La storia

Il trinese Luca Brescianini ha trovato la felicità a Chauvigny

Da dieci anni in Francia dove si è perfettamente ambientato.

Il trinese Luca Brescianini ha trovato la felicità a Chauvigny
Vercellese, 30 Ottobre 2020 ore 10:52

Nella foto Luca Brescianini con la moglie Alexandra.

Galeotto fu… il gemellaggio. È la storia di Luca Brescianini che da più di cinque anni è residente a Chauvigny, città gemellata con Trino.

«Nel 2014 – spiega Luca -, ho ritrovato, in occasione di un incontro del gemellaggio una mia amica, che avevo conosciuto con il gemellaggio delle scuole nel 1988: dopo 30 anni ci siamo incontrati nuovamente. È stata una bella combinazione perché attraverso di lei ho ritrovato anche la mia attuale moglie, Alexandra, che avevo conosciuto sempre nel 1988.

Pendolare per amore

Per un anno ho fatto la spola tra Trino e Chauvigny. Nel 2015 si era arrivati ad un bivio o continuare a viaggiare su e giù o trasferirmi in Francia. Ho optato per la seconda possibilità e ho fatto la scelta migliore.

Il trasferimento in Francia

In Francia puoi trovare occupazione solo se sei iscritto all’Ufficio delle Finanze e devi avere un lavoro per avere la mutua ed altri diritti. Poi ci sono sempre le eccezioni, ma nel mio caso è andata così».

Com’è stato il primo?

«All’inizio non facile. Ho iniziato a lavorare come elettricista in una azienda con un contratto di 3 mesi e poi come commesso in un supermercato ed infine ho trovato un contratto a tempo indeterminato in una ditta che fabbrica luminarie per uffici ed altri prodotti simili. In questo periodo fabbrichiamo l’illuminazione della nuova linea della metropolitana di Parigi. Lo scorso anno abbiamo realizzato le luminarie per la Metro di Napoli. La ditta di chiama SFEL ed è situata a 23 km da casa mia. Sono contento di non dover fare troppi chilometri per recarmi al lavoro».

Tanto rispetto dai “cugini”

Come ti sei trovato in Francia?
«Riguardo la reputazione che noi italiani godiamo da parte dei francesi, posso dire che nei miei confronti ho avuto molto rispetto. Non posso assolutamente lamentarmi. In occasione del lockdown, i colleghi e i responsabili dell’azienda chiedevano costantemente mie notizie riguardo alla situazione che stava vivendo la mia famiglia in Italia e questo mi ha fatto tanto piacere».

Il lockdown

Come hai vissuto questo periodo?

«In Francia, almeno nella zona dove vivo io, il lockdown è stato molto significativo, con molti casi di Covid, è stata dura. La Francia ha reagito in ritardo come in Italia ed oggi si respira un’aria molto pesante specialmente, nell’abito lavorativo, dove si è registrata una crisi pesante che si sta sbloccando solo in questo momento ma molto lentamente. Per me è stata difficile avendo la famiglia lontano, con i miei genitori che hanno una età avanzata e sapendo che molte persone di quell’età sono morte. Ma quello che ho vissuto io l’hanno vissuto tantissime persone anche se erano più vicine ai loro familiari. Io vivo a Chauvigny, una città che ho sempre amato, anche se Trino è sempre nel cuore, non ho smesso di giocare a calcio, mi diverto in una squadra di veterani e alleno dei giovani portieri. In Francia in qualunque categoria puoi allenare solo se hai conseguito i diplomi necessari: ho frequentato dei corsi e ho ottenuto il patentino di allenatore. Quando mi dicono che i francesi disprezzano gli italiani rispondo sempre che per esperienza personale: non è vero».

Riccardo Coletto

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