La storia

Davide, un trinese cittadino del mondo

Da dieci anni vive all'estero, prima a Londra e poi ad Amburgo

Davide, un trinese cittadino del mondo
Vercellese, 25 Giugno 2020 ore 12:38

Decisamente Trino si dimostra una città di viaggiatori ed emigranti che trovano nel mondo le loro strade. Questa è anche la storia di Davide Odoardo.

Davide ha 37 anni, da più di 10 vive all’estero, dove ha conosciuto la sua attuale compagna e continua a coltivare la sua passione per i viaggi. Da due anni lavora ad Amburgo in Germania.

Quali sono stati i tuoi studi?

«In realtà sugli studi non ho molto da dire, ad eccezione che non sono mai stato uno studente modello. Ho passato I primi 3 anni delle superiori in un collegio a Forlì dove avevamo solo 1 ora e 15 minuti al giorno di libera uscita. All’epoca stavo studiando all’Istituto Tecnico Aeronautico “Francesco Baracca”. Dopo il triennio sono tornato a Trino. Ho finito le superiori in un liceo privato a Varese e dopo mi sono iscritto all’Università. Dopo poco tempo sono andato a lavorare con la mia famiglia. Il lavoro lo conoscevo bene, mio padre aveva una piccola azienda di Trasporti, fin da prima che nascessi ed ero più che contento di poter iniziare a lavorare con lui, I primi mesi li ho passati davanti al computer, dovevo dare istruzioni agli autisti, cercare nuovi clienti, un po’ di tutto. Alla fine, come dicevo, mi veniva semplice, lo avevo visto fare sin da piccolo, questo lavoro, ed era nelle mie vene, come lo era la voglia di viaggiare… Ho anche guidato il camion e l’ho fatto per parecchio, mi piaceva, era bello vedere l’alba quasi tutte le mattine ma anche questo capitolo stava per finire.

Al lavoro con l’Oftal

La mia voglia di viaggiare, vedere posti nuovi, conoscere nuove persone stava diventando sempre più forte, sentivo che dovevo fare qualcosa. Sono andato a lavorare all´Oftal di Trino e sono stato con I pellegrini a Lourdes in Israele ed in Giordania. Dopo il viaggio in Terra Santa, purtroppo l´Oftal non poteva rinnovare il mio contratto. Era arrivato il momento di partire. Due giorni dopo il mio arrivo in Italia, da Tel Aviv, ero a Londra».

Il periodo londinese

Quanto tempo sei stato nella City?

«Ho passato 7 anni in Inghilterra. I primi 3 anni a Bishop Stortford, il resto a Londra. Il mio primo lavoro era semplice: facevo il bigliettaio dei bus che partivano da Stansted per Londra. Era duro, dormivo poco e pioveva per il 90% del tempo, quindi ero esposto alle intemperie tutto il giorno. Dovevo fare qualcosa, migliorare la mia situazione, e così è stato. Dopo sei mesi ero in ufficio, controllavo il lavoro degli autisti e dei ragazzi alle vendite dei biglietti. Il mio Inglese era fluente tanto quanto il mio Italiano e francese.

Quella festa in Hyde Park

Le mie esperienze in Italia e in UK mi hanno portato a prendere parte ad un progetto per una delle aziende più importanti al mondo nel settore Automotive, Aerospace e Defence. Sono diventato il responsabile delle linee di trasporto di tutta la “supply chain” di Francia, UK e nord Ovest dell’Italia e lo sono stato fino a quando ho conosciuto la mia compagna alla festa di Natale organizzata ad Hide Park, nel cuore di Londra. Sei mesi dopo il nostro incontro ci siamo trasferiti ad Amburgo: era il 1 di Luglio 2018. Non conoscevo una parola di Tedesco ad eccezione di Ja e Nein».

La trasferta ad Amburgo

Hai intrapreso una nuova sfida?

«Certo. Quella di imparare il tedesco per trovare e tenermi il lavoro. Sfida che ho vinto. Ad oggi sono il responsabile per l’Import e l’Export, tra Italia e Germania del Nord, controllo le linee produttive di alcuni clienti nel settore Automotive e lo faccio per conto di una delle più grosse aziende di Logistica e Trasporti al mondo».
Davide in questi anni ha continuato a coltivare la sua passione per i viaggi ed è stato, tra gli altri posti, in Nepal, dove è stato ovviamente nella capitale Kathmandu e al Campo Base dell’Everest e nei posti più suggestivi della Norvegia.

“La voglia di mettersi in gioco”

Qual è l’insegnamento che si può trarre da queste tue esperienze?

«Alla fine, quello che conta è la voglia di fare, la voglia di mettersi in gioco. Il Covid-19 nel Nord della Germania non si è visto più di tanto, come nel resto della nazione. Io sono stato in “home office” dal primo di Marzo e sono rientrato lunedì 8 giugno. Lavoreremo in rotazione tra casa e ufficio fino a data da destinarsi. Il detto “chi si ferma è perduto” credo che possa essere perfetto per me. Il prossimo anno ad aprile io e la mia compagna partiremo per un’avventura che ci porterà nel Deserto del Gobi in Mongolia e puntiamo ad arrivarci guidando da Amburgo giù fino in Turchia, Asia Centrale e Russia.
Non credo di aver fatto nulla di particolare ad eccezione di aver seguito il mio istinto e la voglia di viaggiare e scoprire».

Riccardo Coletto

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