Cronaca

Cocaina nella Vercelli bene: sgominata rete di spaccio

Riforniva anche clienti altolocati in città e a Novara.

Cocaina nella Vercelli bene: sgominata rete di spaccio
Cronaca Vercelli e dintorni, 26 Luglio 2018 ore 10:56

Cocaina nella Vercelli bene: sgominata rete di spaccio che riforniva anche clienti altolocati in città e a Novara.

Cocaina nella Vercelli bene: sgominata rete di spaccio

La sezione antidroga della Squadra Mobile di Vercelli ha messo a segno un'operazione eclatante.

L'indagine è nata da una segnalazione confidenziale che ha indicato un uomo di origini calabresi, residente in città come spacciatore di cocaina.

Dopo appostamenti e pedinamenti da parte degli investigatori l’uomo è stato fermato e trovato in possesso di circa 12 grammi di cocaina e di 10 grammi di hashish.

Una  fiorente rete di spaccio

Sin dall’inizio la Polizia ha capito che lo spacciatore gestiva una fiorente attività di spaccio di droghe leggere e pesanti.

Dopo complesse attività tecniche e appostamenti notturni, è emersa infatti una vera e propria rete di traffico di stupefacenti. Rete destinata anche ad insospettabili professionisti del capoluogo e della città di Novara.

Si smonta la rete

Il primo a essere arrestato, in flagranza, è stato uno dei fornitori dell’uomo, residente nell’hinterland tra Novara e Vercelli. L'arrestato aveva in casa oltre mezzo chilo di cocaina e mille euro in contanti. Trovata pure la macchinetta del "sottovuoto" per confezionare le dosi.

Nel prosieguo della attività sono state documentate diverse cessioni di cocaina avvenute in città. Si è scoperto che il soggetto residente a Vercelli si avvaleva della complicità di un ragazzo più giovane, suo coinquilino, che presentava come suo nipote.

Nelle ore serali e notturne, i due effettuavano molti viaggi alternandosi fra di loro: mentre uno viaggiava l’altro prendeva le “ordinazioni” via telefono.

La coppia si recava per rifornirsi nel novarese e nella provincia di Milano. Facevamo attenzione a trattare sempre con quantità di stupefacenti non eccessive, per evitare l’arresto in caso di fermo. In questo modo riuscivano a smerciare 30 dosi di cocaina in una  notte.

Le consegne anche a domicilio

Le consegne avvenivano sia nell’appartamento dei due, in pieno centro città, sia a domicilio, addirittura negli studi di liberi professionisti.

Il 9 luglio scorso gli spacciatori sono stati sottoposti a fermo di polizia giudiziaria per la loro attività. In quell'occasione sono stati trovati in possesso di altri 10 grammi di cocaina e del materiale da confezionamento.
Gli spacciatori stavano per fuggire. Avevano realizzato di essere nel mirino della giustizia e avevano già caricato i bagagli in auto.

Custodia cautelare in carcere

Il fermo è stato convalidato dall’autorità giudiziaria ed è stata applicata la custodia cautelare in carcere per entrambi.
Successivamente, è stato individuato uno degli altri fornitori, novarese e residente in provincia, arrestato anche lui per resistenza e violenza a pubblico ufficiale in quanto, una volta reso edotto che sarebbe stata compiuta una perquisizione del proprio domicilio, ha aggredito gli operatori di polizia.

45.000 euro in contanti nell'alloggio

All’interno dell'abitazione del novarese sono stati sequestrati 45.000 euro in contanti (dentro buste sottovuoto e nascosti dentro una stufa). Ma gli inquirenti hanno trovato un bottino anche più prezioso: l’agenda con tutta la contabilità e con nomi, cognomi e cifre dell’attività di spaccio.
A tale soggetto, già sottoposto alla messa alla prova per reati analoghi, è stata aggravata la misura cautelare ed anche per lui sono scattate le manette.

Anche tre indagati per favoreggiamento

Durante l’attività, ancora in corso, sono stati ascoltati numerosi acquirenti, che hanno confermato quanto accertato dalle indagini. Qualcuno però, pur di fronte a prove lampanti, ha negato quanto successo. Queste persone (al momento tre) sono state indagate a piede libero per favoreggiamento.

La "diceria" che una bella fetta di Vercelli bene è dedita al consumo di cocaina non è poi così una diceria. Quest'indagine lo dimostra in maniera inequivocabile.

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