La storia

La trinese Marta Cabrino negli Usa al tempo del Covid

Ha dovuto rinunciare alla festa di laurea e alla visita dei suoi genitori.

La trinese Marta Cabrino negli Usa al tempo del Covid
Vercellese, 13 Agosto 2020 ore 11:14

Sono davvero tanti i trinesi, in particolare giovani, che si trovano all’estero per motivi di studio o per lavoro e che loro malgrado sono stati interessati in qualche modo da questa pandemia. In alcuni casi c’è stata l’impossibilità di ritornare a casa per via della chiusura delle frontiere, in altri casi, hanno dovuto attenersi alle disposizioni imposte dai Paesi dove sono stati ospitati.

Per Marta Cabrino, studentessa alla Johnson & Wales University di Providence, negli Stati Uniti, il conseguimento della laurea è avvenuto in pieno “lockdown”. Marta era tornata in Italia lo scorso dicembre e, proprio nelle settimane più drammatiche, avrebbe dovuto riabbracciare i propri genitori, Paola e Vito, pronti a raggiungerla negli Stati Uniti per festeggiare la conclusione degli studi: tutto sospeso per via del Covid-19. E ora sono gli Usa a essere al culmine dell’epidemia.

Cosa hai studiato?

«Il master degree si chiama “Global Tourism and Economic Sustainable Ddevelopment” – spiega Marta – nome che per tanti può non significare niente, per me è stato un percorso bellissimo, che mi ha aperto gli occhi sotto tanti punti di vista e specialmente ambito della sostenibilità nelle aziende, nelle città e soprattutto nel settore turistico. Il nostro modo di viaggiare spesso reca danni a vari ecosistemi e alle popolazioni locali, danneggiando culture e tradizioni. Il mio corso di laurea mi ha insegnato ad analizzare le aree più svantaggiate, scoprendone i problemi e creando poi nuove forme di turismo più sostenibilii».

Come mai questa materia così particolare?

«Ho sempre avuto la passione per i viaggi e per la sostenibilità. Nella mia tesi di laurea in Italia in “PR e Corporate Communication”, avevo parlato del caso Ermenegildo Zegna trattando la CSR (Corporate Ssocial Responsibility). Viaggiando molto negli Stati Uniti, in America Latina e Centro America, ho approfondito maggiormente il tema. La scelta dell’Università “Johnson and Wales” è stata un suggerimento della famiglia ospitante, a New York durante il mio periodo da ragazza alla pari”. Volevo continuare a vivere in Usa e studiare in inglese».

Dov’eri quando è scoppiata la pandemia e come è stata vissuta negli Usa?

«Ero a fare volontariato per la “Marina and Turtle Conservation” (tartarughe) in una spiaggia deserta della Costa Rica. Esperienza splendida, che consiglio a chiunque. In America l’epidemia essendo indietro rispetto all’Italia, inizialmente era stata presa alla leggera. Quando i primi casi sono arrivati a New York ero tornata appena da una settimana in Usa e hanno iniziato a sospendere le attività e chiudere lo stato di New York. Infatti da New York mi sono trasferita a casa mia in Providence, Rhode Island, città più piccola in cui le persone hanno fatto stretta quarantena. Hanno aperto dal 18 maggio i ristoranti, e ora purtroppo per via dell’estate e Memorial Day stanno tutti iniziando ad uscire in gruppi numerosi, con tutte le conseguenze del caso».

Hai dovuto sospendere la Festa di laurea…

«Purtroppo si, ma la mia università ha creato un bel video commemorativo e ci ha spedito a casa la nostra uniforme, con cui ho fatto foto ricordo nel mio college. Festeggerò in futuro con un bel viaggio».

Quali sono i tuoi progetti futuri?

«E’ abbastanza difficile lavorare qui, perché serve una compagnia che ti sponsorizzi. Fortunatamente ho trovato uno stage per questa estate negli Hamptons, un’area famosa in Long Island, (NY), dove lavorerò in un hotel sostenibile chiamato «Greenporter hotel» in cui sarò anche addetta alla creazione e al rispetto di pratiche sostenibili. Dopo vedremo. Farò altre esperienze di volontariato e vorrei lavorare aiutare aree e comunità svantaggiate a raggiungere uno sviluppo economico e sociale grazie appunto ad un turismo sostenibile».

Ti manca Trino?

«Non nego che Trino mi manchi spesso. Durante il periodo di emergenza, avrei voluto passare del tempo con la mia famiglia. Adesso spero di poterli incontrare al più presto».

Riccardo Coletto

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