La recensione

Paura del diverso: è ancora “Buio oltre la siepe”

Il capolavoro di Harper Lee si conferma un classico di grande attualità.

Paura del diverso: è ancora “Buio oltre la siepe”
07 Settembre 2020 ore 09:21

Ci sono temi che (purtroppo) non smettono mai di essere attuali. “Il buio oltre la siepe”, a distanza di sessant’anni dalla sua pubblicazione, non solo conserva inalterato il suo valore letterario, come i grandi classici, ma è capace di suscitare ancora riflessioni importanti.

Il razzismo

«Black lives matter»: il movimento partito dagli Stati Uniti ha trovato eco in tutto ilmondo, con una manifestazione organizzata anche a Vercelli nei mesi scorsi. Il tema, purtroppo, continua a essere di drammatica attualità: nei giorni scorsi, infatti, il 29enne afroamericano Jacob Blake è stato gravemente ferito alla schiena con sette colpi di pistola esplosi da un poliziotto nel Wisconsin. Una nuova ondata di proteste si è dunque diffusa nel paese. È noto che la questione razziale statunitense, di fatto, è sempre stata in primo piano nel corso dei secoli e dei decenni. Le discriminazioni possono essere macroscopiche, come ai tempi in cui Claudette Colvin e Rosa Parks furono arrestate per non avere ceduto il loro posto sul bus a dei passeggeri bianchi, oppure più sottili ma ugualmente insidiose, quando influiscono per esempio sulle dinamiche socio-economiche. Alcuni mesi fa, l’Onu parlò addirittura di “discriminazione razziale endemica” negli Stati Uniti.

Il romanzo

L’endemicità, se così si vuole chiamare, del fenomeno è riflessa dal gran numero di opere artistiche sul tema. Una delle più famose è sicuramente il romanzo «To kill a mockingbird» di Harper Lee, tradotto in italiano con «Il buio oltre la siepe». Il titolo originale, che significa letteralmente “Uccidere un tordo beffeggiatore”, è pregno di significati per le tante similitudini presenti all’interno del libro: l’espressione viene usata per definire un’azione immotivatamente crudele. La traduzione italiana risulta dunque ben più che approssimativa: tuttavia, ha una sua ragione d’essere e non solo puramente “estetica”. Il romanzo è stato pubblicato (con grande successo) nel 1960, ma è ambientato all’inizio degli anni Trenta, in una cittadina immaginaria dell’Alabama. Qui vive Scout, una ragazzina orfana di madre, insieme al fratello Jem, al padre Atticus e alla domestica Calpurnia. La vicenda è narrata proprio attraverso gli occhi di Scout, vivace osservatrice di un mondo in cui la diversità non trova spazio. Vive nel buio, appunto, come quello che sembra regnare oltre la siepe di casa Finch, dove un misterioso vicino sta chiuso in casa: da sempre il buio fa paura e, dal momento che non si può vedere cosa nasconda, è facile immaginare ciò che in realtà non esiste.

Fra realismo e coraggio

Intanto Atticus Finch, di professione avvocato, viene chiamato a occuparsi della difesa d’ufficio per un caso destinato a creare scalpore e indignazione: lo stupro di una ragazza bianca. Ne è accusato Tom Robinson, bracciante nero. Sebbene tutte le prove indichino l’innocenza del bracciante, Robinson viene comunque giudicato colpevole. Lo stesso Atticus viene attaccato per avere accettato di difenderlo. “Il buio oltre la siepe” non è una bella fiaba: la scrittrice non cerca il lieto fine a tutti i costi. Tuttavia, non racconta nemmeno una storia priva di speranza. L’avvocato non si fa troppe illusioni: sa che «Tom era morto nell’attimo stesso in cui Mayella Ewell aveva aperto la bocca e urlato». Ma è consapevole anche che «Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare egualmente e arrivare sino in fondo, qualsiasi cosa succeda. È raro vincere, in questi casi, ma qualche volta succede». Atticus non solo fa propri questi principi, ma li trasmette ai suoi figli, pronto dunque a vedere una nuova generazione con il desiderio di cambiare le cose. Un romanzo adatto a chi spera affinché continui a farlo e a chi ha smesso di farlo perché possa ricominciare; a chi con l’età ha già visto molto e a chi, come i ragazzi adolescenti, si affaccia ora a un mondo dove troppo spesso il buio regna incontrastato.

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