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Rete 5G: da Arpa Piemonte le Faq sui rischi

Domande e risposte su ogni aspetto della nuova tecnologia.

Rete 5G: da Arpa Piemonte le Faq sui rischi
02 Luglio 2020 ore 14:51

Sul “Cinque G” si vanno diffondendo le voci più disparate, dalle legittime preoccupazioni per una tecnologia nuova, per la quale non ci sono ancora studi epidemiologici specifici, alle ipotesi più fantasiose, come, ad esempio, che possa aver favorito il Covid…

Arpa Piemonte, che è il soggetto istituzionale preposto anche al controllo delle radiofrequenze, ha da poco istituito sul proprio sito web una sezione di “faq” per rispondere ai dubbi e alle domande sul funzionamento della tecnologia.

Un documento molto complesso e articolato che si può leggere integralmente QUI.

“Si è voluto così – scrive Arpa Piemonte – fornire un quadro quanto più completo possibile, sulla base degli elementi attuali di conoscenza, sulle diverse problematiche connesse al tema del 5G: dalle diverse tipologie di applicazione, alle modalità di funzionamento dei sistemi radianti; dalle ipotesi di effetto sulla salute all’impatto attuale sull’esposizione della popolazione ed ai possibili sviluppi futuri”.

L’esposizione sarà più breve

Nelle varie dettagliate risposte, sull’esposizione alla radiofrequenza Arpa convalida una delle principali considerazioni di chi è favorevole alla nuova tecnologia: “la popolazione sarà esposta a campi elettromagnetici solo nei brevi intervalli di tempo in cui si trova nella direzione di uno di questi fasci (parla dei fasci direzionali che si attivano solo se viene rilevato un dispositivo 5G nel raggio d’azione) e sta avvenendo uno scarico dati. In altre parole oggi siamo immersi nei campi di 2G, 3G e 4G, basta che ci si trovi dentro a una cella telefonica, il che è pressoché inevitabile. Va detto che la rete 5G fra alcuni anni sarà estremamente capillare perché dovrà connettere milioni di “device” nell'”internet delle cose”, per cui allora l’esposizione sarà molto più forte rispetto al solo utilizzo per la telefonia.

Il 5 G nuoce alla salute?

Alla domanda secca se il 5G fa male alla salute la relativa faq di Arpa risponde così: “a sostegno dell’ipotesi di nocività delle esposizioni a segnali 5G vengono spesso citati due recenti studi, pubblicati nel 2018 dall’US National Toxicology Programme (NTP) e dall’Istituto Ramazzini di Bologna, riguardanti alcune evidenze di carcinogenesi in ratti da laboratorio esposti a radiofrequenze. Questi studi, in realtà, non sono stati condotti con segnali 5G ma con segnali a radiofrequenza tipici della tecnologia GSM (2G). L’intensità dei segnali utilizzati, inoltre, è di gran lunga superiore ai limiti previsti in Italia e, quindi, a quella che si può riscontrare in comuni condizioni ambientali. L’indagine dell’Istituto Ramazzini, che tra i due studi è quello che considera i livelli più bassi di esposizione, evidenzia la presenza di effetti a segnali di intensità pari a 50 V/m (con una esposizione continua per tutta la durata della gestazione e della vita dei roditori), mentre non vengono rilevati effetti a segnali di intensità più bassa. Si rileva che il valore di 50 V/m è molto più elevato di quello che è ammesso dalla normativa italiana (6 V/m in aree residenziali) e ancora maggiore di quello che si può comunemente riscontrare in un ambiente urbano densamente popolato (variabile tra 0.2 V/m e 2-3 V/m).

In definitiva, si può dire che al momento non ci sono indicazioni su una maggiore nocività delle emissioni da impianti 5G rispetto a quelle provenienti da impianti per telecomunicazione già da tempo installati sul territorio”.

I rischi sono nell’utilizzo dei dispositivi e non nelle antenne

E alla specifica domanda se le radiofrequenze delle reti telefoniche possano provocare il cancro: questa è l’importante precisazione che Arpa propone: “La presunta (gruppo 2B) pericolosità dei campi elettrici RF deriva non tanto dall’esposizione causata dalle antenne (tralicci), ma da quella dei dispositivi portatili (telefoni): si tratta infatti di due esposizioni molto differenti, che sono trattate epidemiologicamente con metodi differenti e che portano a risultati differenti.

Questo fatto deve essere quindi preso in considerazione nell’utilizzare i telefonini in modo consapevole

Arpa già monitora anche il 5 G

Alla domanda se Arpa sia oggi in grado di misurare l’esposizione al 5 G viene evidenziato che non ci sono ancora linee guida internazionali sulle metodologie da seguire però: “Arpa già ad oggi è in grado di misurare i livelli di esposizione al 5 G in un certo punto e ad un dato momento, ed anche di ricavare da queste misure una stima del massimo livello di esposizione possibile in quel punto”.

Le antenne aumenteranno solo con l’Internet delle cose

Le antenne aumenteranno? E’ un’altra delle domande, a cui Arpa risponde: “Per i servizi sui terminali mobili (smartphone), nella banda di frequenza 3.7GHz, il numero di tralicci non aumenterà significativamente. Questo perché le capacità di copertura del territorio di queste antenne sono analoghe a quelle delle antenne dei precedenti sistemi, e quindi sarà analogo anche il numero di punti sul territorio nei quali è necessario installare i nuovi sistemi (che vengono spesso integrati sui tralicci già esistenti). Per i servizi IoT, in particolare nella banda di frequenza 26.5GHz, la copertura dovrà essere garantita installando un maggior numero di “microcelle” a bassa potenza: il numero di antenne aumenterà, ma le emissioni di ciascuna antenna saranno decisamente più contenute rispetto agli impianti sopra citati”.

Tutto dunque nella norma e non c’è da preoccuparci?

La rapida variabilità dei campi è la vera incognita

Non proprio i punti da chiarire ci sono, ad esempio: “la limitazione di picchi di esposizione che si possono verificare in brevi periodi temporali, presa in considerazione nell’ultima revisione delle linee guida ICNIRP (pubblicate nel marzo di quest’anno), risulta particolarmente importante per i segnali 5G che sono rapidamente variabili e, pur in presenza di livelli medi molto bassi, potrebbero dare luogo ad esposizioni di picco significative.

Arpa Piemonte sta a tal proposito effettuando alcune verifiche per valutare a quale distanza dagli impianti di nuova installazione vengono rispettati anche i limiti fissati dalle linee guida ICNIRP per esposizioni localizzate di durata inferiore ai 6 minuti”.

In Italia normative già più restrittive che in Europa

Tuttavia Arpa sottolinea: “Concludendo, a livello europeo l’aggiornamento delle linee guida ICNIRP ha tenuto in conto tutte le nuove specificità della tecnologia 5G e a livello italiano la normativa per la protezione dall’esposizione ai campi elettromagnetici rimane molto più cautelativa dello standard europeo”.

Ma allora perché tanti comuni stanno bandendo il 5G dai loro territori?

Questo avviene per il “principio di precauzione”, ma a questo proposito Arpa suggerisce semmai di adottare regolamenti più restrittivi sui parametri di esposizione ma non il divieto di installazione.

In ogni caso l’istituzione del capito “Faq” da parte di Arpa Piemonte è un passo di chiarezza sulla tematica e una base di partenza per una corretta informazione.

 

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