Ambiente

Impianti Biogas: rischiamo di diventare la “terra delle letamaie”

La preoccupazione del Comitato Valledora: ci sono ben tre progetti oltre a quello di Vercelli.

Impianti Biogas: rischiamo di diventare la “terra delle letamaie”
Vercellese, 02 Luglio 2020 ore 15:14

Nella foto il progetto dell’impianto di Vercelli proposto da Polioli Bioenergy.

Mentre a Vercelli si attiva il Comitato contro la “letamaia” intorno a noi se ne progettano altre quattro a vari stadi di autorizzazione. Lo rendono noto gli attivisti del Movimento Valledora che sono assai preoccupati, perché due di questi tre altri progetti sono localizzati nello stesso territorio giù martoriato da discariche e impianti di trattamento dei rifiuti, fra cui già un impianto di Biometano a Santhià.

“Il business del momento”

“Impianti di valorizzazione della FORSU da cui raccogliere biogas – dicono dal Comitato Valledora – sono il business del momento.La Forsu è una preziosa fonte energetica: i metodi di trattamento naturalmente variano in base a diversi fattori, tra cui la struttura e la gestione del sito, la composizione, la compattezza e l’umidità dei rifiuti.

I due impianti già attivi

Nelle province appartenenti all’ATO 1 (No-BI-VC-VCO) sono già presenti e operativi 2 impianti per il trattamento dell’umido, a Santhià e San Nazzaro Sesia (oltre a siti più piccoli).

Quelli proposti

Sono al momento presenti altri progetti a Cavaglià (60.000 t di capacità richiesta attuale, su cui si sta completando l’iter . Ieri, 30 giugno, abbiamo partecipato come uditori alla conferenza dei servizi. Conferenza che si è svolta on line e sono stati tutti d’ accordo a non creare problemi a una grande impresa come A2A), a Salussola (capacità simile, già autorizzato), a Vercelli (70.000 t, progetto all’esame della provincia di Vercelli), a Castelletto Cervo (25.000 t, in fase di esame dalla provincia di Biella).

Ma il fabbisogno dei rifiuti è già coperto

A fronte di questa ampia capacità di trattamento, la necessità locale si limita a circa 110.000 t, quantitativo per il quale gli impianti esistenti sono già adeguati.

Non si comprende per quale motivo si decida di localizzare un così alto numero di impianti ove non vi è richiesta,necessità del territorio e dei suoi cittadini, invece di procedere all’insediamento ove non ne sono presenti anche per evitare un inutile e dannoso, aumento del traffico.Per completare i quantitativi di rifiuti utili al funzionamento ottimale dell’impianto, arriveranno da fuori e da dove?

Ci sono altri modi per riciclare l’organico

Da notare che una delle prime ‘buone pratiche’ è la diminuzione delle quantità dei rifiuti e, nel caso della parte organica utilizzata in questi impianti, si può incentivare per esempio l’autocompostaggio, o i micro-impianti di comunità e favorire un utilizzo domestico o, ancora, evitando gli sprechi alimentari.

Ci auguriamo perciò che gli enti pubblici provvedano a esaminare la situazione che si sta creando e provvedano ad una pianificazione efficace per il trattamento dei rifiuti ma rispettosa dei territori che li ospitano.

per Movimento Valledora
Anna Andorno e Alba Riva

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