NIENTE MAGGIORANZA: passa il Piano Acustico

Lunedì pomeriggio Maura Forte e la Giunta vanno sotto su tutte le mozioni

NIENTE MAGGIORANZA: passa il Piano Acustico
19 Settembre 2017 ore 11:37

Lunedì pomeriggio Maura Forte e la Giunta vanno sotto su tutte le mozioni

Lunedì 18 settembre 2017, il giorno in cui la maggioranza di Vercelli ha alzato bandiera bianca su tutte le mozioni presentate in consiglio. Le astensioni di Donatella Capra, Mariapia Massa e Giorgio Comella del gruppo misto, quelle del PD e i voti con la minoranza di SEL hanno fatto regolarmente la differenza. Sono così stati votati diversi documenti importanti: su tutti quello sul Piano Acustico di Vercelli Amica e quello sulla pulizia della città con richiamo alla ditta che attualmente ha l’appalto della gestione del verde pubblico riguardo allo sgombero delle caditoie dei marcia, presentata da SiAmo Vercelli.

Particolarmente significativa la “vittoria” della minoranza di centrodestra sul piano acustico: la mozione è stata votata con 14 voti favorevoli (assente giustificato il leghista Stecco) contro 13 (non c’erano Tosi e Zappino, anche loro giustificati)
“Per noi è un risultato importantissimo – sottolinea Enrico Demaria, primo firmatario della mozione – soprattutto perché il Piano Acustico è uno dei grandi cavalli di battaglia del PD a livello regionale. Lo applicò con successo Chiamparino a Torino nel 2000 diventando un esempio in tutta Italia. Eppure da noi al Partito Democratico non piace…”.
L’unico altro Comune della provincia a essersi dotato di piano acustico è Trino: “Ma non con l’amministrazione di Centrosinistra – precisa Demaria – bensì per volontà del Commissario Prefettizio Raffaella Attianese che fu in carica nel 2012”.
“L’auspicio è che ora la mozione venga messa in atto dalla Giunta e che il piano acustico diventi quanto prima operativo. Non vogliamo che rimanga lettera morta come la stragrande maggioranza delle altre mozioni approvate dal consiglio” conclude l’esponente di Vercelli Amica. A seguire, i contenuti della mozione.

I Paesi civili spengono a musica ben presto. Caso “Oktober Fest”: 6 milioni e mezzo di partecipanti, prima della paura legata al terrorismo, ma ancora oggi siamo sui tre-quattro milioni di partecipanti, dunque la più grande festa popolare del mondo spegne la musica alle 11 di sera. Anche la bellissima cattedrale di Strasburgo, con un  meraviglioso spettacolo serale di luci sulla facciata accompagnata da suoni, alle 11 stacca la musica.
Ma il rumore non è solo musica, sono i cantieri, il traffico, i treni, persino le campane. Per questa ragione, esiste una legge quadro di riferimento nazionale che è quella del 26 ottobre 1995 sull’inquinamento acustico dopo la cui entrata in vigore tutti i Comuni, Vercelli compreso, hanno dovuto varare un piano di zonizzazione acustica, sia legato al piano regolatore, sia al regolamento di polizia urbana. Questo piano, è importante ma generico. Suddivide la città in zone, che secondo la propria peculiarità hanno diversi gradi di tutela contro, appunto contro l’inquinamento acustico. Per fare un esempi chiaro, questa zonizzazione impedisce, ad esempio, di organizzare grandi eventi rock in prossimità dell’ospedale oppure di una casa di riposo.
Non vi sono tuttavia norme specifiche, preventive e di controllo, sui cari eventi che possono accadere in città e chi violano la famosa “soglia della normale tollerabilità” fissata dalla legge quadro nazionale.

