusebiano ha richiamato tutti a una profonda riflessione sul nostro sistema di vita “depredatorio”, nei confronti del Creato

La pandemia come ci ha lasciati?

La prima domanda che Arnolfo ha rivolto è stata: “Ma quest’esperienza, la tua, di esilio, la nostra di pandemia, come ci ha lasciato. Come ci ha cambiati? Penso sia un’esperienza da non sciupare”.

Perché Eusebio torna a Vercelli dall’esilio arricchito dall’esperienza. E Arnolfo a noi, attoniti reduci da un’esperienza mai vista, dice: “Siamo cresciuti in umanità e spiritualità manifestate dai gesti concreti di generosità di tante persone e dalla professionalità eroica del personale sanitario, che meritatamente hanno avuto anche nella nostra città pubblica riconoscenza. La fragilità della nostra vita di fronte alla morte inaspettata, ha fatto affiorare molte domande di senso, che hanno aperto lo sguardo alla fede anche in persone che apparivano sole in se stesse. Non sprechiamo quest’esperienza positiva, sfruttiamola per ripartire”.

Come ripartire

“Ma come?” è stata la seconda domanda dell’omelia. “Occorre ripartire insieme, ma col piede giusto”. Ha ricordato che Sant’Eusebio non ricomincia da solo, rientrato dall’esilio con alcuni confratelli. darà vita a una comunità, il Cenobio di Sant’Eusebio, a Vercelli, persone anche di diverse culture, unite per dare testimonianza del Vangelo, professando la divinità di Cristo, negata dall’eresia Ariana che Eusebio aveva combattuto.

“Insieme, in una rinnovata Pentecoste, devono lasciarsi illuminare dallo spirito e guidare dalla Parola di Dio”.

Quale direzione prendere?

La terza domanda: “Concretamente, su quali indicazioni ripartire?”. La risposta: “Insieme dobbiamo ascoltare la Parola di Dio perché ci aiuta a leggere questo tempo ed ad agire di conseguenza”. Questa “regola” è ciò che la Chiesa moderna, specie dopo il Concilio Vaticano Secondo è impegnata a seguire, leggere i segni dei tempi.

E collegandosi a questa missione della Chiesa Arnolfo ha toccato il tasto ambientale. Non è sfuggito infatti agli osservatori più attenti, che l’esplosione della crisi Covid-19 anche se non direttamente provocata, è il frutto diciamo così, di un atteggiamento verso il Creato e verso le creature di Dio, poveri e ultimi compresi, che non è sano, che ha portato a depredare le risorse, a dare sempre più ricchezza a pochissime persone. Il virus è dunque un ammonimento, un invito a cambiare rotta, a pensare ad una società diversa. Una passaggio complesso, in cui l’arcivescovo a richiamato Encicliche e pensiero di diversi Papi.

E’ il tempo di scegliere

“Cari fratelli e sorelle è il tempo di scegliere, di separare, ciò che è necessario da ciò che non lo è. E’ il tempo di reimpostare la rotta della vita, verso di te, o Signore”. Affidando poi la comunità eusebiana alla Madonna di Oropa, la “Madonna Nera” portata da Eusebio e che è stata il faro per intere generazioni di fedeli vercellesi.

 

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