Premio Vidale: "Placido è stato un pilastro"

Il riconoscimento al Centro Volontari della Sofferenza della diocesi.

Premio Vidale: "Placido è stato un pilastro"
Vercelli e dintorni, 27 Gennaio 2020 ore 11:54

Premio Vidale per il Centro Volontari della Sofferenza della diocesi: ricordata con affetto la figura di Placido.

Premio Vidale al Centro Volontari della Sofferenza

«Se la rivitalizzazione della comunità cristiana non si fonda in Cristo non dura... Dai mitici anni del Sessantotto tante iniziative si sono poi perse, resistono solo quelle ancorate alla fede vera». Così don Alberto Colombo, alla sua maniera diretta, ha aperto la cerimonia di consegna del XXIX Premio «Placido Vidale», sabato scorso nella chiesa di Billiemme. Questa è anche la motivazione del premio andato al Centro Volontari della Sofferenza della diocesi. Perché: «testimonia l’impegno battesimale della persona sofferente, non solo “oggetto” di assistenza, ma “soggetto” che diventa protagonista di uno specifico apostolato a beneficio della chiesa e della società». Quest’anno ci sono state due testimonianze, la prima a parlare è stata Mirella Casalone, coscritta di Placido, commossa, ma anche coinvolgente.

Il ricordo

«Ho conosciuto Placido quando era in vicolo delle Reti ai Cappuccini, un luogo che mi è rimasto caro, anche gli apostoli gettavano le reti...La casa dei Marianisti era come quella di Nazareth, insieme si pregava, si respirava amore cristiano. Dava tanta pace nel cuore...»«... Poi ci fu il trasloco a Cascine Strà, il laboratorio di tipografia cresceva, si compravano nuove macchine, Placido dovette affrontare tanti problemi economici, poi c’erano le difficoltà di relazione fra caratteri diversi nella comunità, ma questo succede in tutte le famiglie. Placido era la colonna che reggeva la casa, fondata sulla parola di Dio. Diceva: “San Giuseppe non ci abbandonerà”. La sua fiducia in Dio era contagiosa, insieme all’amore grande per la madre e sposa Maria gli dava forza nel ruolo di padre. Il mio coscritto mi ha dato aiuto spirituale con disponibilità e umanità... A lui va mio grazie. Ne ricordo il sorriso che aveva anche da morto, come se sorridesse a Dio che lo accoglieva in cielo. Placido, la comunione dei Santi ti renda presente in mezzo a noi anche ora».

Don Gino

Ha parlato anche don Gino Momo, storico assistente spirituale del Cvs. «Incontrai la prima volta Placido in cucina, fra le pentole, sereno e disponibile. Don Paolo Orecchia, parroco dei Cappuccini, mi aveva detto che avrebbe potuto aiutare il Cvs. Gli parlai di noi e del programma di mettere al centro i malati, con gli stessi diritti e doveri dei sani. Cinquant’anni anni fa era un discorso assurdo». Da lì cominciò un cammino insieme. Don Gino ha ricordato, tra le altre cose:« Un’estate portammo i giovani malati e disabili a Diano Marina, dove c’era una casa dei Marianisti, molti di loro non avevano mai visto il mare e noi li portavamo nella spiaggia pubblica...con grande scandalo. Placido ha preso tutto dal Cvs, la casa famiglia, il laboratorio protetto, l’attività di lavoro. Tutte cose che noi avevamo già sperimentato, per questo sono particolarmente grato agli organizzatori per il premio, perché tutto prese il via dall’incontro con il Cvs».

Il valore della santità

La messa che ha preceduto la consegna del premio è stata presieduta dall’arcivescovo Mons. Marco Arnolfo, che nella sua omelia ha ricordato il valore della santità come interpretata anche da Placido. L’eucaristia è stata concelebrata con don Alberto Colombo, don Gino Momo e il sacerdote marianista congolese Abdon Ilabi, che viene da una zona di guerra, solo poco tempo fa un suo confratello è stato ucciso in un raid. Presenti anche alcuni confratelli di Placido e tanti che con lui hanno cercato di portare calore umano e la luce di Dio in questo mondo.

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