A Vercelli si naviga a vista con problemi per i cittadini soprattutto d’estate. Problemi ci sono anche per gli organizzatori di eventi, fissi o temporanei. Penso ai gestori dei bar che improvvisano karaoke, agli stessi organizzatori di concerti, pur benedetti dall’imprimatur del Comune.    
E mi spiego. Il criterio base da cui muove la legge quadro 447 del 1995 è quello dell’accettabilità della fonte rumorosa. L’articolo 2 della legge fa riferimento al livello sonoro residuo. Cerco di spiegare bene questo concetto perché è basilare. Il criterio è quello del cosiddetto “differenziale”. Nella propria abitazione ciascun cittadino è soggetto quotidianamente all’assalto dei decibel provocati dal traffico, dalla gente che chiacchiera, dal mercato, dalle radio o televisioni accese, insomma da un rumore di fondo che ormai viene accettato quasi senza badarci perché è la cifra della nostra civiltà quotidiana., Capita però che, sempre più spesso, questa cifra venga turbata da eventi extra quotidianità: un concerto, un karaoke, un cantiere, un centro estivo particolarmente esuberante. Ebbene, secondo la legge quadro. La differenza tollerabile e dunque non punibile, ai sensi degli articoli 659 del codice penale e 844 del codice civile, ma anche ai sensi dei vari decreti legislativi, come abbiamo visto ispirati alle norme europee, che prevedono contravvenzioni fino a diecimila euro, e anche ben oltre, è di soli 5 decibel di giorno e di 3 decibel notte. Non sono molti, qualunque evento musicale, dopo le dieci di sera viola questa gap.
Facciamo un caso molto pratico. Un bar decide di organizzare tutti i venerdì sera un karaoke, d’estate, all’aperto. Io cittadino, che abito al piano di sopra o anche ad una distanza pur rilevante subisco, la prima sera, la musica e, il lunedì mattina, presento domanda al sindaco affinché mi mandi un controllo dell’Arpa. L’Arpa viene a casa mia, in un giorno senza evento musicale in atto, misura con il fonometro i decibel all’interno del mio appartamento con finestra chiusa e aperta, popi torna la sera dell’evento e rimisura. Se vengono superati i tre decibel, com’è probabile che avvenga, per il titolare del bar sono guai. 
Con il Regolamento Acustico vengono tutelati sia i cittadini sia gli stessi organizzatori di eventi, e qui penso addirittura al Comune quando organizza concerti in piazza. Perché il regolamento acustico mi fa derogare dal drastico differenziale dei 3 o 5 decibel. Se io intendo organizzare un evento, devo presentare domanda al Comune che, in base al regolamento acustico e alla zonizzazione, mi fissa un tetto massimo di decibel  fissato in facciata al ricettore più esposto. Limite che non può superare di norma i 70 decibel, ma anche, in talune situazione, ad esempio i centri storici deve essere assai più basso. Il regolamento inoltre fissa orari di stop ben precisi e nin lasciati al buonsenso del titolare dell’evento e obbliga chi intende organizzare eventi musicali a dotarsi di un tecnico del suono che deve essere a disposizione per tutta la durata dell’evento, per verificare i decibel. Quindi il regolamento potrebbe ripristinare i controlli su questi eventi da parte dei vigili urbani, dotandoli di un fonometro (che i vigili, mi risulta dovrebbero già avere in dotazione), in appoggio all’Arpa stessa. Naturalmente i regolamento acustico deve essere costruito tenendo conto di tutte le possibile istanze giunte dalla varie commissioni comunali competenti e dai cittadini, categorie imprenditoriali comprese, Ma una volta varato varrà come vangelo. 
Attenzione perché il piano acustico può anche fissare norme a tutela dei titolari dei pubblici esercizi, anche in base ad una recente sentenza della Cassazione (esattamente la numero 22142) che ha confermato la condanna che era stata inflitta al gestore di un disco pub, i cui vivaci frequentatori che, una volta usciti dal locale, alzavano la voce disturbando gli abitanti delle case vicine. E tutto ciò, malgrado egli avesse installato di sua iniziativa un cartello con il “divieto di schiamazzi”. Dunque, un piano acustico che tenga conto anche di questa possibilità sarebbe in questo caso a tutela dei baristi e dei titolari di birrerie o altro che possono incorrere in una condanna penale prevista dall’articolo 659 comma 1 del Codice penale. E cioè il disturbo al riposo delle persone.

Attualmente, oltre alla zonizzazione, Vercelli regola e punisce i disturbi alla quiete con una dozzina di articoli del proprio Regolamento di polizia comunale, quelli del Capo II che vanno dal numero 38 al numero 50. Sono articoli che lasciano alla discrezionalità della vigilanza urbana il compito di accertare o punire, ma anche no, i rumori molesti. Perché si tratta di articoli troppo generici. Prendiamo l’articolo 44, quello che riguarda “spettacoli e trattenimenti presso i pubblici esercizi”. Si dice, testualmente, che, quando si fa musica all’esterno del locale “il volume delle diffusioni sonore deve essere comunque tale da non costituire disturbo per la quiete pubblica e privata”. Parole al vento senza una precisa “quantificazione” del volume sonoro tollerabile. Il che è invece previsto. Come abbiamo potuto vedere, in un apposito piano acustico. Per fortuna, lo stesso articolo del Regolamento stabilisce almeno orari tassativi entro cui interrompere la musica “esterna”, e cioè le 23 dei giorni feriali e la mezzanotte dei pre festivi e festivi. Salvo deroghe concesse dal Comune per feste o sagre. 

 

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